MILANO – L'offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) di Poste Italiane su Tim, annunciata lo scorso marzo, parte oggi, per chiudersi l'11 settembre, salvo proroghe.
Gli obiettivi industriali
Come spiega il documento informativo redatto dalle Poste, "l’obiettivo alto" dell'operazione "è la costruzione della più grande piattaforma connessa d’Italia". Ciò come "naturale evoluzione di un disegno strategico" che le Poste hanno costruito negli ultimi nove anni, con l'intento di "diventare non soltanto il più grande network distributivo del Paese, ma la sua principale piattaforma di infrastruttura digitale intelligente".
Tra gli obiettivi, si segnala perciò "mettere a fattor comune gli asset e le competenze che per loro natura hanno una forte complementarità. Da un lato l’infrastruttura di Tim, con data center e connettività, dall’altro gli asset e le competenze specialistiche di Poste sviluppati nella trasformazione digitale in ambito cloud ibrido e AI", ossia intelligenza artificiale.
…MILANO – L'offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) di Poste Italiane su Tim, annunciata lo scorso marzo, parte oggi, per chiudersi l'11 settembre, salvo proroghe.
Gli obiettivi industriali
Come spiega il documento informativo redatto dalle Poste, "l’obiettivo alto" dell'operazione "è la costruzione della più grande piattaforma connessa d’Italia". Ciò come "naturale evoluzione di un disegno strategico" che le Poste hanno costruito negli ultimi nove anni, con l'intento di "diventare non soltanto il più grande network distributivo del Paese, ma la sua principale piattaforma di infrastruttura digitale intelligente".
Tra gli obiettivi, si segnala perciò "mettere a fattor comune gli asset e le competenze che per loro natura hanno una forte complementarità. Da un lato l’infrastruttura di Tim, con data center e connettività, dall’altro gli asset e le competenze specialistiche di Poste sviluppati nella trasformazione digitale in ambito cloud ibrido e AI", ossia intelligenza artificiale.
I numeri del nuovo gruppo
Inserita nel Gruppo Poste, Tim "rappresenterebbe un acceleratore per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione e delle imprese italiane". Il nuovo gruppo "si configurerebbe come una delle principali piattaforme integrate in Italia nei servizi di connettività, servizi finanziari, assicurativi e di logistica", con ricavi aggregati pari a circa 26,9 miliardi, un risultato operativo di 4,8 miliardi e un numero di dipendenti superiore a 150mila.
I data center di prossimità
In particolare, facendo leva sulla capillare presenza fisica degli uffici postali, l'Opas su Tim "consentirà di creare un asset immobiliare distribuito, dove selezionati centri di smistamento di Poste convertibili in nodi edge (server per l'elaborazione di informazioni, ndr), unici in Italia per distribuzione e adattabilità, abbinati alla rete di siti tecnici Tim, possono rappresentare la base fisica per i futuri data center di prossimità".
Le sinergie e i costi
Tra gli altri obiettivi delle Poste in caso di successo dell'offerta, c'è portare Tim fuori da Piazza Affari (delisting), "al fine di perseguire gli obiettivi di integrazione, di creazione di sinergie e di crescita del gruppo Poste".
Già da marzo le Poste avevano identificato un potenziale complessivo di sinergie prima delle imposte pari almeno a 0,7 miliardi annui a regime. Di questi, 0,5 miliardi sono riconducibili a risparmi di costo mentre le sinergie sui ricavi sono stimate in 0,2 miliardi. Gli oneri "una tantum" necessari per il conseguimento delle sinergie sono visti a 0,7 miliardi prima delle imposte e si prevede che saranno sostenuti prevalentemente nel 2026 e nel 2027.
La soglia del 67% del capitale
Affinché le sinergie possano essere raggiunte appieno, le Poste dovranno riuscire a raggiungere almeno il 66,67% del capitale di Telecom Italia, cioè la "condizione soglia" alla base dell'offerta stessa. Tuttavia, si precisa nel documento di offerta, se tale soglia minima non dovesse essere raggiunta, Poste si riserva la facoltà di rinunciare a tale condizione. Non è invece intenzione dell’offerente procedere a una fusione con Tim, "al fine di preservare l’avviamento operativo dell’emittente nei settori specifici di riferimento".
Le garanzie sull'occupazione
L'Opas non prevede impatti sull'occupazione di Tim. "Alla data del documento di offerta - spiegano le Poste - non si prevede di apportare modifiche sostanziali ai contratti di lavoro dei dipendenti di Tim e delle società facenti parte del gruppo Tim. Pertanto, non si prevede che l'offerta abbia conseguenze negative dirette sul complessivo organico del gruppo quanto a condizioni di lavoro o di impiego". Inoltre, "è ragionevole ritenere che in caso di perfezionamento dell'offerta non vi saranno impatti sul capitale umano e sui siti operativi esistenti di Poste Italiane e Tim".
Quanto vale l'offerta
Per conquistare Telecom Italia, Poste mette sul piatto 1,67 euro in contanti e 0,218 azioni ordinarie proprie di nuova emissione per ogni titolo della società telefonica. Ai prezzi di Borsa di venerdì, questo significa attribuire a ogni azione del gruppo guidato da Pietro Labriola un valore di 7,739 euro (7,847 la chiusura di Tim del 17 luglio a Piazza Affari).
Al momento dell'annuncio dell'Opas, a marzo, il controvalore massimo dell'offerta ammontava a 10,83 miliardi. Poiché però da allora le quotazioni delle azioni delle Poste a Piazza Affari sono cresciute, ai prezzi odierni si può calcolare un controvalore massimo di circa 13,2 miliardi. Una cifra che risulta dalla somma della componente in denaro dell'offerta, fissa a 2,85 miliardi, più quella in azioni, oggi pari a 10,35 miliardi di euro (7,98 miliardi a marzo).
Il prestito delle banche
Per reperire le risorse per la parte in contanti dell'offerta, il gruppo guidato da Matteo Del Fante l'8 luglio ha stipulato un contratto per prestito fino a 2,85 miliardi con Mediobanca come banca agente e Bnp Paribas, Deutsche Bank, Intesa Sanpaolo, Jp Morgan e Unicredit come banche finanziatrici. Rothschild & Co ha agito come consulente (debt advisor) finanziario di Poste per la raccolta delle risorse. Il prestito ha una durata di 18 mesi che può essere estesa fino a 24. Jp Morgan, Bnp Paribas e Mediobanca ricoprono anche il ruolo di consulenti della Poste nell'operazione su Tim, con Morgan Stanley (a cui è stato affidato il parere di congruità), Intermonte e Intesa Sanpaolo-Imi (le ultime due incaricate del coordinamento della raccolta delle adesioni).
L'azionariato del nuovo gruppo
Oggi le Poste, che possiedono il 20,1% di Tim, rappresentano una società quotata in Borsa a controllo pubblico, perché il 29,26% del capitale è in mano al ministero dell'Economia mentre il 35% è di Cdp (della quale a sua volta il Mef possiede oltre l'80 per cento).
Il documento di offerta riporta le variazioni delle partecipazioni pubbliche nel gruppo Poste in uno scenario di acquisizione del 100% e del 67% di Tim. Nel primo caso, Cdp scenderebbe al 27,24% e il Tesoro al 22,77 del capitale. Nel secondo invece le quote sarebbero rispettivamente intorno al 30 e al 25 per cento. Tim, insomma, dopo la privatizzazione della fine degli anni Novanta, tornerebbe a essere un'azienda a controllo pubblico.