Stellantis torna a crescere in Italia: la produzione sale del 13,7%. Ma Cassino crolla ancora
ROMA – C’è una curva che risale. Nella prima parte del 2026Stellantis in Italia passa da 221.885 veicoli a 252.223, segnando un +13,7%. Un aumento che suona come una boccata d’ossigeno dopo due anni di contrazione. I volumi tornano a crescere in quasi tutti i poli produttivi, tranne a Cassino, dove la situazione precipita ancora. Per la Fim-Cisl, il segretario Ferdinando Uliano non usa giri di parole: "Quella della fabbrica laziale è una situazione grave".
Secondo il report sindacale sui dati di produzione del primo semestre 2026, Stellantis nel Paese ha realizzato 158.193 autovetture (+27,7%) e 94.030 veicoli commerciali (-4%). La ripresa complessiva è dunque reale: le auto recuperano ritmo, i commerciali tengono comunque su livelli importanti ma risentono di aggiustamenti industriali. La previsione per tutto il 2…
ROMA – C’è una curva che risale. Nella prima parte del 2026Stellantis in Italia passa da 221.885 veicoli a 252.223, segnando un +13,7%. Un aumento che suona come una boccata d’ossigeno dopo due anni di contrazione. I volumi tornano a crescere in quasi tutti i poli produttivi, tranne a Cassino, dove la situazione precipita ancora. Per la Fim-Cisl, il segretario Ferdinando Uliano non usa giri di parole: "Quella della fabbrica laziale è una situazione grave".
Secondo il report sindacale sui dati di produzione del primo semestre 2026, Stellantis nel Paese ha realizzato 158.193 autovetture (+27,7%) e 94.030 veicoli commerciali (-4%). La ripresa complessiva è dunque reale: le auto recuperano ritmo, i commerciali tengono comunque su livelli importanti ma risentono di aggiustamenti industriali. La previsione per tutto il 2026, nel quadro nazionale, è appena sopra i 500mila veicoli. Un miglioramento rispetto al 2025, soprattutto per il contributo di produzioni attese lungo l’anno. L’andamento, però, non è uniforme. E quando si scende nello specifico degli stabilimenti, la situazione cambia.
I nuovi modelli spingono i volumi: +27,7% sulle auto, ma la mappa resta a due velocità L’aumento delle autovetture è legato alle nuove produzioni e alla ripartenza di alcune linee dopo l’anno nero del 2025. In particolare, la crescita delle auto è “trainata dalle nuove produzioni”: Jeep Compass a Melfi (+88,4% a 35.920 unità da 19.070) e 500 ibrida a Mirafiori (+134,4% 36.048 unità nel semestre da 15.315 del 2025) indicano la direzione. Discorso a parte per Modena, per il quale la crescita consistente è determinata dal trasferimento a fine 2025 delle produzioni di Maserati GranCabrio e GranTurino provenienti da Torino.
Lo stabilimento di Pomigliano d’Arco di fatto mantiene gli stessi volumi del 2025, mentre Cassino perde 1/3 della produzione già molto bassa del 2025. Lo stabilimento di veicoli commerciali di Atessa (Abruzzo), pur rimanendo quello con i maggiori volumi produttivi (circa 94.020 unità, pari al 37,3% della produzione italiana), registra una flessione del -4% rispetto al primo semestre del 2025, recuperando ulteriormente rispetto al 1°trimestre 2026, questo a causa all’adeguamento della capacità produttiva della nuova verniciatura.
Cassino, simbolo della difficoltà
Nel primo semestre 2026 a Cassino la produzione crolla: -6.700 veicoli -36,2% rispetto al 2025. Nel dettaglio, nello stabilimento laziale le unità prodotte si distribuiscono così: Alfa Romeo Giulia e Stelvio 4.125, Maserati Grecale 2.575. Il quadro peggiora rispetto già a un 2025 deludente: il sindacato ricorda che "lo scorso anno Cassino chiude con meno di 20.000 vetture". E per il 2026 le stime indicano un ulteriore calo, fino a circa "13.000 unità".
Secondo la Fim-Cisl l’occupazione è scesa a circa 2.130 addetti, l’attività produttiva è ridotta a "poco più di 5-6 giorni lavorativi al mese", nei primi sei mesi si lavorano "39 giornate" con circa 1.400 lavoratori presenti. Oltre 500 persone sono coinvolte in contratti di solidarietà e le fermare collettive sono state 82.
Stellantis, nei tavoli sindacali, ha comunicato l’impegno a mantenere produzioni per serie speciali di Giulia e Stelvio fino al 2027 e, dal 2027 l’avvio della nuova Maserati Grecale. Questo, per il sindacato, è positivo: si parla di continuità. Ma resta l’altra faccia della medaglia. La definizione completa—soprattutto su "due future Maserati" e sul progetto Alfa Romeo è stata "rinviata a fine anno legata alla discussione in corso con due possibili partner". E per Cassino, mesi di attesa in più significano mesi di produzione anemica e di ricadute sociali. Uliano sottolinea proprio la gravità del rinvio: "Pesa tantissimo”, dice, “in una situazione di bassissimi livelli produttivi”.
Torino e Melfi in ripresa
A Torino la ripresa ha una faccia: Mirafiori. Le nuove produzioni della 500 ibrida sembrano aver fermato il trend negativo. A febbraio sono entrate in fabbrica 600 nuove risorse e da marzo è partito un secondo turno: il sindacato parla del graduale superamento della cassa integrazione. Il target aziendale per il 2026 è circa 100.000 vetture, ma “difficile” centrarlo: più probabile un assestamento intorno alle 80.000.
A Melfi, la Jeep Compass accelera: 35.920 veicoli, crescita quasi esplosiva nel confronto semestrale. Ma anche lì il sindacato avverte: ci si sta muovendo dopo anni di difficoltà, e i volumi restano lontani dai tempi pre-contrazione.
Mancano ancora risposte
Rispetto al piano industriale mancano ancora delle risposte sul futuro di Maserati e di Alfa Romeo, oltre che su Termoli e sul rafforzamento di Mirafiori. Risposte che dovrebbero arrivare entro fine anno. Sul fronte occupazionale per il 2026, si prevede — salvo Cassino e Pomigliano, dove nel 2028 partirà la produzione di e-car — un calo dell’uso degli ammortizzatori sociali. In alcuni contesti, persino un possibile incremento dell’occupazione tramite nuove assunzioni.
La transizione europea: serve un piano industriale, non solo norme
A Bruxelles, e a livello nazionale, si discute della transizione. Fim-Cisl riconosce l’avvio di un segnale: la revisione del regolamento sulle emissioni sarebbe un passo utile se semplifica e rafforza l’impianto, senza vanificare gli investimenti sull’elettrico. Ma il nodo, per il sindacato, resta strutturale: la crisi dell’automotive non si risolve con strumenti regolatori. "Serve — scrive Uliano — un piano industriale europeo espansivo, con risorse paragonabili al Next Generation Eu e un nuovo Fondo europeo. Serve intervenire sul costo dell’energia e sulla convenienza del rinnovamento del parco circolante. E serve accompagnare la transizione garantendo sostenibilità ambientale, sociale e occupazionale. Se la politica industriale tarda paga la comunità intera".