Elon Musk perde la causa su OpenAI contro Altman: respinta richiesta di risarcimento da 130 miliardi
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – Alla fine è stato un cavillo procedurale, almeno per ora, ad impedire a Elon Musk di consumare la sua vendetta contro Sam Altman. Ha perso la causa su OpenAI e quindi la possibilità di riprenderla, o magari boicottarla. Dietro alla decisione presa ieri dai giurati di Oakland c’è però la convinzione che il fondatore di Tesla fosse al corrente del piano di trasformare la startup dell’intelligenza artificiale in una compagnia a scopo di lucro, e questo potrebbe minare anche il suo appello annunciato. Se sapeva, infatti, l’obiettivo della sfida non era correggere il torto subito quando Altman aveva trasformato la compagnia in un’azienda for profit, ma piuttosto avvantaggiarsene per diventarne lui il capo o il padrone incontrastato.
OpenAI era stata fondata ne…
NEW YORK – Alla fine è stato un cavillo procedurale, almeno per ora, ad impedire a Elon Musk di consumare la sua vendetta contro Sam Altman. Ha perso la causa su OpenAI e quindi la possibilità di riprenderla, o magari boicottarla. Dietro alla decisione presa ieri dai giurati di Oakland c’è però la convinzione che il fondatore di Tesla fosse al corrente del piano di trasformare la startup dell’intelligenza artificiale in una compagnia a scopo di lucro, e questo potrebbe minare anche il suo appello annunciato. Se sapeva, infatti, l’obiettivo della sfida non era correggere il torto subito quando Altman aveva trasformato la compagnia in un’azienda for profit, ma piuttosto avvantaggiarsene per diventarne lui il capo o il padrone incontrastato.
OpenAI era stata fondata nel 2015 da Musk, Altman, Ilya Sutskever, Greg Brockman, Trevor Blackwell e altri, con lo scopo dichiarato di sviluppare l’intelligenza artificiale in maniera responsabile, per il bene dell’umanità, non per arricchirsi. In sostanza Elon ci metteva i soldi e Sam la competenza, insieme agli altri colleghi. Poi però Altman aveva capito le sue potenzialità e nel 2019 l’aveva trasformata in for profit, aprendo la porta ad un investimento della Microsoft da un miliardo di dollari. Con la pubblicazione di ChatGpt, nel 2022, OpenAI era passata in un momento dall’essere una compagnia specialistica nota quasi esclusivamente agli addetti ai lavori, a diventare la guida globale della rivoluzione generata dall’intelligenza artificiale.
Le accuse
Musk ha accusato Altman di averlo imbrogliato, conducendo l’operazione alle sue spalle. Così avrebbe “rubato una charity”, una compagnia per beneficenza, accecato dalla prospettiva di diventare ricco e procedere con uno sviluppo della nuova tecnologia non più ispirato alla missione etica di beneficiare il genere umano. Perciò ha fatto causa, chiedendo 150 miliardi di dollari di danni, oltre alla cacciata di Sam e dell’intero consiglio d’amministrazione. In più voleva bloccare la trasformazione della compagnia a scopo di lucro, per impedire la quotazione in borsa prevista nel corso dell’anno. Se avesse vinto l’imprenditore sudafricano, tornato vicino a Trump dopo l’appoggio elettorale e la rottura, avrebbe boicottato OpenAI o ne avrebbe preso il controllo, presumibilmente per supplire agli scarsi risultati della sua azienda incaricata di sviluppare l’intelligenza artificiale.
La causa non è mai entrata nel vero merito delle contestazioni di Musk, perché i nove giurati hanno stabilito che le ha sollevate troppo tardi. Il procedimento infatti è iniziato nel 2024, dopo l’esplosione del fenomeno ChatGpt, ma lui era al corrente dei piani già nel 2021. Quindi la questione è prescritta e non c’è motivo di prenderla in considerazione. Il suo avvocato Marc Toberoff ha già annunciato “l’appello”, ma quello di Altman William Savitt ha risposto di essere «molto fiducioso del nostro caso».
L’annuncio del ricorso
E lo stesso Musk, in un post su X, ha attaccato: “Il giudice e la giuria non si sono pronunciati sul merito del caso, ma su un tecnicismo. Per chiunque segua il caso nel dettaglio, non vi è alcun dubbio che Altman e Brockman si siano effettivamente arricchiti appropriandosi indebitamente di un ente di beneficenza. Presenterò ricorso presso il Nono Circuito, poiché – si legge nel post – creare un precedente che consenta di saccheggiare gli enti di beneficenza è deleterio per la filantropia".
Secondo Microsoft «i fatti e i tempi sono sempre stati chiari». Se Musk sapeva, il problema non è l’offesa di essere stato aggirato, ma la volontà di tornare in partita dopo il successo di OpenAI. Per ora il tribunale lo ha fermato, ma lui intende riprovarci.