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Bus, parcheggi e autostazioni: per il trasporto pubblico integrato serve oltre un miliardo

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Con 37,7 miliardi complessivi, sulla spinta del Pnrr, l’Italia ha investito massicciamente nel trasporto, ma siamo ancora lontani dai target. Lo studio del Politecnico di Milano per Anav
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ROMA – Costruire nuove linee della metro, potenziare bus e tram e abbassare l’età media della flotta non basta. Se l’Italia vuole centrare i target europei sulla “diversione modale”, ossia sul passaggio dal trasporto privato a quello pubblico, deve fare un ulteriore sforzo. Economico e progettuale, stanziando risorse stabili e strutturali. È quanto emerge dallo studio del Politecnico di Milano realizzato per il convegno di Anav, l’Associazione nazionale autotrasporto viaggiatori.

Spostare i passeggeri dalle automobili a bus, tram, metro, treni è tra gli obiettivi delle politiche dell’Ue, perché avrebbe effetti positivi nella riduzione sia delle emissioni di Co2 e altri inquinanti, sia degli incidenti, oltre all’impatto sulla mobilità ur…

ROMA – Costruire nuove linee della metro, potenziare bus e tram e abbassare l’età media della flotta non basta. Se l’Italia vuole centrare i target europei sulla “diversione modale”, ossia sul passaggio dal trasporto privato a quello pubblico, deve fare un ulteriore sforzo. Economico e progettuale, stanziando risorse stabili e strutturali. È quanto emerge dallo studio del Politecnico di Milano realizzato per il convegno di Anav, l’Associazione nazionale autotrasporto viaggiatori.

Spostare i passeggeri dalle automobili a bus, tram, metro, treni è tra gli obiettivi delle politiche dell’Ue, perché avrebbe effetti positivi nella riduzione sia delle emissioni di Co2 e altri inquinanti, sia degli incidenti, oltre all’impatto sulla mobilità urbana in termini di diminuzione di mezzi circolanti. Ma la cura del ferro non basta.

Gli investimenti realizzati

L’Italia ha speso 37,7 miliardi di euro tra fondi nazionali, regionali e locali sulla spinta del Pnrr. Di questi, 5,5 sono investimenti ad hoc nelle aree metropolitane. Il 72% per metropolitane, tram e bus rapid transit; il 25% destinate al rinnovo delle flotte, il 3% all’innovazione tecnologica e digitalizzazione. Uno sforzo he ha permesso di far scendere l’età media dei mezzi ai minimi storici, 9,7 anni nel 2026 e 8,2 se si considerano il solo trasporto urbano.

Ma il Politecnico suona un campanello d’allarme: “In assenza di uno stanziamento strutturale e permanente da 500 milioni di euro all'anno, la flotta è destinata a invecchiare rapidamente, superando i 12 anni di media già entro il 2030, con un ritorno al punto di partenza”, si legge nel report realizzato dal professor Pierluigi Coppola del dipartimento di Meccanica.

Obiettivi lontani

Il “salto” verso il trasporto pubblico chiesto all’Italia è del 10%. È il boost che gli investimenti dovrebbero produrre in termini di diversione modale. Ma per ora il nostro Paese, nonostante le risorse messe all’opera, è fermo al 2,8%. “Un risultato importante – è scritto nello studio – ma lontano dal target fissato dal Pnrr e dagli obiettivi europei”. C’è il tabù italiano dell’auto privata, mezzo dominante che assorbe l’80% della domanda totale di mobilità, mentre il tpl solo in aree metropolitane supera il 20% e mediamente si attesta al 13-15%. Ma da solo non spiega la difficoltà a trasferire più rapidamente i passeggeri su questa seconda modalità di trasporto.

Per estendere l'efficacia degli investimenti miliardari sulla rete fissa metropolitana e intercettare la domanda delle aree diffuse (tanti centri distanti tra loro), lo studio individua una leva fondamentale: l’integrazione ferro-gomma e lo sviluppo dei servizi di collegamento extraurbani. Non basta realizzare nuove linee e nuove stazioni di metropolitana se poi rimangono isolate. Secondo il Politecnico, nelle aree in esame si dovranno realizzare quattro nuove autostazioni (a Milano, Genova, Catania, Napoli) e sei nuovi parcheggi di interscambio. Non solo. Deve aumentare il numero di chilometri percorso dai bus di 30 milioni all’anno, circa il 15% in più nelle aree limitrofe alle stazioni. Ed è necessario potenziare le flotte, con l’acquisto di 880 mezzi dedicati all’intermodalità.

I costi

Per farlo, e far crescere la diversione modale complessiva di 0,7 punti al 3,5% bisogna stanziare 800 milioni di euro all’anno aggiuntivi sul Fondo nazionale trasporti e prevedere un piano permanente da 500 milioni all’anno per il rinnovo delle flotte. Secondo lo studio, le risorse potrebbero essere così ripartite: un investimento tra i 220 e i 440 milioni di euro per i nuovi autobus, oltre a 130 milioni per hub e parcheggi. Saranno poi necessari tra i 75 e i 115 milioni di euro all’anno come corrispettivo aggiuntivo per l’esercizio del servizio su gomma (circa 800 milioni nel periodo programmatico).

Per massimizzare l’efficacia dell’investimento, allo sforzo economico dovrebbero essere affiancate politiche di disincentivo all’uso dell’auto privata nei nodi urbani “attraverso politiche tariffarie (tariffe della sosta e pedaggi), l'estensione delle Ztl e l'istituzione generalizzata di Low Emission Zone (Lez), zone 30 km/h.

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