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“Nessuna chiusura in Europa”: il piano di Filosa rilancia Stellantis

L'ad Stellantis, Antonio Filosa 

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Il gruppo svela la nuova strategia: 60 modelli e 60 miliardi di investimenti entro il 2030. Scommessa e-car per l’Italia e intese con altre case. Elkann: “Ambizioso ma realistico”
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Auburn Hills – A trainare il nuovo piano strategico di Stellantis è il numero sessanta. Sessanta miliardi di euro di investimenti, il 60% per il Nord America e il 40 per gli altri mercati. E sessanta nuovi modelli entro il 2030. Obiettivo? Voltare pagina, archiviando l’era Tavares e le difficoltà dell’ultimo biennio. Il piano Fastlane 2030 presentato nel quartier generale americano di Auburn Hills da Antonio Filosa, alla guida del gruppo da metà 2025, ha diverse linee di sviluppo. Si parte da modelli, una nuova piattaforma, ribattezzata Stla One, per arrivare allo sviluppo di nuove e vecchie alleanze per riorganizzare marchi e produzione. Con una promessa: «Non chiuderemo impianti in Italia e in Europa», dice l’ad a fine giornata.

Per l’It…

Auburn Hills – A trainare il nuovo piano strategico di Stellantis è il numero sessanta. Sessanta miliardi di euro di investimenti, il 60% per il Nord America e il 40 per gli altri mercati. E sessanta nuovi modelli entro il 2030. Obiettivo? Voltare pagina, archiviando l’era Tavares e le difficoltà dell’ultimo biennio. Il piano Fastlane 2030 presentato nel quartier generale americano di Auburn Hills da Antonio Filosa, alla guida del gruppo da metà 2025, ha diverse linee di sviluppo. Si parte da modelli, una nuova piattaforma, ribattezzata Stla One, per arrivare allo sviluppo di nuove e vecchie alleanze per riorganizzare marchi e produzione. Con una promessa: «Non chiuderemo impianti in Italia e in Europa», dice l’ad a fine giornata.

Per l’Italia sarà centrale la produzione delle e-car a Pomigliano, su Cassino lavori in corso per definire la nuova missione dello stabilimento, che incrocia il futuro di Maserati e sarà definita nel dettaglio a dicembre. Non sono secondari i target fissati. Al 2030, ricavi in crescita da 154 a 190 miliardi di euro, con un balzo del 25% in Nord America e del 15 in Europa. Il margine operativo rettificato al 7% e il flusso di cassa industriale positivo dal 2027, fino a sei miliardi. Prevista una riduzione dei costi annuali di sei miliardi entro il 2028.

Il gruppo punta a portare l’utilizzo degli impianti dal 60 all’80% al 2030 sia in Europa sia negli Stati Uniti. Nel Vecchio continente questo significherà una riduzione della capacità pari a circa 800mila unità, attraverso riconversioni produttive, come Poissy in Francia, e la condivisione delle fabbriche con partner, vedi la Spagna con Saragozza e Madrid, che compenseranno le perdite occupando linee di assemblaggio e addetti. Le alleanze, in questo schema, diventano leva di sviluppo. Stellantis rafforza la collaborazione con le cinesi Leapmotor e Dongfeng, lavora con l’indiana Tata in Asia, Medio Oriente, Africa e Sud America, ed esplora anche nuove sinergie con Jaguar Land Rover negli Stati Uniti. Filosa ricorda tutti gli investimenti previsti negli stabilimenti italiani: «Abbiamo rilanciato la produzione di auto di massa a Mirafiori, a Melfi produrremo l’Alfa Romeo e le e-car a Pomigliano. Investiremo ad Atessa. Il piano Italia è sulla buona strada».

Il presidente di Stellantis, John Elkann, definisce il piano «ambizioso ma realistico» in un mercato che «è sempre meno globale e sempre più multi-regionale, una frammentazione che si può trasformare in un vantaggio competitivo». E ricorda il «riassetto» fatto da Filosa, che è costato oltre 22 miliardi di svalutazioni sul bilancio 2025. L’ad Filosa ha rivendicato la solidità del gruppo: «Abbiamo tutto ciò che serve per realizzare le nostre ambizioni». La Borsa, per ora, resta prudente. Il titolo ha chiuso in calo di due punti percentuali a 6,3 euro.

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