✕

Bonus giovani, donne e Sud bloccati dalla definizione di “salario giusto”

La premier Meloni e la ministra del Lavoro Marina Calderone 

Ascolta l'audio

L’Inps ancora non è pronta per capire quali aziende applicano il “tec”. Ci lavora il Cnel. Intanto gli incentivi valgono solo per 110 mila assunzioni, meno della metà dell’anno scorso
2 minuti di lettura

ROMA – Il fiore all’occhiello del decreto Primo maggio. Quei bonus per assumere giovani, donne e lavoratori nelle regioni Zes, il Sud allargato. Il «quasi miliardo» annunciato con orgoglio dalla premier Giorgia Meloni. Ma qualcosa non va. Il governo non ha scelto di prolungare gli incentivi che scadevano al 30 aprile. Li ha riscritti, ristretti, definanziati. E fatti partire da gennaio, in modo retroattivo, fino a dicembre.

Molte imprese non riusciranno a prenderli, perché i criteri nel frattempo sono cambiati e diventati più rigidi. Le risorse sono crollate da 2,7 miliardi del vecchio impianto a 934 milioni ora: e non tutte “fresche”. Le assunzioni stimate, per giovani e donne, da 246mila dell’anno scorso si piombano a 100.700. Quasi il 60% in meno. Con il bonus Zes si arriva a 110mila. Non solo. La procedura è di fatto bloccata.

ROMA – Il fiore all’occhiello del decreto Primo maggio. Quei bonus per assumere giovani, donne e lavoratori nelle regioni Zes, il Sud allargato. Il «quasi miliardo» annunciato con orgoglio dalla premier Giorgia Meloni. Ma qualcosa non va. Il governo non ha scelto di prolungare gli incentivi che scadevano al 30 aprile. Li ha riscritti, ristretti, definanziati. E fatti partire da gennaio, in modo retroattivo, fino a dicembre.

Molte imprese non riusciranno a prenderli, perché i criteri nel frattempo sono cambiati e diventati più rigidi. Le risorse sono crollate da 2,7 miliardi del vecchio impianto a 934 milioni ora: e non tutte “fresche”. Le assunzioni stimate, per giovani e donne, da 246mila dell’anno scorso si piombano a 100.700. Quasi il 60% in meno. Con il bonus Zes si arriva a 110mila. Non solo. La procedura è di fatto bloccata.

Perché la procedura è bloccata

«Niente incentivi pubblici a chi sottopaga i lavoratori», diceva Meloni in conferenza stampa. È la bandiera politica del decreto: bonus solo alle imprese che applicano il “salario giusto”. Ma il salario giusto per questo governo ora si misura con il Tec, il trattamento economico complessivo dei contratti collettivi «firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative». Il punto è che quel metro, oggi, non è ancora pronto. E non si sa quando lo sarà. L’Inps non ha il Tec degli oltre mille contratti, si appoggia alla banca dati del Cnel dove sono depositati. Il Cnel ci lavora, ma aspetta «la conversione in legge del decreto», tra 60 giorni. Tutto fermo.

La stretta sui bonus per evitare il via libera Ue

Nel frattempo arriverà una circolare Inps, non prima di un mese, per avvertire le imprese dei nuovi requisiti. Diventati selettivi. La stretta, spiegano dal ministero del Lavoro, serve a evitare una nuova autorizzazione europea sugli aiuti di Stato. Chiederla avrebbe fatto slittare tutto «a settembre, come minimo» e i bonus non sarebbero partiti. Il prezzo però è una cura dimagrante.

Il vecchio bonus giovani premiava assunzioni e trasformazioni di under 35 mai occupati a tempo indeterminato. Ora servono 24 mesi senza impiego regolarmente retribuito, oppure 12 mesi più una condizione di svantaggio. Le trasformazioni escono dal bonus principale e finiscono in una misura separata che premia solo contratti a termine brevi, nati entro il 30 aprile, da stabilizzare tra agosto e dicembre di quest’anno. Le risorse si dimezzano quasi: da 1,5 miliardi a 673 milioni.

Per le donne il taglio è ancora più evidente. Il vecchio bonus riconosceva 24 mesi di esonero alle residenti nel Mezzogiorno senza impiego da sei mesi. Nel nuovo decreto quel canale viene declassato: i sei mesi danno diritto al bonus solo per un anno. Averlo pieno (due anni) richiede 24 mesi senza impiego, oppure 12 mesi più un’altra condizione di svantaggio. Le risorse scendono da 480 a 141 milioni (-70%).

Il bonus Zes resta alle microimprese fino a 10 dipendenti, per assunzioni stabili di over 35 disoccupati da almeno due anni, esonero fino a 650 euro per 24 mesi. Ma si sgonfiano le risorse: da 724 a 100 milioni (-83%).

La trappola

Così il vanto del decreto diventa una trappola. I bonus dovevano premiare chi assume e paga il salario giusto. Ma ancora non si sa come misurarlo. Le imprese aspettano. Alcune scopriranno che, rispetto alle regole su cui avevano fatto affidamento, l’incentivo non c’è o vale meno.

Leggi i commenti