✕

Mps, utile trimestrale a 521 milioni. Lovaglio: “In linea con il piano, focus su fusione Mediobanca”

Piazza Salimbeni, sede di Mps

 

Ascolta l'audio

Il risultato ante imposte sale del 6,7% e si vedono le prime sinergie sui ricavi. L’ad frena sulla cessione di Generali e sul nuovo risiko: “Al momento pensiamo solo a completare l’integrazione, non a scenari di nuove operazioni”
3 minuti di lettura

MILANO – Mps, nel suo primo trimestre di convivenza con Mediobanca, presenta dati in discreta tenuta o crescita e un “andamento del business in linea con la traiettoria del piano” di integrazione. L’utile netto del gruppo tra gennaio e marzo 2026 chiude a 521 milioni di euro, una decina di milioni sopra le attese medie del mercato. E l’ad Luigi Lovaglio, licenziato a marzo dal vecchio cda e rimesso in sella dai soci in assemblea il 15 aprile, si ripresenta agli investitori con l’aria di un capocantiere che deve completare il lavoro: “Il messaggio è semplice: l'incertezza è dietro di noi, ora il fucus è sull’esecuzione del piano”, sono le sue prime parole. Dati e messaggi sono stati accolti positivamente in Borsa, dove dopo un avvio negativo come tutto il settore le azioni sono risalite e guadagnano oltre il 2,5%.

MILANO – Mps, nel suo primo trimestre di convivenza con Mediobanca, presenta dati in discreta tenuta o crescita e un “andamento del business in linea con la traiettoria del piano” di integrazione. L’utile netto del gruppo tra gennaio e marzo 2026 chiude a 521 milioni di euro, una decina di milioni sopra le attese medie del mercato. E l’ad Luigi Lovaglio, licenziato a marzo dal vecchio cda e rimesso in sella dai soci in assemblea il 15 aprile, si ripresenta agli investitori con l’aria di un capocantiere che deve completare il lavoro: “Il messaggio è semplice: l'incertezza è dietro di noi, ora il fucus è sull’esecuzione del piano”, sono le sue prime parole. Dati e messaggi sono stati accolti positivamente in Borsa, dove dopo un avvio negativo come tutto il settore le azioni sono risalite e guadagnano oltre il 2,5%.

I messaggi strategici di Lovaglio su Generali e il risiko

Il banchiere lucano, che dal 2022 ha guidato Mps a una difficoltosa ristrutturazione e poi al rilancio, non è sembrato troppo preoccupato dal calo di masse gestite da Piazzetta Cuccia, né dal deflusso di banchieri d’affari visto negli ultimi mesi di incertezza: “Mediobanca nel private banking ha scontato nel primo trimestre l'effetto di una concentrata uscita di banchieri, ma da metà aprile abbiamo assistito a una rapida normalizzazione dell'attività, con il ritorno della fiducia dei clienti, la stabilizzazione della base clienti e la ripresa dell'attività commerciale", ha detto, aggiungendo che sono riprese “le attività di reclutamento concentrandoci su profili senior di alto livello”, con le prime assunzioni previste a breve.

Su Generali, l’ad ha ribadito il messaggio strategico dell’ultimo anno: "Generali è qualcosa di bello da avere, una fonte di ricavi su cui contiamo e che ci offre altre opportunità di partnership operative”. Tuttavia, Lovaglio non ha indicato gli scenari per cui Mps potrebbe vendere il 13% dell’assicuratore, che nel trimestre ha portato utili per 130 milioni, per finanziare nuove acquisizioni: "Ci stiamo concentrando così tanto sull’integrazione con Mediobanca che non ho neppure pensato a quale scenario sarebbe plausibile o logico per vendere la quota. Meglio rimandare queste considerazioni, oggi vogliamo concentrarci sull'attività commerciale e l'integrazione". Tra l’altro Mps ha confermato il ruolino di marcia, con le assemblee per votare la fusione con Mediobanca nel terzo trimestre 2026, per completarla entro fine anno.

Lovaglio ha poi ribadito che ci saranno altre fusioni tra banche, e Mps resterà un attore chiave, ma a tempo debito. “Le dimensioni nel settore contano, quindi credo ci saranno altre fasi di consolidamento: ed è bello trovarsi nella nostra posizione di attore chiave, grazie alla nostra forza patrimoniale, alla posizione raggiunta e alla capacità di generare valore – ha detto -. Ma nella fase attuale vogliamo concentrarci sul completamento dell’integrazione, garantendo e magari superando i 700 milioni di sinergie e le promesse fatte al mercato”.

Risultato in crescita, ma non sul dato pro-forma

Non è facile comparare i dati con altri omogenei, perché un anno fa il nuovo polo che con Piazzetta Cuccia era poco più che un annuncio. Secondo la banca l’indicatore più attendibile è l’utile ante imposte, salito nei tre mesi a 911 milioni, in crescita del 6,7% anno su anno e del 15,6% rispetto al quarto trimestre 2025, “sostenuto dalla crescita a doppia cifra della performance operativa” mentre, nel confronto su base pro-forma, “non beneficia di effetti positivi delle imposte” passate. Le imposte sul reddito registrano un onere pari a 294 milioni che rappresenta la fiscalità ordinaria relativa al risultato economico di periodo e risente anche dell'aggravio fiscale deciso con la finanziaria. Escludendo il contributo riferibile a Mediobanca, l'onere fiscale del trimestre ammonta a 169 milioni, a fronte di un provento fiscale di 16 milioni lo scorso anno imputabile alla rivalutazione delle Dta.

Accelerano tutte le componenti dei ricavi

Il Monte registra “una positiva evoluzione” dei ricavi, saliti a 1.960 milioni di euro (+2,9% anno su anno e del 3% sul quarto trimestre 2025) grazie al contributo sia del margine di interesse (+1,9% sul quarto trimestre 2025) che delle commissioni (+2,8%), con l'accelerazione della componente di wealth management e advisory (+7,6% trimestre su trimestre). Commentando i numeri, il management parla di “elevata qualità e diversificazione del mix di ricavi, con redditività in crescita, efficace disciplina sui costi e forte solidità patrimoniale”.

Proprio a livello di capitale, Siena continua a mantenersi “ai vertici del sistema bancario europeo” con un Cet1 del 15,9%, in flessione rispetto al 16,2% di fine 2025. Il dato, che offre un buffer di capitale di 650 punti base rispetto ai minimi regolamentari, non include i dividendi maturati nel trimestre sulla base di un payout ratio del 100%.

Il cda di Mps ha verificato i requisiti dei consiglieri

Riunito per approvare i conti, il cda di Mps ieri ha anche accertato la sussistenza dei requisiti e il rispetto dei criteri di idoneità previsti dalla legge e dallo statuto in relazione a ciascun componente. E secondo la nota della banca risultano in possesso dei requisiti di indipendenza previsti dallo statuto tutti i componenti del consiglio, con l'esclusione dell'ad Lovaglio.

Leggi i commenti