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Decreto Primo maggio, le opposizioni lasciano la commissione: “Pantomima sui contratti pirata”

Walter Rizzetto (FdI), presidente commissione Lavoro della Camera (ansa)

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Il relatore Walter Rizzetto: “Non ritiro l’emendamento, lo riformulo”. Caos sulla proposta della maggioranza di allargare l’equivalenza tra contratti di lavoro
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ROMA – La tensione sul decreto Primo maggio esplode in commissione Lavoro alla Camera. Le opposizioni lasciano i lavori e denunciano una «pantomima» sul provvedimento che il governo punta a portare domani in Aula alle 10, con probabile fiducia. Al centro dello scontro resta l’emendamento dei relatori Walter Rizzetto, Tiziana Nisini e Chiara Tenerini su Tec e contratti equivalenti: la norma che aveva fatto insorgere Pd, M5S, Avs e sindacati perché accusata di riaprire la porta ai contratti minori, anche quelli finiti sotto accusa per dumping.

La commissione ha ripreso l’esame degli emendamenti con 189 proposte ancora accantonate e 6 emendamenti dei relatori da votare. L’obiettivo fissato nell’ufficio di presidenza è chiudere con il mandato al relatore entro le 17. Ma prima dovrebber…

ROMA – La tensione sul decreto Primo maggio esplode in commissione Lavoro alla Camera. Le opposizioni lasciano i lavori e denunciano una «pantomima» sul provvedimento che il governo punta a portare domani in Aula alle 10, con probabile fiducia. Al centro dello scontro resta l’emendamento dei relatori Walter Rizzetto, Tiziana Nisini e Chiara Tenerini su Tec e contratti equivalenti: la norma che aveva fatto insorgere Pd, M5S, Avs e sindacati perché accusata di riaprire la porta ai contratti minori, anche quelli finiti sotto accusa per dumping.

La commissione ha ripreso l’esame degli emendamenti con 189 proposte ancora accantonate e 6 emendamenti dei relatori da votare. L’obiettivo fissato nell’ufficio di presidenza è chiudere con il mandato al relatore entro le 17. Ma prima dovrebbero arrivare alcune riformulazioni. La più attesa è proprio quella sul trattamento economico complessivo, il Tec: secondo quanto si apprende, dovrebbe essere eliminata la parte sui contratti equivalenti. In riformulazione anche l’emendamento della Lega sulla retroattività degli aumenti dei rinnovi contrattuali.

Le opposizioni lasciano

«Non partecipiamo oltre a questa finzione, a questa pantomima e abuso di potere sul Parlamento. Ce ne andiamo», annuncia il capogruppo Pd in commissione Lavoro Arturo Scotto. Franco Mari di Avs parla di «totale irresponsabilità». Dario Carotenuto del M5S attacca il governo: «Siamo indignati per come il ministro sta trattando il provvedimento».

La protesta arriva dopo giorni di scontro sull’emendamento dei relatori che definisce il Tec includendo le voci retributive fisse e continuative, mensilità aggiuntive, indennità e welfare contrattuale riconosciuto alla generalità dei dipendenti, ma soprattutto apre all’equivalenza: i contratti diversi da quelli leader avrebbero potuto accedere ai bonus se in grado di garantire un trattamento complessivo equivalente.

Rizzetto non ritira

Il presidente della commissione Lavoro Walter Rizzetto (FdI), però, non parla di passo indietro. «Non c’è il ritiro ma la riformulazione dell’emendamento», dice al termine di una riunione di maggioranza che ha preceduto l’ufficio di presidenza. Una frase che conferma la trattativa interna alla maggioranza: salvare la definizione del Tec, ma togliere il passaggio più contestato sui contratti equivalenti.

È quel punto, infatti, ad aver acceso la rivolta di opposizioni e sindacati, convinti che così si sarebbe svuotato il cuore del decreto sul “salario giusto”, fondato sui contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.

La vicenda

Il decreto Primo maggio era nato per rafforzare la contrattazione “buona” e legare bonus giovani, donne e Sud al rispetto del salario giusto. Ma nel passaggio parlamentare la maggioranza ha provato a correggere l’impianto: scudo legale per le imprese che applicano contratti leader, ritorno dell’equivalenza, definizione per legge del Tec, stretta ridotta sulle piattaforme e missioni in somministrazione fino a 36 mesi presso lo stesso utilizzatore.

Ora il caso più delicato, quello dei contratti equivalenti, sembra avviato verso una riformulazione. Ma il clima in commissione è ormai da rottura.

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