ROMA – Ancora un rialzo, altri 188 mila barili di al giorno ad agosto rispetto alla produzione di luglio. L’Opec+, da cui sono usciti gli Emirati Arabi Uniti a maggio per decidere in autonomia quanto greggio estrarre e mettere in commercio, ha deciso di aumentare ancora la quantità di petrolio prodotta per “sostenere la stabilità del mercato petrolifero”. Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman avevano adottato tagli volontari alla produzione nel 2023 e ora “il graduale ritiro” da quella scelta “potrà essere accelerato, sospeso o invertito in funzione dell’evoluzione delle condizioni di mercato.
Il nodo Hormuz
Intanto è da mesi che l’Opec+ decide di aumentare la produzione mensile, ma almeno negli ultimi 3-4 mesi questo impegno ven…
ROMA – Ancora un rialzo, altri 188 mila barili di al giorno ad agosto rispetto alla produzione di luglio. L’Opec+, da cui sono usciti gli Emirati Arabi Uniti a maggio per decidere in autonomia quanto greggio estrarre e mettere in commercio, ha deciso di aumentare ancora la quantità di petrolio prodotta per “sostenere la stabilità del mercato petrolifero”. Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman avevano adottato tagli volontari alla produzione nel 2023 e ora “il graduale ritiro” da quella scelta “potrà essere accelerato, sospeso o invertito in funzione dell’evoluzione delle condizioni di mercato.
Il nodo Hormuz
Intanto è da mesi che l’Opec+ decide di aumentare la produzione mensile, ma almeno negli ultimi 3-4 mesi questo impegno veniva di fatto sterilizzato dalla delicata situazione nello stretto di Hormuz. Tra giacimenti danneggiati e blocco marittimo di fatto nulla o quasi è transitato da quella lingua di mare larga appena 33 chilometri tra Iran e Oman, da cui prima della guerra transitavano ogni giorno circa 17-18 milioni di barili di petrolio, pari a circa il 20% della domanda mondiale, e oltre un quarto delle esportazioni globali di gas naturale liquefatto (Gnl), provenienti soprattutto dal Qatar.
Gli ultimi aumenti
Nonostante l’uscita degli Emirati e le tensioni nello stretto, l’Opec+ aveva proseguito nella sua strategia stabilendo 206 mila barili in più a giorno a marzo e aprile e 188 mila a maggio e giugno. Gli effetti di questi ultimi rialzi, e quello appena votato, dovrebbero scaricarsi sul mercato con un raffreddamento dei prezzi. Anche se la situazione a Hormuz rimane complicata, il passaggio di greggio non è tornato ai livelli pre-crisi e i timori che possa tornare a essere sigillato aumentano la sfiducia. La prossima riunione dell’organizzazione è fissata per il 2 agosto, intanto nella stessa giornata l’Iraq ha annunciato di aver siglato un accordo con la statunitense Halliburton per la gestione di due giacimenti nel sud del Paese, Bin Omar e Sinbad. che punta a incrementare la produzione di idrocarburi.