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Giorgetti teme un conflitto lungo. “Chiedere flessibilità è razionale”

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Oggi in Consiglio dei ministri la conferma degli sconti sulle accise fino alla prima settimana di giugno. Meloni: “L’Europa reagisca con velocità”
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ROMA - L’angoscia e l’urgenza. Il timore che la situazione possa precipitare se la guerra in Iran non dovesse fermarsi insieme al pressing incessante sull’Europa per strappare un po’ di respiro sugli aiuti a famiglie e imprese.

Stretto tra il realismo cupo delle previsioni economiche di primavera e una trattativa complessa sulla flessibilità, il governo tenta il colpo di reni. Ci prova Giancarlo Giorgetti. Con il vocabolario della fiducia. «L’ottimismo che ho rispetto all’accoglimento deriva dalla razionalità della nostra proposta», scandisce quando in serata si collega da Cipro, dove oggi parteciperà alla riunione informale dell’Ecofin, con il Festival dell’economia di Trento.

C’è tempo – è il ragionamento – per insistere ancora dato che «i negoziati sono lunghi». C’è spazio per dare «spiegazioni» sulla necessità di trattare le spese per l’energia come quelle per la difesa. Per convincere i Paesi della Ue più diffidenti che l’Italia non vuole mettere a rischio la finanza pubblica a c…

ROMA - L’angoscia e l’urgenza. Il timore che la situazione possa precipitare se la guerra in Iran non dovesse fermarsi insieme al pressing incessante sull’Europa per strappare un po’ di respiro sugli aiuti a famiglie e imprese.

Stretto tra il realismo cupo delle previsioni economiche di primavera e una trattativa complessa sulla flessibilità, il governo tenta il colpo di reni. Ci prova Giancarlo Giorgetti. Con il vocabolario della fiducia. «L’ottimismo che ho rispetto all’accoglimento deriva dalla razionalità della nostra proposta», scandisce quando in serata si collega da Cipro, dove oggi parteciperà alla riunione informale dell’Ecofin, con il Festival dell’economia di Trento.

C’è tempo – è il ragionamento – per insistere ancora dato che «i negoziati sono lunghi». C’è spazio per dare «spiegazioni» sulla necessità di trattare le spese per l’energia come quelle per la difesa. Per convincere i Paesi della Ue più diffidenti che l’Italia non vuole mettere a rischio la finanza pubblica a colpi di tutele speciali.

In sintesi: niente scorciatoie da furbetti indebitati, al contrario una soluzione di buon senso che prenda atto di un cambio delle priorità. Basterebbe – è la linea – mettere mano alla bilancia della flessibilità. Più risorse per l’energia quest’anno, più alla difesa nei prossimi due, se nel frattempo il quadro migliorerà. Il ministro dell’Economia non indica il “quanto”: le proporzioni hanno senso solo dopo aver rotto il tabù politico dell’esclusività della clausola di salvaguardia nazionale per la spesa militare. È l’immagine plastica di una postura nella trattativa con la Commissione europea che vuole restare riservata. Ma è anche la cartina di tornasole di un negoziato che è ancora lontano dalla soluzione auspicata.

A un certo punto bisognerà stringere. Una base c’è, seppure informale. È in costruzione a palazzo Chigi, come anticipato da Repubblica. Nelle ultime ore si è andata affinando. La richiesta a Bruxelles in numeri: poco più dello 0,3% del Pil nell’ambito dell’1,5% di flessibilità previsto dalla clausola. Sette miliardi tondi contro il caro energia. Da utilizzare subito, quest’anno.

Ecco l’urgenza mista all’angoscia. Giorgetti non le nasconde: «Le previsioni in caso di un prolungamento del conflitto – spiega – sono molto serie». A quel punto il problema non sarebbe “solo” la benzina. Finite le scorte, le catene di approvvigionamento si ritroverebbero in affanno. A cascata l’industria, a iniziare dalla chimica. Un effetto domino che a quel punto investirebbe anche i fondamentali dell’economia, a iniziare dalla crescita.

Per questo la flessibilità come argine. Il tempo, però, stringe. E per questo dal palco di un evento della Coldiretti a Brescia, Giorgia Meloni batte il ferro. Così: «Stiamo cercando di chiedere all’Europa una velocità nella sua capacità di reazione sul tema dell’energia». La premier rigetta l’accusa di aver cambiato idea sulla spesa militare. Invoca «equilibrio» con «la capacità di rispondere ai bisogni delle imprese e dei cittadini» alle prese con i rincari causati dall’aumento dei prezzi dell’energia.

Per ora, però, resta un auspicio, anche un tentativo di reagire alla pagella europea da ultimi della classe. Oggi, così come dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente, la traccia della gestione della crisi è quella del cerotto. Del decreto «tampone», come lo chiama Giorgetti. Arriva stasera, alle 19, sul tavolo del Consiglio dei ministri. Dentro ci sarà la proroga del taglio delle accise sui carburanti fino alla prima settimana di giugno: lo schema degli sconti dovrebbe mantenere il doppio binario, con una riduzione di 20 centesimi su un litro di diesel e di 5 per la “verde”. Per gli autotrasportatori si pensa a un ristoro: l’obiettivo è ripristinare il rimborso sulle accise di 26,9 centesimi al litro. Aiuti al trasporto pubblico locale. Altre emergenze chiamano altri soldi: nel provvedimento anche fondi per Niscemi e l’ex Ilva di Taranto. Uscite aggiuntive per un bilancio pubblico sotto stress. Angoscia e urgenza.

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