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Ocse, Pil italiano rivisto a +0,5%: “Da energia shock sui prezzi. Contro rincari misure mirate”

(afp)

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L’Economic Outlook dell’Organizzazione. Per il 2027 crescita prevista allo 0,6%. La ricetta dell’Organizzazione: “Più rinnovabili e riduzione del debito”
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MILANO – Il caro energia legato alla guerra nel Golfo è la vera zavorra per la crescita italiana. E’ quanto mette in luce l’Ocse nel suo Economic Outlook nel capitolo dedicato alla nostra economia. L’organizzazione parigina vede il Pil del nostro Paese crescere allo 0,5% quest’anno, dallo 0,4% stimato ad aprile, e dello 0,6% il prossimo, in linea con l’ultima previsione.

Secondo l’Ocse la crescita resterà debole quest’anno "poiché il nuovo shock dei prezzi dell’energia peserà sui consumi delle famiglie, sugli investimenti e sulle esportazioni, compensando l’impulso derivante dall’aumento dell’erogazione dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). L’impennata dei prezzi dell’energia farà aumentare l’inflazione, annullando parte dei recenti guadagni nei salari reali”.

MILANO – Il caro energia legato alla guerra nel Golfo è la vera zavorra per la crescita italiana. E’ quanto mette in luce l’Ocse nel suo Economic Outlook nel capitolo dedicato alla nostra economia. L’organizzazione parigina vede il Pil del nostro Paese crescere allo 0,5% quest’anno, dallo 0,4% stimato ad aprile, e dello 0,6% il prossimo, in linea con l’ultima previsione.

Secondo l’Ocse la crescita resterà debole quest’anno "poiché il nuovo shock dei prezzi dell’energia peserà sui consumi delle famiglie, sugli investimenti e sulle esportazioni, compensando l’impulso derivante dall’aumento dell’erogazione dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). L’impennata dei prezzi dell’energia farà aumentare l’inflazione, annullando parte dei recenti guadagni nei salari reali”.

Su caro energia misure mnirate e più rinnovabili

Dopo Fondo monetario e Banca d’Italia anche l’Ocse insiste sulla necessità che le misure contro il caro energia siano mirate verso le fasce più deboli e non rivolte universalmente a tutta la popolazione, come accaduto fino ad ora con il taglio delle accise sulla benzina. Secondo l’Ocse “garantire che le misure di sostegno ai prezzi dell’energia siano temporanee e mirate alle famiglie e alle imprese più vulnerabili limiterà i danni dello shock contenendo al tempo stesso i costi per i conti pubblici”. Allo stesso tempo “accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili e l’elettrificazione dei consumi energetici ridurrebbe la dipendenza dai combustibili fossili e i costi dell’energia nel lungo periodo

Ridurre debito e spesa per le pensioni

Nelle sue racocomandazioni l’Ocse indica alcune ricette. A partre dal proseguimento del consolidamento fiscale per ridurre il peso del debito, accompagnato da “un ampio programma di riforme strutturali per aumentare produttività e occupazione”.

Secondo l’organizzazione inoltre “per far fronte alle crescenti pressioni derivanti dall’invecchiamento della popolazione, dai cambiamenti climatici e dalle spese per la difesa, sarà necessario migliorare l’efficienza della spesa pubblica, contenere la spesa pensionistica e aumentare la compliance fiscale”.

La frenata mondiale

Lo shock della guerra pesa ovviamente anche sulla cresicta mondiale, con il Pil che dovrebbe passare dal 3,4% nel 2025 al 2,8 % del 2026, prima di risalire al 3,1% nel 2027. Stime precisa l'Ocse, basate su uno scenario a "turbative limitate nel tempo". Vista l'"eccezionale incertezza" della situazione legata alla guerra in Medio Oriente, l'organismo ha infatti deciso di proporre quest'anno due scenari possibili. Uno scenario, appunto,a "turbative limitate nel tempo", e l'altra a "turbative prolungate" nel tempo, dalle "conseguenze più vaste e ben più duratura".

Nel caso in cui dovesse verificarsi questo secondo scenario, con l'assenza di un accordo di pace in Medio Oriente per buona parte del 2026, scrive l'Ocse, il Pil mondiale "dovrebbe rallentare nettamente per stabilirsi a solo 2,1% nel 2026 e 1,8% nel 2027, conducendo così diverse economie ad entrare in recessione o a sfiorarla, facendo aumentare la disoccupazione".

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