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Lavoro, nel turismo due giovani su tre sono precari

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Lo stipendio di un part time è sotto i 12mila euro annui Andreani (Uiltucs): “Si aumentino le ore per rafforzare la previdenza”
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ROMA – Basse retribuzioni, precariato diffuso e part-time imposto, che mortifica le prospettive per i giovani e allontana con il passare degli anni la pensione, comunque misera. Due terzi degli under 35 che lavorano nel turismo sono precari o, per dirla con l’Istat, “a bassa intensità lavorativa”: significa che la loro retribuzione lorda annua è di 6.250 euro. E del resto un part-time stabile nel turismo viene pagato in media 11.743 euro, una cifra così bassa che non permette neanche di raggiungere i minimi contributivi per l’accredito di un anno di pensione o di Naspi (52 settimane lavorative). Ai margini nei servizi, non solo turismo, ma anche commercio e ristorazione, oltre ai giovani, anche le donne: più della metà ha contratti atipici, contro il 18,7% degli uomini.

ROMA – Basse retribuzioni, precariato diffuso e part-time imposto, che mortifica le prospettive per i giovani e allontana con il passare degli anni la pensione, comunque misera. Due terzi degli under 35 che lavorano nel turismo sono precari o, per dirla con l’Istat, “a bassa intensità lavorativa”: significa che la loro retribuzione lorda annua è di 6.250 euro. E del resto un part-time stabile nel turismo viene pagato in media 11.743 euro, una cifra così bassa che non permette neanche di raggiungere i minimi contributivi per l’accredito di un anno di pensione o di Naspi (52 settimane lavorative). Ai margini nei servizi, non solo turismo, ma anche commercio e ristorazione, oltre ai giovani, anche le donne: più della metà ha contratti atipici, contro il 18,7% degli uomini.

Le condizioni del lavoro in turismo e ristorazione

È ai lavoratori di un terziario che ha assorbito negli ultimi anni la quasi totalità della crescita occupazionale, ma con una quota sempre maggiore di lavoro povero, che è dedicato iI XIII Congresso della Uiltucs, il sindacato del commercio, turismo e servizi, che si è aperto ieri al Lingotto di Torino, con il titolo “Vite che contano”. La scelta della sede non è casuale: è il «luogo simbolo della trasformazione e dell’economia del Paese», da storica fabbrica manifatturiera a «grande centro congressi rappresentativo del terziario», spiega il segretario della Uiltucs Paolo Andreani. Un terziario che però si rifiuta di accettare che il lavoro povero diventi «un modello strutturale, una condizione di estrema gravità aggravata dalla diffusione dei contratti pirata, dal dumping salariale e dalla frammentazione contrattuale». La Uiltucs stima che ci siano 2,8 milioni di lavoratori non coperti o coperti solo parzialmente da un Ccnl. Una situazione che il DL 1° Maggio non risolverà se non in minima parte, perché è la contrattazione che può veramente imprimere la svolta.

Una proposta per il contratto nazionale

È alle controparti datoriali, infatti, che si rivolgono le proposte che la Uiltucs ha presentato, sperando in un rinnovo immediato, alla scadenza, perché questa è la prima condizione per permettere ai salari di recuperare potere d’acquisto. Proposte che si riassumono in una formula: “25-50-100”. Il primo numero è il più importante: passare l’orario del part-time dalle 20 ore settimanali attuali a 25 permetterebbe ai lavoratori di ottenere una contribuzione sufficiente ai fini pensionistici. Mentre 50% è la proposta di maggiorazione domenicale, e 100% di quella festiva. Oltre allo stop all’abuso dei contratti “atipici”

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