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Stellantis prova a convincere i sindacati: cinque miliardi sulla ricerca e nessuna chiusura

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Ma resta l’allarme dei sindacati: timori sul futuro di Cassino, Alfa e Maserati. Il presidente di Confindustria, Orsini: "Sull'auto abbiamo sbagliato"
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ROMA – Stellantis prova a rassicurare i sindacati metalmeccanici sul futuro del gruppo in Italia, Paese che secondo il numero uno dell’Europa, Emanuele Cappellano, rimane al centro della strategia del costruttore nato dalla fusione tra Fca e Psa. Tanto che Cappellano, per sostenere la sua linea, butta sul tavolo del faccia a faccia a Roma un elemento che non era emerso alla presentazione del piano targato Antonio Filosa, il nuovo ad dallo scorso luglio, negli Usa.

I dettagli del piano

Il costruttore investirà solo in Italia 5 miliardi di euro entro il 2030 in ricerca e sviluppo. Risorse che saranno destinate a nuove piattaforme, intelligenza artificiale, motorizzazioni e tecnologie per accompagnare la transizione dell’auto. Soldi che hanno già portato all’assunzione di …

ROMA – Stellantis prova a rassicurare i sindacati metalmeccanici sul futuro del gruppo in Italia, Paese che secondo il numero uno dell’Europa, Emanuele Cappellano, rimane al centro della strategia del costruttore nato dalla fusione tra Fca e Psa. Tanto che Cappellano, per sostenere la sua linea, butta sul tavolo del faccia a faccia a Roma un elemento che non era emerso alla presentazione del piano targato Antonio Filosa, il nuovo ad dallo scorso luglio, negli Usa.

I dettagli del piano

Il costruttore investirà solo in Italia 5 miliardi di euro entro il 2030 in ricerca e sviluppo. Risorse che saranno destinate a nuove piattaforme, intelligenza artificiale, motorizzazioni e tecnologie per accompagnare la transizione dell’auto. Soldi che hanno già portato all’assunzione di 150 nuovi ingegneri, altri 150 arriveranno. Peccato che i sindacati vorrebbero avere delle indicazioni su cosa sforneranno questi ingegneri nei prossimi anni e soprattutto sul futuro di alcuni siti, come Cassino, per il quale Stellantis ha rimandato tutto a dicembre, Mirafiori e Termoli. Sullo sfondo resta il grande tema dell’auto europea, delle regole che si stanno studiando a Bruxelles per modificare la transizione all’elettrico, fissata al 2035, e le norme dell’Industrial Acceleration Act. E mentre a Roma sindacati e manager del costruttore si stavano confrontando è arrivato il monito del presidente di Confindustria Emanuele Orsini che, senza giri di parole, dice: “Sull’auto abbiamo sbagliato”. E invoca un cambio di passo della Unione Europea per non rischiare la desertificazione industriale del Vecchio continente a partire da settori chiave come l’auto.

Se il messaggio di Stellantis, a 48 ore dall'audizione di Filosa in Parlamento, è chiaro - nessuno stabilimento italiano è a rischio chiusura, la produzione non sarà ridotta e nei prossimi anni l’Italia dovrebbe vedere una crescita dei volumi – lo sono anche le preoccupazioni dei sindacati, che chiedono tempi, modelli e garanzie occupazionali. Per la Uilm però il piano segna una discontinuità rispetto al passato. Il neosegretario generale Davide Sperti parla di un progetto che “riporta l’azienda con i piedi per terra” e che corregge una visione europea troppo rigida, nella quale “il mercato andava quasi commissariato e non accompagnato”. Ma il giudizio positivo si ferma davanti al caso Cassino: “Uno stabilimento che ha lavorato 24 giorni da gennaio non può vivere di cassa integrazione. Entro fine anno vogliamo un piano operativo vero”. Attenzione anche su Termoli, dove per la Uilm “bisogna valorizzare i motori italiani e usarli su più modelli della galassia Stellantis”.

La reazione dei sindacati

La Fim-Cisl riconosce “un passo in avanti”, ma chiede risposte più concrete. Ferdinando Uliano sottolinea che “restano aperte questioni fondamentali per la sicurezza occupazionale”, a partire da Cassino e Termoli. La nuova Maserati Grecale assegnata allo stabilimento ciociaro entro il 2027 è considerata “un elemento importante, ma non sufficiente”. Più positive le indicazioni su Pomigliano, dove dal 2028 arriveranno almeno due nuove e-car, una a marchio Fiat, accanto alla Pandina che resterà in produzione fino al 2030, se non anche dopo se ci saranno le condizioni di mercato.

Molto più duro il giudizio della Fiom. Per Samuele Lodi “la situazione è estremamente preoccupante” e dall’incontro “non sono arrivate le risposte che servono ai lavoratori”. Il sindacato contesta anche lo stop alla Gigafactory in Italia: “È una scelta grave, mentre si annunciano nuove auto elettriche ma non si investe sulle batterie nel nostro Paese”. Critiche poi su Mirafiori, dove “i volumi della 500 ibrida non bastano”, e su Melfi, dove i cinque modelli previsti rischiano di non garantire piena saturazione”. Per la Fiom il punto è uno: “Non basta dire che gli stabilimenti non chiudono se poi i lavoratori restano in cassa integrazione”.

Più fiduciosa la Fismic Confsal. Sara Rinaudo vede “elementi importanti” nella conferma del perimetro industriale europeo, negli investimenti su prodotto e ricerca e nella strategia multi-energy. “La transizione non può essere affrontata con una sola tecnologia”, sostiene, indicando Mirafiori come un polo da rafforzare tra 500 ibrida, eDCT, ingegneria ed economia circolare. Anche Fismic, però, avverte: “Il futuro di Maserati e Cassino resta un nodo da sciogliere”.

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