ROMA – Un richiamo generico alla flessibilità non basta. Serve di più. Parole più incisive nella richiesta a Bruxelles sugli aiuti contro il caro energia. Quando nelle aule di Camera e Senato è già iniziata la discussione sulle risoluzioni al Documento di finanza pubblica (Dfp), la Lega ribolle. Contro i tecnici del ministero dell’Economia che hanno messo a punto il testo che da lì a breve dovrà essere firmato proprio dal Carroccio, insieme a Fratelli d’Italia, FI e Noi Moderati in vista del voto parlamentare.
La bozza della risoluzione, consegnata la sera prima ai capigruppo della coalizione, indicava la necessità di “attivare tutte le opportune iniziative, nelle sedi europee competenti, per sfruttare la flessibilità” del Patto “in mate…
ROMA – Un richiamo generico alla flessibilità non basta. Serve di più. Parole più incisive nella richiesta a Bruxelles sugli aiuti contro il caro energia. Quando nelle aule di Camera e Senato è già iniziata la discussione sulle risoluzioni al Documento di finanza pubblica (Dfp), la Lega ribolle. Contro i tecnici del ministero dell’Economia che hanno messo a punto il testo che da lì a breve dovrà essere firmato proprio dal Carroccio, insieme a Fratelli d’Italia, FI e Noi Moderati in vista del voto parlamentare.
La bozza della risoluzione, consegnata la sera prima ai capigruppo della coalizione, indicava la necessità di “attivare tutte le opportune iniziative, nelle sedi europee competenti, per sfruttare la flessibilità” del Patto “in materia di sicurezza economica ed energetica”. Tradotto: le spese per gli aiuti contro il caro energia vanno considerate come quella per la difesa, su cui l’Europa ha già concesso flessibilità.
Troppo poco per il Carroccio, che chiedeva di inserire un riferimento esplicito allo scostamento di bilancio, anche senza l'autorizzazione preventiva della Ue. Da qui il nuovo pressing sul Mef per modificare il testo della risoluzione prima del deposito in Parlamento: una raffica di telefonate alla Ragioneria dello Stato Daria Perrotta e allo stesso Giorgetti.
Fratelli d’Italia e FI provano ad arginare i leghisti. Ma alla fine il testo cambia. Con l’aggiunta di tre righe, per dire che il Parlamento impegna il governo ad attivare “interlocuzioni presso l'Unione europea volte al riconoscimento dell'eccezionalità della situazione in vista di una possibile attivazione delle clausole di salvaguardia".
La novità è rappresentata dalle clausole di salvaguardia del Patto di stabilità. Sono quelle previste dagli articoli 25 e 26. Il primo fa riferimento alla deroga generale del Patto per grave recessione a livello europeo. Il secondo alla clausola nazionale che un Paese della Ue può chiedere di attivare per circostanze eccezionali: l’obiettivo dell’esecutivo italiano è ottenere flessibilità nella spesa per i sostegni contro il caro carburanti e l’aumento delle bollette.
Una terza “dimensione” di circostanze eccezionali la indica Giorgetti durante le repliche nell’aula di Montecitorio: “'Cè anche la possibilità, forse non adeguatamente valutata, per la spesa netta che la Commissione valuti fattori rilevanti che documentano una deviazione rispetto a questa traiettoria e se non lo sono quelli che vediamo oggi non so quali possano essere".
La versione della risoluzione validata da Mef e palazzo Chigi, prima della richiesta di correzione della maggioranza, rimandava implicitamente a questi strumenti. Ma per la Lega serviva un riferimento esplicito. Detto, fatto. La risoluzione cambia. Poi si vota. Dopo ore di tensione arriva il via libera.