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Bending Spoons oltre i 25 miliardi, il tech italiano sbanca il Nasdaq

Parte del team di Bending Spoons a Wall Street nel giorno della quotazione

 

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Nella prima giornata di contrattazioni a Wall Street il titolo della società italiana ha guadagnato quasi il 40%. Raccolti 1,5 miliardi per altre acquisizioni
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ROMA – Per un giorno il Nasdaq, il listino dei campioni tecnologici, parla italiano. È l’italiano globale di Bending Spoons, la startup milanese diventata grande – enorme, per i nostri standard – acquisendo una dopo l’altra “vecchie” aziende digitali in crisi o in stallo, alcune notissime come Evernote, Eventbrite, WeTransfer o Aol, e ristrutturandone processi, forza lavoro e prodotti per estrarre valore inespresso. Ieri i quattro amici-fondatori Luca Ferrari (anche ceo), Matteo Danieli, Luca Querella e Francesco Patarnello, insieme a decine di “spooners” di nero vestiti, hanno suonato la campanella di avvio delle contrattazioni a Wall Street. L’accoglienza degli investitori è stata calorosa. Il prezzo dell’Ipo, 29 dollari per azione, era già superiore alla forchetta di offerta, riconoscendo alla società una valutazione di 18,4 miliardi, ma alla fine della prima giornata il titolo – BSP – è salito del 40%, proiettando la valutazione oltre i 25 miliardi di dollari. Bending Spoons balza…

ROMA – Per un giorno il Nasdaq, il listino dei campioni tecnologici, parla italiano. È l’italiano globale di Bending Spoons, la startup milanese diventata grande – enorme, per i nostri standard – acquisendo una dopo l’altra “vecchie” aziende digitali in crisi o in stallo, alcune notissime come Evernote, Eventbrite, WeTransfer o Aol, e ristrutturandone processi, forza lavoro e prodotti per estrarre valore inespresso. Ieri i quattro amici-fondatori Luca Ferrari (anche ceo), Matteo Danieli, Luca Querella e Francesco Patarnello, insieme a decine di “spooners” di nero vestiti, hanno suonato la campanella di avvio delle contrattazioni a Wall Street. L’accoglienza degli investitori è stata calorosa. Il prezzo dell’Ipo, 29 dollari per azione, era già superiore alla forchetta di offerta, riconoscendo alla società una valutazione di 18,4 miliardi, ma alla fine della prima giornata il titolo – BSP – è salito del 40%, proiettando la valutazione oltre i 25 miliardi di dollari. Bending Spoons balza così tra le prime venti società italiane per capitalizzazione, sopra Telecom, Mediobanca e Snam.

Risorse lo shopping

Il collocamento – di cui J.P. Morgan, Goldman Sachs e Allen & Company sono stati lead book-running manager – frutta alla società una raccolta di circa 1,5 miliardi di euro, che potrà usare per proseguire la sua strategia di acquisizioni e ristrutturazioni. Il ceo Ferrari ha detto che sono già state individuate un migliaio di potenziali prede, e la rivoluzione dell’IA potrebbe favorirla creando nuovi “vinti” da rilanciare.

Il modello di Bending Spoons è un ibrido tra private equity (che però non vende le aziende che compra) e società tecnologica. Un modello capace fin da subito di garantire ritorni e che ha convinto i più grandi investitori istituzionali americani, anche se – secondo i critici – non innovativo nel senso più trasformativo della parola. Al momento il portafoglio di cinquanta app “vale” 500 milioni di utenti, di cui 9 milioni paganti, la prima fonte di ricavi davanti alla pubblicità. Ha chiuso il 2025 con un fatturato di 1,3 miliardi di euro e un margine operativo di 600 milioni, entrambi in crescita esponenziale. Dovrà ora mostrare di saper continuare a individuare prede e ristrutturarle anche su scala più ampia, mantenendo sotto controllo il debito.

Un campione italiano

Intanto l’Italia può celebrare un caso di successo raro nel suo ecosistema tecnologico. Fondata nel 2013 da quattro giovani ingegneri al ritorno da una specializzazione in Danimarca, Bending Spoons – come i “cucchiai che si piegano” di Matrix – impiega oggi 700 informatici da tutto il mondo, per lo più ventenni, reclutati tra migliaia di candidature. Le quote azionarie in mano ai cofondatori, nessuno dei quali ha venduto in Ipo, li proiettano ai piani alti della classifica dei miliardari tricolori, per una volta non per eredità. Festeggiano anche gli investitori della prima ora come Tamburi, che ha detto di aver mantenuto dopo l’Ipo quasi intatta la sua quota al 2,5%, credendo che la società possa continuare a crescere ancora. Nelle interviste, d’altra parte, Ferrari dice sempre che l’ambizione di Bending Spoons è diventare «l’azienda migliore del mondo».

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