ROMA - Spinge alla cautela, per evitare una rottura con l’Europa. Invita per questo a trattare all’interno delle regole, evitando fughe in avanti. Tiene a bada la Lega, il suo partito, che fino all’ultimo tenta la prova di forza con Bruxelles. Nel giorno in cui il governo chiede al Parlamento il via libera alla risoluzione di maggioranza sul Documento di finanza pubblica, Giancarlo Giorgetti blinda la strategia per provare a strappare in Europa quella flessibilità che serve all’esecutivo per finanziare gli aiuti a famiglie e imprese alle prese con gli effetti collaterali della guerra in Iran. Lo fa con un messaggio rivolto alla maggioranza. È tutto centrato sul fianco debole dell’economia italiana: il debito. «Un Paese indebitato – dice il ministro dell’Economia – non è totalmente libero, dipende da questo vincolo che non si può ignorare: chi lo ignora, ignora la realtà e non si può fare politica ignorando la realtà».
ROMA - Spinge alla cautela, per evitare una rottura con l’Europa. Invita per questo a trattare all’interno delle regole, evitando fughe in avanti. Tiene a bada la Lega, il suo partito, che fino all’ultimo tenta la prova di forza con Bruxelles. Nel giorno in cui il governo chiede al Parlamento il via libera alla risoluzione di maggioranza sul Documento di finanza pubblica, Giancarlo Giorgetti blinda la strategia per provare a strappare in Europa quella flessibilità che serve all’esecutivo per finanziare gli aiuti a famiglie e imprese alle prese con gli effetti collaterali della guerra in Iran. Lo fa con un messaggio rivolto alla maggioranza. È tutto centrato sul fianco debole dell’economia italiana: il debito. «Un Paese indebitato – dice il ministro dell’Economia – non è totalmente libero, dipende da questo vincolo che non si può ignorare: chi lo ignora, ignora la realtà e non si può fare politica ignorando la realtà».
Per questo le scelte «di serietà e prudenza» sul Pil, che – mette in chiaro – «non è gonfiato per darci la possibilità di spendere o fare cose elettorali». Per le stesse ragioni, la risoluzione al Dfp improntata alla negoziazione con Bruxelles. Niente strappi, niente scostamenti di bilancio in solitaria senza l’autorizzazione preventiva della Ue. Una linea difesa fino all’ultimo, anche quando le aule di Camera e Senato sono già riunite in attesa del deposito della risoluzione. È in quei minuti che il titolare del Tesoro si ritrova a rispondere alle telefonate di Alberto Bagnai e Claudio Borghi, i responsabili economici del Carroccio che insistono per modificare il passaggio clou del testo trasmesso la sera prima da Tesoro e palazzo Chigi ai partiti della coalizione di governo. Il testo puntava ad «attivare tutte le opportune iniziative, nelle sedi europee competenti, per sfruttare la flessibilità» del Patto «in materia di sicurezza economica ed energetica». Il pressing dei parlamentari leghisti, sostenuti da Matteo Salvini, strappa la correzione. La risoluzione cambia: la trattativa con Bruxelles – si legge nella versione definitiva – deve puntare «al riconoscimento dell’eccezionalità della situazione in vista di una possibile attivazione delle clausole di salvaguardia».
Il riferimento è agli articoli 25 e 26 del Patto di stabilità. Il primo riguarda la sospensione delle regole per grave recessione a livello europeo. Il secondo dà a un Paese membro la possibilità di ottenere flessibilità in virtù di circostanze eccezionali. Durante le repliche nell’emiciclo di Montecitorio, Giorgetti indica anche una terza opzione: la presa d’atto da parte della Commissione della presenza di «fattori rilevanti» che consentono la deviazione della traiettoria della spesa. «Se non sono fattori rilevanti quelli che vediamo oggi – aggiunge il ministro – non so quali possono essere». Parole e strategie che le opposizioni rispediscono al mittente. Nell’aula del Senato, dove i banchi del governo sono vuoti, è Matteo Renzi a incalzare Giorgetti: «Viene in mente la frase cult dell’Audace colpo dei soliti ignoti: ‘M’hanno rimasto solo’. Ministro Giorgetti l’hanno rimasta solo...», dice il leader di Italia viva. Che aggiunge, sempre rivolgendosi al titolare del Mef: «Eravate il governo del ‘ci metto la faccia’ ma siete quello degli ologrammi: la verità è che c’è un governo imbarazzante e prima andate a casa e meglio è». Per il Pd, il Dfp è «la fotografia del nulla che il governo ha prodotto in questa legislatura». I 5 stelle attaccano: «Crescita zero, risposte zero, governo zero».