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La nuova vita di Bialetti: moka e caffé per tornare a correre

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Il presidente Morici: “Porteremo nel mondo il rito del caffè a casa e investiremo ancora nei negozi”. Dopo il riassetto l'azienda ha ritrovato il primo utile da anni. E con il debito alleggerito può puntare solo alla crescita
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Se il buongiorno comincia dal caffè, quello di Bialetti parte dalle caffettiere. Lo storico produttore della moka, dopo anni difficili, nel 2025 ha ritrovato un mini utile di bilancio e si candida a rimettersi in carreggiata lasciandosi alle spalle le stagioni più delicate. Grazie soprattutto all’iniezione di ossigeno di Nuo capital, la holding della famiglia Pao Cheng di Hong Kong, che lo scorso anno attraverso una società veicolo ha rilevato il 78,56% dell’azienda accompagnandola anche fuori da Piazza Affari. Un’operazione che, forte dell’aumento di capitale da quasi 50 milioni di euro, ha permesso anche di abbattere il debito della società, sceso da 114,5 milioni a 69,6 milioni di euro.

Alleggerita la zavorra dell’indebitamento finanziario, ora l’azienda, con la complicità della nuova proprietà che ha riconfermato …

Se il buongiorno comincia dal caffè, quello di Bialetti parte dalle caffettiere. Lo storico produttore della moka, dopo anni difficili, nel 2025 ha ritrovato un mini utile di bilancio e si candida a rimettersi in carreggiata lasciandosi alle spalle le stagioni più delicate. Grazie soprattutto all’iniezione di ossigeno di Nuo capital, la holding della famiglia Pao Cheng di Hong Kong, che lo scorso anno attraverso una società veicolo ha rilevato il 78,56% dell’azienda accompagnandola anche fuori da Piazza Affari. Un’operazione che, forte dell’aumento di capitale da quasi 50 milioni di euro, ha permesso anche di abbattere il debito della società, sceso da 114,5 milioni a 69,6 milioni di euro.

Alleggerita la zavorra dell’indebitamento finanziario, ora l’azienda, con la complicità della nuova proprietà che ha riconfermato il management, può guardare con più ottimismo al futuro. I numeri promettono bene: ricavi in crescita del 10,8% a 165,7 milioni e margine operativo lordo a 24 milioni, pari al 14% del fatturato totale, e un risultato netto positivo di 300mila euro, da un rosso di 1,1 milioni dello scorso anno.

«Abbiamo messo al centro la moka affiancando ormai da diversi anni l’asse del caffè», spiega il presidente del gruppo Giuseppe Morici, posizionando l’azienda in un ruolo di “anti Nespresso” tricolore. «Vogliamo diventare sempre di più un’azienda di moka e di caffè, diventare ambasciatori nel mondo di un rito, quello del caffè a casa».

I numeri

Oggi il fatturato del gruppo per circa il 60% arriva dal settore delle caffettiere, il 33% dal caffè e il 7% dal resto, come ad esempio prodotti per cucinare e mini elettrodomestici. Entrambi i filoni principali registrano però tassi di crescita a doppia cifra: +11% per il primo rispetto al 2024 e +14,7% per il caffè. «Noi crediamo che ci sia una opportunità importante nel mondo del caffè, ma il settore della moka resterà centrale. Tanto che al termine del piano industriale al 2030 le proporzioni tra le diverse aree di business dovrebbero rimanere comparabili rispetto a quelle attuali», spiega Morici.

La crescita all’estero

Le difficoltà internazionali non hanno frenato l’espansione anche sui mercati esteri. Nel 2025 l’azienda è cresciuta del 12,5% in Europa e del 13% negli Stati Uniti, pur partendo da volumi molto più bassi, malgrado le incognite legate alle barriere commerciali introdotte da Trump e poi parzialmente rimosse. Per Bialetti una consolazione soltanto a metà visto che le caffettiere, in qualità di prodotti di alluminio, rientrano nelle tariffe ancora in vigore al 25%. «I dazi sono stati un grandissimo problema, per l’incertezza che hanno generato e per la repentinità con cui sono arrivati. Noi abbiamo reagito in parte aumentando i prezzi e in parte riducendo la profittabilità e siamo stati in grado di assorbire il colpo», sottolinea il presidente.

"Continueremo a investire nei negozi”

L’azienda deve fare i conti anche con i rincari sul fronte della materie prime. Il caffè prima di tutto, arrivato a triplicare il proprio valore sui mercati internazionali negli ultimi 5 anni, ma anche l’alluminio per le caffetterie e l’energia necessaria per fondere il metallo della moka. «America e Cina oggi sono sicuramente gli spazi con le maggiori opportunità di crescita, l’Europa è il nostro giardino di casa e l’Italia la nostra cucina, con grandi possibilità di crescere ancora», spiega Morici.

I negozi, fino ad alcuni anni fa uno dei punti più vulnerabili dell’azienda, negli anni sono stati oggetto di un lungo processo di razionalizzazione. Oggi l’azienda conta 100 store, 80 di proprietà e 20 in franchising. «Continueremo a investire nel retail. Presidiamo il mercato italiano in maniera capillare, ma nei prossimi 24 mesi abbiamo in programma diverse aperture soprattutto nel mondo del travel, quindi ad esempio stazioni e aeroporti. Vediamo in questo settore ancora un’opportunità, anche all’estero, ma solo su moka e caffè».

“Abbiamo tolto i sacchi di sabbia”

Ora l’azienda, alleggerita sul fronte patrimoniale dall’abbattimento dell’indebitamento, può guardare con più serenità al conto economico. «La strettura di debito oggi è assolutamente sostenibile e la generazione di cassa era salutare già nel 2025», conclude Morici. «Solo che mentre prima era a servizio del debito, ora serve soprattutto per sostenere la crescita. L’azienda era sana quando è stata acquistata, le abbiamo tolto i sacchi di sabbia e ora può ricominciare a correre».

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