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Baku spinge sul gas: “Il Tap è saturo, potenziarlo è nell'interesse di tutta l’Europa”

L’ambasciatore Elchin Amirbayov 

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Intervista all’ambasciatore Elchin Amirbayov, rappresentante del presidente dell’Azerbaigian, a pochi giorni dalla visita della premier Meloni nella capitale
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ROMA – In Parlamento c’è chi l’ha chiamata “diplomazia del fossile”. Il 5 maggio la premier Giorgia Meloni volerà a Baku in Azerbaigian per assicurare al Paese nuove fonti energetiche, date anche le tensioni nello Stretto di Hormuz e la rinuncia alle esportazioni russe. Da tempo l’Italia è il primo importatore europeo di gas azerbaigiano, che approda in Puglia attraverso il cosiddetto Tap, la cui capacità però è oramai satura, come conferma a Repubblica l’ambasciatore Elchin Amirbayov, rappresentante del presidente dell’Azerbaigian, in visita a Roma sino a ieri. «L’attuale capacità del Corridoio meridionale del gas (Sgc), di cui fa parte il Tap, è completamente prenotata. Non è più soltanto una questione bilaterale con l’Italia. Riguarda l’architettura energetica europea nel suo complesso».

Nel 2025 l’Italia è stata la principale destinataria in Europa del petrolio e gas naturale azerbaigiano e il 5 maggio Meloni volerà a Baku proprio per discutere delle forniture. Prevedete di aument…

ROMA – In Parlamento c’è chi l’ha chiamata “diplomazia del fossile”. Il 5 maggio la premier Giorgia Meloni volerà a Baku in Azerbaigian per assicurare al Paese nuove fonti energetiche, date anche le tensioni nello Stretto di Hormuz e la rinuncia alle esportazioni russe. Da tempo l’Italia è il primo importatore europeo di gas azerbaigiano, che approda in Puglia attraverso il cosiddetto Tap, la cui capacità però è oramai satura, come conferma a Repubblica l’ambasciatore Elchin Amirbayov, rappresentante del presidente dell’Azerbaigian, in visita a Roma sino a ieri. «L’attuale capacità del Corridoio meridionale del gas (Sgc), di cui fa parte il Tap, è completamente prenotata. Non è più soltanto una questione bilaterale con l’Italia. Riguarda l’architettura energetica europea nel suo complesso».

Nel 2025 l’Italia è stata la principale destinataria in Europa del petrolio e gas naturale azerbaigiano e il 5 maggio Meloni volerà a Baku proprio per discutere delle forniture. Prevedete di aumentarle alla luce anche del blocco dello Stretto di Hormuz e della progressiva riduzione della dipendenza europea dagli idrocarburi russi?

«I nostri due Paesi sono legati sin dal 2020 da un partenariato strategico multidimensionale. Questa visita lo dimostra. Pensiamo vi sia un elevato potenziale per rafforzare la nostra cooperazione in molti settori, a partire da quello energetico, dove l’Italia è il nostro principale partner. Nel 2025 l’Azerbaigian ha fornito 9,5 miliardi di metri cubi di gas naturale all’Italia, che è anche la principale destinazione delle nostre esportazioni di greggio, su un totale di 12,5 miliardi a 10 Stati Ue, il 53% in più rispetto al 2021. Nonostante la volatilità del mercato e le turbolenze geopolitiche, l’Azerbaigian rimane un fornitore affidabile e responsabile».

L’Azerbaigian sarebbe in grado di aumentare le esportazioni di gas verso l’Italia anche senza un intervento sul Gasdotto Trans-Adriatico, il cosiddetto Tap? Non servirebbe un raddoppio?

«L’attuale capacità del Corridoio meridionale del gas (Sgc), di cui fa parte il Tap, è completamente prenotata. Non è più soltanto una questione bilaterale con l’Italia. Riguarda l’architettura energetica europea nel suo complesso. Un primo ampliamento è già in atto: dallo scorso gennaio, il Tap ha aggiunto 1,2 miliardi di metri cubi di capacità annua, di cui un miliardo di metri cubi destinato all’Italia. Ma qualsiasi ulteriore aumento dei volumi di gas esportato richiederà a monte ulteriori investimenti nello sviluppo e nella capacità dei gasdotti. Sarebbero nell’interesse strategico della Ue, poiché rafforzerebbero la diversificazione, migliorerebbero la sicurezza degli approvvigionamenti a lungo termine e ridurrebbero la vulnerabilità dell’Europa agli shock esterni».

Lo scorso gennaio, a margine della sesta riunione della Commissione intergovernativa Italia-Azerbaigian, si è deciso di adottare un Piano d’azione per lo sviluppo del partenariato economico bilaterale. C’è già una roadmap? E quali aree riguarderà?

«La Commissione intergovernativa fornisce orientamenti strategici. L’adozione di un Piano d’azione fungerà da bussola per lo sviluppo del partenariato economico tra Italia e Azerbaigian. Il piano prevede la realizzazione di 65 eventi nel biennio 2026-2027 in 18 aree prioritarie, tra cui energia, transizione verde, digitalizzazione, investimenti, trasporti, industria, agricoltura, scienza, istruzione e cultura. La tabella di marcia è già pronta ed è concreta e di ampio respiro».

L’Italia è il vostro primo partner commerciale ed è anche Paese di transito per l’export del vostro gas verso Germania e Austria. Qual è stato l’obiettivo della sua visita qui?

«L’obiettivo è contribuire al dialogo politico bilaterale attivo e regolare tra i nostri Paesi e scambiare opinioni con le nostre controparti su questioni chiave della nostra agenda bilaterale, regionale e multilaterale, comprese le relazioni dell’Azerbaigian con la Ue e la Nato. Abbiamo condiviso inoltre la nostra valutazione sullo stato attuale e le prospettive del processo di pace e normalizzazione con l’Armenia, perché il 2026 potrebbe rivelarsi un anno decisivo per formalizzare la pace e lasciarsi alle spalle, de jure, il precedente conflitto. L’importante visita in Azerbaigian di Meloni conferisce ulteriore prestigio a questa opportunità di discutere diverse questioni di interesse comune per i nostri Paesi».

Ha avuto incontri anche in Vaticano. Quali sono gli sviluppi delle vostre relazioni con la Santa Sede?

«Le nostre relazioni con la Santa Sede continuano a seguire una traiettoria ascendente, sia per sostanza che per portata. Si fondano sul rispetto reciproco e su un impegno incrollabile e condiviso per l’approfondimento del dialogo interculturale e della comprensione interreligiosa. Il dialogo politico di alto livello tra i nostri Stati è permanente e di eccellente qualità. Soprattutto grazie alla Fondazione Heydar Aliyev dell’Azerbaigian che da oltre 15 anni continua il suo proficuo e multidimensionale impegno con la Santa Sede e le sue istituzioni religiose, scientifiche e accademiche. Siamo orgogliosi del nostro modesto contributo ai progetti di conservazione e restauro di siti religiosi e culturali in Vaticano, tra cui la Basilica di San Pietro, i Musei Vaticani, la Biblioteca Apostolica Vaticana e le catacombe. La cooperazione si sta attualmente ampliando in settori quali la scienza, il lavoro archivistico e la sanità. Un altro significativo riflesso delle dinamiche attuali è la costruzione a Baku di una seconda chiesa cattolica dedicata a San Giovanni Paolo II il cui completamento è previsto per il 2027. Nel loro insieme, tutti questi elementi testimoniano il costante impegno dell’Azerbaigian verso il multiculturalismo, la tolleranza religiosa e il dialogo tra le civiltà e riflettono una diplomazia fondata sul rispetto, l’empatia e la responsabilità».

Il vostro Paese ha stretti legami di sicurezza con Israele, ma d’altro canto l’Iran ospita una larga comunità di iraniani di etnia azerbaigiana nonché le principali vie che vi collegano alla vostra exclave Nakhchivan. La guerra ai vostri confini sta compromettendo le vostre strategiche relazioni con questi due Paesi?

«No, l’Azerbaigian intrattiene importanti relazioni sia con Israele che con l’Iran e il nostro approccio rimane misurato ed equilibrato. Sosteniamo fermamente la de-escalation e l’impegno diplomatico e auspichiamo che il cessate il fuoco si consolidi ulteriormente, minimizzando così, tra l’altro, il rischio di un’estensione del conflitto al Caucaso meridionale».

Sono possibili ripercussioni per il progetto Tripp (Trump route for international peace and prosperity) promosso dal presidente statunitense Donald Trump che vi collegherebbe all’exclave di Nakhchivan attraverso il territorio armeno?

«Si tratta di una questione di reale preoccupazione, poiché un’ulteriore escalation potrebbe minare il clima politico e il contesto pratico necessari per la realizzazione di ambiziosi progetti di connettività regionale e sicurezza energetica. Essendo parte del più ampio corridoio di Zangezur, che collega sia l’Azerbaigian con l’Armenia, sia l’Asia con l’Europa, l’attuazione del Tripp è cruciale per rafforzare l’attuale spirito di pace nel Caucaso meridionale e ci auguriamo che la continua incertezza non porti a gravi ritardi».

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