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Upb: “Manovra senza margini, debito fino al 140% con guerre e inflazione”

Possibili correzioni della spesa netta in autunno. Con il conflitto -0,3 punti di Pil quest’anno e -0,4 il prossimo. Salari giù dell’8% sul 2020. “Ingenti privatizzazioni” per ridurre il debito. Il dg del Tesoro Barbieri Hemitte: “Valutiamo attivazione clausola Ue, decisione correlata a revisione deficit 2025”
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ROMA – Margini «esigui» per la prossima manovra, possibili correzioni sulla spesa netta in autunno, debito fino al 140% con lo shock energetico, Pil tagliato dalle guerre in Medio Oriente e salari reali ancora sotto di oltre l’8% rispetto al 2020.

È il quadro tracciato dalla presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari, nel Rapporto sulla politica di bilancio presentato oggi. «I margini per interventi in deficit rimangono esigui e limitata la loro opportunità», dice. Il deficit dovrebbe scendere al 2,9% del Pil nel 2026, sotto la soglia del 3%, aprendo la strada all’uscita dalla procedura europea nel 2027. Ma il debito, atteso al 138,6% quest’anno, può arrivare «fino a circa il 140 per cento» nello scenario di lenta normalizzazione della guerra.

ROMA – Margini «esigui» per la prossima manovra, possibili correzioni sulla spesa netta in autunno, debito fino al 140% con lo shock energetico, Pil tagliato dalle guerre in Medio Oriente e salari reali ancora sotto di oltre l’8% rispetto al 2020.

È il quadro tracciato dalla presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Lilia Cavallari, nel Rapporto sulla politica di bilancio presentato oggi. «I margini per interventi in deficit rimangono esigui e limitata la loro opportunità», dice. Il deficit dovrebbe scendere al 2,9% del Pil nel 2026, sotto la soglia del 3%, aprendo la strada all’uscita dalla procedura europea nel 2027. Ma il debito, atteso al 138,6% quest’anno, può arrivare «fino a circa il 140 per cento» nello scenario di lenta normalizzazione della guerra.

Conti pubblici, deficit sotto il 3% ma spazi usati

Nel 2025 il deficit si è attestato al 3,1% del Pil, in calo dal 3,4% del 2024. L’avanzo primario migliora, sostenuto dall’aumento delle entrate, «in particolare, di quelle dirette e contributive». La spesa per interessi, stabile al 3,9% del Pil nel 2025, è prevista in aumento fino al 4,5% nel 2029. La manovra 2026, ricorda Cavallari, «ha utilizzato pressoché integralmente lo spazio di bilancio allora disponibile in termini di deficit e spesa netta».

La flessibilità concessa dall’Europa

Spazi di bilancio che ora potrebbero allargarsi con la flessibilità concessa da Bruxelles e che l’esecutivo si prepara ad utilizzare: «Il governo sta valutando l'attivazione della clausola» Ue per gli investimenti energetici «anche in relazione ad eventuali piani di incremento delle spese per difesa e sicurezza», dice il direttore generale del Tesoro, Riccardo Barbieri Hermitte, intervenendo alla presentazione del Rapporto.

«La valutazione è correlata all’eventuale revisione del deficit 2025 che riaprirebbe la possibilità di uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo», aggiunge Barbieri Hermitte. «L’entità della flessibilità concessa permetterebbe sia di rispondere alla crisi energetica in corso sia di non pregiudicare la riduzione del rapporto debito Pil, che è e deve restare la stella polare della politica di bilancio», ha aggiunto.

Il nuovo parametro da tenere d’occhio

Secondo l’Upb nel 2027 la spesa netta «supererebbe il limite raccomandato», per effetto della rivalutazione all’inflazione delle prestazioni sociali. «L’eventuale definizione di misure correttive è rinviata al prossimo ottobre». Serve anche creare «riserve di bilancio per fronteggiare shock rilevanti e l’emergere di nuove priorità», assicurando la «progressiva discesa del debito».

Debito pubblico, discesa legata alle privatizzazioni

Il rapporto debito/Pil è salito al 137,1% nel 2025. Quest’anno dovrebbe arrivare al 138,6%, per poi scendere dal 2027. La riduzione è però «condizionata alla realizzazione di ingenti privatizzazioni» e avviene lungo un sentiero «più sfavorevole rispetto al Piano strutturale e alle previsioni autunnali». Nelle proiezioni dell’Upb, alla fine del settennio di consolidamento il debito sarebbe circa 3 punti sopra il Piano e circa 10 punti sopra dieci anni dopo. La traiettoria potrebbe peggiorare se lo shock energetico fosse accompagnato da aumenti dei tassi o da misure finanziate in disavanzo.

Guerra in Medio Oriente, meno Pil e più inflazione

«Rimane elevata l’incertezza e fragile il quadro internazionale», dice Cavallari. Le ostilità nel Golfo Persico hanno ristretto i transiti nello stretto di Hormuz, danneggiato infrastrutture petrolifere e del gas e reso più volatili i prezzi energetici. Anche in caso di fine delle ostilità, «i mercati energetici e le catene di distribuzione sconteranno un lento ritorno alla normalità». Secondo le simulazioni dell’Upb, la guerra frena il Pil di 0,3 punti nel 2026 e di 0,4 nel 2027. L’inflazione aumenta di 1,4 punti quest’anno e di 1,1 il prossimo.

Salari reali ancora sotto di oltre l’8%

Nel 2025 il Pil italiano è cresciuto dello 0,5%, al di sotto della media dell’area euro. «Continua la buona performance dell’occupazione»: gli occupati sono aumentati di circa 180 mila unità, soprattutto tra donne e lavoratori oltre i 50 anni. Le retribuzioni contrattuali sono cresciute del 3,1%, «favorendo un recupero del potere d’acquisto». Ma «in termini reali, tuttavia, i salari rimangono inferiori di oltre l’8 per cento rispetto ai valori medi del 2020». La popolazione in età lavorativa continua a ridursi e nel 2025 gli inattivi superavano i dodici milioni, due terzi donne.

Pnrr, mezzo punto di Pil nel 2026

Il Pnrr resta uno dei motori della crescita. Secondo l’Upb, le misure addizionali del Piano contribuirebbero alla crescita del Pil 2026 per mezzo punto percentuale. L’impatto sul livello del Pil sarebbe pari a circa 1,8 punti nel 2026, per poi ridursi all’1,1% nel 2030. Con investimenti pubblici ad alta efficienza, l’effetto potrebbe arrivare fino al 2,6%. Il Piano ha inciso anche sull’attività dei Comuni: le procedure Pnrr sono state affidate in media 32 giorni prima rispetto alle gare ordinarie. Il lascito dipenderà dalla capacità di «trasformare strumenti e pratiche sviluppate in questi anni in un rafforzamento stabile dell’amministrazione ordinaria».

Fisco e produttività, le scelte della manovra

Sul fisco, Cavallari segnala che «l’accresciuta progressività, unita all’ampliamento dei regimi sostitutivi ad aliquota piatta, ha accentuato le disparità di trattamento tra le varie tipologie di reddito». La detassazione degli aumenti da rinnovi contrattuali è «un rimedio temporaneo». L’Italia ha ancora «un tasso di fedeltà fiscale tra i più bassi nella Ue» e il quadro delle agevolazioni alle imprese «si è andato stratificando nel tempo in un complesso disorganico di misure».

La crescita potenziale resta il nodo. Il Paese ha «un esteso bacino di inattività», con oltre dodici milioni di persone, due terzi donne, e sconta ritardi nell’adozione delle tecnologie avanzate e dell’intelligenza artificiale. La chiusura di Cavallari è sulle scelte: «Coniugare una gestione responsabile dei conti pubblici con un’azione volta a sbloccare le potenzialità del Paese richiede scelte non facili: individuare priorità chiare, definire le aree critiche di intervento e concentrare su di esse le risorse disponibili».

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