MILANO – La tanto attesa assemblea di Delfin, la finanziaria della famiglia Del Vecchio, si conclude con l’approvazione del bilancio 2025 che presenta un utile di 1,5 miliardi, una distribuzione di dividendi al minimo statutario (10%) e la nomina di due commissari che avranno accesso alle carte del cda ma senza poteri specifici. Quindi non si è verificato alcun riassetto della compagine azionaria, tema di cui si discuteva informalmente da almeno tre mesi a questa parte. Il socio che voleva acquistare le azioni dei fratelli, Leonardo Maria Del Vecchio (Lmdv), non si è presentato alla riunione lussemburghese. Al suo posto ha inviato una lettera in cui parla di «criticità irrisolte» in seno alla holding e di un «board inerte» a fronte delle sue richieste. Ma Leonardo Maria resta «fiducioso» di trovare una soluzione e starebbe già lavorando a una strada alternativa per sbloccare l’impasse.
MILANO – La tanto attesa assemblea di Delfin, la finanziaria della famiglia Del Vecchio, si conclude con l’approvazione del bilancio 2025 che presenta un utile di 1,5 miliardi, una distribuzione di dividendi al minimo statutario (10%) e la nomina di due commissari che avranno accesso alle carte del cda ma senza poteri specifici. Quindi non si è verificato alcun riassetto della compagine azionaria, tema di cui si discuteva informalmente da almeno tre mesi a questa parte. Il socio che voleva acquistare le azioni dei fratelli, Leonardo Maria Del Vecchio (Lmdv), non si è presentato alla riunione lussemburghese. Al suo posto ha inviato una lettera in cui parla di «criticità irrisolte» in seno alla holding e di un «board inerte» a fronte delle sue richieste. Ma Leonardo Maria resta «fiducioso» di trovare una soluzione e starebbe già lavorando a una strada alternativa per sbloccare l’impasse.
Il cda di Delfin non solo non ha approvato nei giorni scorsi la “lettera di patronage” necessaria a Lmdv per ottenere dalle banche 10 miliardi di finanziamento per rilevare dai fratelli Luca e Paola il 25% di Delfin, ma non ha neanche accolto la sua richiesta di escludere dall’assemblea e dal voto il fratello Rocco Basilico. Al quale è stata confermata dal board la regolarità della sua iscrizione a libro soci avvenuta nel 2022 e dunque il pieno esercizio dei poteri, incluso il voto.
I sette soci hanno approvato all’unanimità il bilancio 2025 ma non sono riusciti a mantenere la stessa compattezza sulla distribuzione dei dividendi. Luca, Clemente e Paola Del Vecchio si sono opposti a distribuire utili oltre il 10% minimo previsto dallo statuto, delibera che necessitava del consenso di 6 soci su 8. Luca, Clemente e Paola confermano così la loro strategia di ostruzionismo, che ormai da quattro anni tiene bloccato il completamento della successione di Leonardo Del Vecchio.
Luca e Paola (e in prospettiva anche Clemente) erano pronti ad abbandonare la Delfin con in tasca un assegno da 5 miliardi a testa, se Leonardo Maria fosse riuscito nella sua impresa di acquistare le loro azioni. Ma poiché non ce l’ha fatta allora ritornano a premere su Delfin per avere indietro la liquidità della holding. E anche approvando la nomina di due commissari, Lara Forte e Fabio Scoyni (Marco Talarico, non è passato) che vigileranno sull’operato del board senza peraltro avere alcun potere operativo. Inoltre, a quanto risulta a Repubblica, Luca e Paola ora potrebbero chiedere a Leonardo Maria i 500 milioni di penale che il contratto firmato con loro prevedeva.
La situazione è dunque di nuovo bloccata e l’unico modo per uscire dallo stallo per i soci Delfin è fare appello al giudice lussemburghese affinché autorizzi il trasferimento dei singoli pacchetti azionari dalle persone fisiche a società dalle stesse controllate. Paola e Luca avevano già intrapreso questa strada a novembre 2025 e con ogni probabilità saranno seguiti da Leonardo Maria, Clemente e Basilico.
Ieri Leonardo Maria, Clemente e Basilico hanno fatto richiesta all’assemblea Delfin per il trasferimento delle loro azioni, ma tutti sono stati bocciati dal momento che per questo passaggio occorre l’unanimità. Entro tre mesi possono appellarsi al giudice del Lussemburgo che dovrebbe approvare il trasferimento. Il risultato di tutto ciò è che la Delfin è in grande salute finanziaria ma la successione Del Vecchio è bloccata, quattro soci su otto vorrebbero monetizzare le proprie partecipazioni mentre Lmdv vuole rendere bancabile la sua partecipazione. Un segnale potrebbe venire dal board se si creasse al suo interno un consenso affinché sia la stessa Delfin ad acquistare le azioni dei soci che vogliono uscire. La liquidità non manca e per reperire le risorse si potrebbero vendere le partecipazioni finanziarie (Mps, Unicredit, Generali) che in Borsa hanno raggiunto quotazioni molto elevate.