Energia, difesa e finanza spingono i mercati europei
di Andrea GrecoLa forza del mercato è, spesso, la sua capacità di trovare ogni via verso il rialzo: ossia verso l’impiego efficiente del capitale. Lo si vede in questo inizio di 2026, che ha eretto a “sistema” la rottura dei paradigmi geopolitici, tecnologici, energetici, con effetti strutturali sull’inflazione. Il mercato, azionario e del debito, ha trovato le sue vie, incurante di guerre, rifornimenti a rischio, minacce globali, e avulse da ogni morale (quando non delle prospettive macro).
Diversi operatori citano, tra le cause, l’enorme liquidità presente, che in un contesto di tassi (e default) relativamente bassi agevola gli investimenti a leva degli hedge fund, ma anche dei piccoli operatori. Tali movim…
La forza del mercato è, spesso, la sua capacità di trovare ogni via verso il rialzo: ossia verso l’impiego efficiente del capitale. Lo si vede in questo inizio di 2026, che ha eretto a “sistema” la rottura dei paradigmi geopolitici, tecnologici, energetici, con effetti strutturali sull’inflazione. Il mercato, azionario e del debito, ha trovato le sue vie, incurante di guerre, rifornimenti a rischio, minacce globali, e avulse da ogni morale (quando non delle prospettive macro).
Diversi operatori citano, tra le cause, l’enorme liquidità presente, che in un contesto di tassi (e default) relativamente bassi agevola gli investimenti a leva degli hedge fund, ma anche dei piccoli operatori. Tali movimenti speculativi spesso hanno prodotto acquisti algoritmici, e trascinato anche gli investitori istituzionali, che in un contesto di volatilità e rimbalzi repentini non volevano perdersi i guadagni di breve. Il rimbalzo, però, si è anche puntellato sui fondamentali: la stagione delle trimestrali negli Usa ha visto crescite da record degli utili grazie anche al contributo dell’intelligenza artificiale, i cui alfieri sono tornati a dominare a Wall Street, interrompendo la rotazione settoriale del 2025.
Anche in Europa gli utili a marzo sono stati in media più che dignitosi, per il fatto che le quotate dei settori chiave — energia, finanza, difesa — hanno beneficiato della volatilità e dei rincari, senza per ora risentire di pressioni sui margini o della frenata congiunturale: che però potrebbero presentare il conto nella seconda metà del 2026.
«Il mercato finora ha scelto di ignorare, anche in Europa, il netto peggioramento delle aspettative economiche misurato dagli indici Zew e Ifo, e di posizionarsi per una possibile risoluzione dell’impasse, perché appare evidente l’interesse politico di Trump a chiudere prima possibile la partita in Iran», dice Francesco Sandrini, responsabile investimenti per l’Italia di Amundi. Di solito il declino degli indicatori Pmi annuncia il calo degli utili societari. «Ci attendiamo che nel prossimo trimestre i costi energetici più alti inizino a erodere i margini delle aziende, e che la diminuzione delle scorte energetiche possa ridurre l’ottima dinamica degli utili del settore», aggiunge l’economista.
I nuovi rischi già si annunciano però, in due modi evidenti. In sincrono con gli attacchi a Teheran, da fine febbraio, si è visto l’allargamento degli spread periferici rispetto al Bund tedesco. Il Btp, dal minimo di 59 punti base, è salito a 100 in un mese, salvo ridiscendere sui 75, nell’attuale speranza che il piano di pace in Medio Oriente si realizzi. Lo stesso tracciato, a punta, lo segnano i governativi di Grecia, Portogallo, Francia. L’altro effetto della guerra in Iran è il cambio di linguaggio e prospettive sui tassi da parte delle banche centrali. Il caro energia contagia in tempo reale consumatori e imprese, mentre alla leva monetaria servirebbero settimane per mitigare la domanda di credito. Le banche centrali, però, non vogliono ignorare gli choc temporanei: anche perché talvolta si tramutano in strutturali. Jumana Saleheen e Shaan Raithatha, economisti di Vanguard che sovrintendono agli investimenti in Europa, notano che questa asincronia «complica il lavoro delle banche centrali, che oggi preferiscono agire con cautela nel contenere l’inflazione». Anche se l’Eurozona è l’area più esposta al rincaro dell’energia, l’inflazione da mesi vicina all’obiettivo del 2% e un mercato del lavoro stabile mettono la Bce in posizione più solida rispetto alla crisi del gas russo di quattro anni fa. Vanguard vede la Bce «in equilibrio delicato tra rialzi e tassi invariati», benché il gestore Usa abbia rivisto al rialzo l’inflazione headline 2026 al 2,5% nell’area dell’euro.
In tutti i casi, l’Europa «continuerà a occupare un ruolo centrale nelle strategie di investimento dei prossimi anni», sostiene Maria Paola Toschi, global market strategist di Jp Morgan Asset Management. «La crisi ha rallentato, ma non interrotto, i flussi di capitale verso l’area, iniziati alcuni mesi prima della guerra in Iran dopo anni di deflussi e disaffezione». L’economista della banca Usa pensa che la nuova attenzione all’Europa sia «potenzialmente strutturale, perché poggia su alcuni pilastri strategici che restano validi anche in un contesto complesso». Toschi li inquadra nei tre ambiti finanza (dove il rilancio è in atto da anni e «il focus ora si sposta su qualità degli attivi e ciclo del credito»), energia e infrastrutture (dove servono «ingenti investimenti in capacità, reti e diversificazione di fonti»), e consumi di fascia alta, perché «le aziende capaci di imporre i prezzi nell’agone globale possono difendere i margini nell’attuale volatilità».
Piazza Affari ospita alcuni protagonisti dei tre ambiti che sostengono i listini europei. Lo evidenziano i sottoindici che stanno dando la maggiore spinta al Ftse Mib, in rialzo di oltre il 10% da gennaio, il triplo dello Stoxx 600 europeo. L’indice Ftse Energia negli ultimi sei mesi ha guadagnato il 40%, i sottoindici di industria e delle tlc oltre il 25%, l’assicurativo il 17%.
Le banche mancano solo perché a marzo, nella correzione, i titoli del credito furono oggetto di realizzi, visto che in due anni il Ftse Banche è salito dell’84%. E il paniere principale, tornato sopra i 50 mila punti a sfidare i massimi del marzo 2000, da tre anni batte l’Euro Stoxx 50, con una sovraperformance del 50% circa dal maggio 2023.