Indagine sui social Meta, l’esperta: “La legge può prevenire i danni, la salute va tutelata”
di Pier Luigi PisaROMA – «Non è severità, è metodo legislativo». Giusella Finocchiaro, avvocata e professoressa di diritto privato e di diritto dell’intelligenza artificiale all’Università di Bologna, legge così l’accusa di Bruxelles a Meta riguardo agli algoritmi di Facebook e Instagram che possono creare dipendenza. «L’Europa non vuole punire, intende prevenire i rischi».
Se si pensa agli Stati Uniti, è un approccio opposto...
«Negli Usa intervengono dopo, quando il danno si è già verificato, con cause individuali o class action che puntano al risarcimento. Le regole esistono anche lì, si applicano solo più tardi».
Tra i due, a suo avviso, qual è preferibile?
«Quello che le posso dire è che l’Ue nell’ultimo periodo ha spinto troppo sull’overregulation. E questo vale anche per l’IA. Ha emanato troppe regole, fra loro a volte incoerenti, che scendono troppo nel dettaglio. Non stiamo discutendo dei princìpi. Sono convinta che la salute in particolare dei minori vada tutelata. Il punto è come arrivare a …
ROMA – «Non è severità, è metodo legislativo». Giusella Finocchiaro, avvocata e professoressa di diritto privato e di diritto dell’intelligenza artificiale all’Università di Bologna, legge così l’accusa di Bruxelles a Meta riguardo agli algoritmi di Facebook e Instagram che possono creare dipendenza. «L’Europa non vuole punire, intende prevenire i rischi».
Se si pensa agli Stati Uniti, è un approccio opposto...
«Negli Usa intervengono dopo, quando il danno si è già verificato, con cause individuali o class action che puntano al risarcimento. Le regole esistono anche lì, si applicano solo più tardi».
Tra i due, a suo avviso, qual è preferibile?
«Quello che le posso dire è che l’Ue nell’ultimo periodo ha spinto troppo sull’overregulation. E questo vale anche per l’IA. Ha emanato troppe regole, fra loro a volte incoerenti, che scendono troppo nel dettaglio. Non stiamo discutendo dei princìpi. Sono convinta che la salute in particolare dei minori vada tutelata. Il punto è come arrivare a questo obiettivo».
Il design di una piattaforma che crea dipendenza basta a fondare una sanzione?
«È un argomento abbastanza nuovo, anche se qualche mese fa una sentenza americana andava nella stessa direzione. Ha una sua consistenza. Vedremo come reggerà alle difese di Meta e all’eventuale vaglio della Corte di giustizia».
La Commissione Ue deve dimostrare un danno concreto ai singoli o basta provare che Meta ha sottovalutato i rischi legati agli algoritmi?
«Casi concreti possono essere portati a sostegno, ma non sono il presupposto: qui si giudica quello che potrebbe verificarsi in futuro. Parliamo di pericoli potenziali, non di danni già avvenuti. La nozione stessa di rischio riguarda ciò che potrebbe accadere, l’evento avverso da evitare».
Meta ricorda di aver introdotto strumenti utili a proteggere i minori. L’Ue replica che la disponibilità formale è diversa dall’efficacia reale, perché genitori e tutori devono disporre di “competenze tecniche adeguate”.
«Il giudizio è difficile, perché bisogna stabilire quanto sia complesso usare quelle misure. La Commissione alza l’asticella: non devono essere solo utilizzabili, ma facili da usare».
Come si stabilisce se sono sufficientemente semplici?
«Lo standard resta quello del consumatore medio: né l'utente espertissimo né chi non ha mai acceso un computer».
Il problema è solo giuridico?
«Credo che esista anche un tema politico, di sovranità digitale europea. Le piattaforme social sono sicuramente grandi poteri privati non europei».