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L’impero Turner, pioniere dei media: dalla pubblicità alla tv via cavo, fino a Cnn e pay per view

Ted Turner è morto a 87 anni. Per trent’anni è stato un protagonista e innovatore del piccolo schermo: dagli eventi sportivi a pagamento, al lancio di Cnn, alla fusione con Warner
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ROMA – Ted Turner è stato per 30 anni protagonista dei media, considerato un pioniere e un innovatore. Ha legato il suo nome al lancio della Cnn, il primo canale “acceso” 24 ore su 24, ma già da vent’anni sperimentava con la tv commerciale e ancora prima aveva iniziato con la pubblicità. A parte qualche inciampo, come l’acquisizione degli studi cinematografici Mgm e la fusione di Time Warner – che nel frattempo aveva acquisito Turner Broadcasting – e Aol, è stato un imprenditore capace di rivoluzionare l’industria televisiva, facendo del piccolo schermo una macchina da soldi.

Ted Turner: le origini dalla pubblicità alle tv locali

Robert Edward “Ted” Turner prese le redini della Turner Advertising Company quando il padre si tolse la vita nel 1963, aveva 25 anni. In pochi anni s…

ROMA – Ted Turner è stato per 30 anni protagonista dei media, considerato un pioniere e un innovatore. Ha legato il suo nome al lancio della Cnn, il primo canale “acceso” 24 ore su 24, ma già da vent’anni sperimentava con la tv commerciale e ancora prima aveva iniziato con la pubblicità. A parte qualche inciampo, come l’acquisizione degli studi cinematografici Mgm e la fusione di Time Warner – che nel frattempo aveva acquisito Turner Broadcasting – e Aol, è stato un imprenditore capace di rivoluzionare l’industria televisiva, facendo del piccolo schermo una macchina da soldi.

Ted Turner: le origini dalla pubblicità alle tv locali

Robert Edward “Ted” Turner prese le redini della Turner Advertising Company quando il padre si tolse la vita nel 1963, aveva 25 anni. In pochi anni spostò la sua attenzione, e i suoi affari, dalla pubblicità alla televisione, convinto che fosse un mercato in crescita e con maggiori possibilità di profitto. E così investì in Channel 17 (Wtcg), tv locale di Atlanta, e Channel 36 (Wcnc). Piccoli canali in perdita, sull’orlo della bancarotta, sui quali scommise anche risorse personali. E mise in pratica quello che aveva imparato fino a quel momento: spettatori attirano inserzionisti. Inizialmente andavano in onda vecchi film e serie tv, acquistò interi cataloghi per avere migliaia di ore di materiale. Ma non poteva bastare per far crescere gli introiti della pubblicità. Comprò i diritti televisivi delle partite di baseball degli Atlanta Braves e quelle di basket degli Atlanta Hawks. In tre anni passò da 900mila dollari di perdite a 1 milione di profitto, era il 1973. Poi acquistò l’intera squadra dei Braves, assicurandosi i diritti televisivi delle loro partite per gli anni a venire.

Il salto sulla tv via cavo: il lancio della Cnn

Turner si rese pesto conto che far crescere rapidamente il numero di spettatori delle sue tv, rimanendo con canali locali, era impossibile. Fu così che si interessò alla tv via cavo e ne studio le capacità. Così nel 1976 fece costruire la prima stazione di trasmissione via satellite ad Atlanta e lanciò l’emittente Superstation. Così il segnale dei suoi canali superò i limiti geografici e divenne a carattere nazionale. La tecnologia era in fase di sviluppo: con l’aumentare della potenza del segnale, aumentava la copertura di nuove aree e nuovi possibili clienti disposti ad abbonarsi, al canale o al singolo evento. E così anche l’offerta degli inserzionisti.

Poi l’1 giugno 1980 si accese per la prima volta Cable News Network (Cnn), un canale all-news in onda 24 ore su 24, con l’ambizione di spegnersi più. L’idea di Turner era, per l’epoca, un azzardo, salutata anche con un certo scetticismo. In pochi anni si impose come un canale di notizie affidabile e veloce, un punto di riferimento anche all’estero. Poi nel 1990 le immagini della guerra del Golfo trasmesse su Cnn in diretta in tutto il mondo sancirono il successo definitivo di quel modello.

La fusione con TIme Warner e il patrimonio

Qualche errore di valutazione c’è stato nella sua lunga carriera imprenditoriale, figlio della voglia di sperimentare e non accontentarsi. Nel 1985 non gli riuscì di acquistare l’emittente Cbs, nel 1986 mise a rischio i conti comprandosi gli studios di Mgm. Poi nel 1996 – un anno prima gli Atlanta Braves erano riusciti a vincere le World Series – la Turner Broadcasting system si fonde con Time Warner: accordo da 8 miliardi di dollari. E di fatto fa un passo indietro. Sei anni più tardi, dopo la fusione del gruppo con AOL nel 2000 che prometteva di essere un matrimonio rivoluzionario ma si rivelò un disastro, si dimise da vice presidente del gruppo. Si dedicò alla filantropia e negli anni diventò tra i più grandi proprietari terrieri degli Stati Uniti, con circa 2 milioni di acri. Secondo Forbes, a 87 anni ha lasciato un patrimonio netto stimato in 2,8 miliardi di dollari. Anche se il suo lascito più importante sono le innovazioni che ha portato nel settore dei media in oltre 30 anni da protagonista.

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