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Lo sfogo dei piloti: “ Le compagnie ci rimproverano per gli stop agli atterraggi pericolosi”

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L’Easa, agenzia europea per la sicurezza del volo, ha intervistato oltre 6.000 tra comandanti, primi ufficiali, assistenti di volo e addetti alle centrali operative dei vettori. Il nodo del lavoro precario: tanti contratti a termine
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ROMA – L’aereo è ormai vicino alla pista. Ma l’avvicinamento non è stabile, la velocità non sembra quella giusta, il vento complica la manovra. In quel momento, il comandante ha una via d’uscita sicura. Rispinge al massimo i motori, riprendendo quota. Tenterà l’atterraggio quando penserà che le condizioni sono più favorevoli.

Il rinvio si chiama riattaccata, in inglese go-around. Una procedura normale. Non certo una sconfitta del pilota: soltanto una scelta di prudenza.

Eppure una parte dei piloti europei ha avvertito una pressione, più o meno esplicita, perché quella riattaccata non venisse eseguita. Una pressione del datore di lavoro – la compagnia aerea – che può considerarla un problema. Il ritardo del velivolo nell’atterraggio crea un effetto domino rallentando i successivi decolli dello stesso aereo.

Un rapporto dell’Easa, l’Agenzia europea per la sicurezza aerea, segnala questo disagio mentre prova a misurare le condizioni di lavoro, la fatica e le pressioni commerciali sugli e…

ROMA – L’aereo è ormai vicino alla pista. Ma l’avvicinamento non è stabile, la velocità non sembra quella giusta, il vento complica la manovra. In quel momento, il comandante ha una via d’uscita sicura. Rispinge al massimo i motori, riprendendo quota. Tenterà l’atterraggio quando penserà che le condizioni sono più favorevoli.

Il rinvio si chiama riattaccata, in inglese go-around. Una procedura normale. Non certo una sconfitta del pilota: soltanto una scelta di prudenza.

Eppure una parte dei piloti europei ha avvertito una pressione, più o meno esplicita, perché quella riattaccata non venisse eseguita. Una pressione del datore di lavoro – la compagnia aerea – che può considerarla un problema. Il ritardo del velivolo nell’atterraggio crea un effetto domino rallentando i successivi decolli dello stesso aereo.

Un rapporto dell’Easa, l’Agenzia europea per la sicurezza aerea, segnala questo disagio mentre prova a misurare le condizioni di lavoro, la fatica e le pressioni commerciali sugli equipaggi. Dall’analisi emergono fattori, come i taciti rimproveri in caso di riattaccata, che possano insinuarsi nella cabina di pilotaggio e condizionare chi ha nelle mani la sicurezza del volo.

COME FUNZIONA LA RIATTACCATA 

Le agenzie di collocamento

La pressione a proseguire l’atterraggio, anziché interromperlo, viene segnalata dal 14,1% dei piloti delle compagnie regionali. La percentuale scende al 10,9% negli operatori “ACMI” (sono le società che noleggiano ad altre compagnie l’aereo insieme all’equipaggio). Il dato è dell’8,5% nei vettori low cost, del 7,2% nelle compagnie tradizionali e del 3,1% nel cargo.

La preoccupazione di ricevere un rimprovero è più forte nei piloti (non pochi) che hanno un contratto precario. Alcuni tra loro trovano soltanto lavori a breve attraverso agenzie di collocamento specializzate o contratti di lavoro autonomo. Qualche volta i vettori registrano il contratto in un Paese diverso da quello della compagnia pur di risparmiare sugli stipendi.

In questo scenario, il fascino del mestiere di pilota sta scemando in Europa. Il 46% degli intervistati considera la professione meno attraente rispetto a cinque anni prima e un altro 20% molto meno attraente. In tutto, circa due su tre.

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La vita privata

Pesano l’incertezza professionale, la scarsa stabilità, la difficoltà di conciliare il lavoro e la vita privata. Solo il 13%, tuttavia, ammette di essere molto propenso a cercare lavoro fuori dall’Europa nei successivi 12 mesi. Non c’è ancora il rischio di una fuga immediata verso altri mercati, ma è indubbio che qualcuno guardi alle compagnie mediorientali, per le migliori condizioni di lavoro.

Lo studio, pubblicato l’8 giugno 2026, raccoglie le risposte di oltre 6 mila piloti, assistenti di volo e addetti alle centrali operative delle compagnie europee.

Più di 2 mila persone hanno aggiunto commenti liberi, raccontando di turni serrati, riposi non completi, contratti precari, cambiamenti improvvisi dei programmi e difficoltà nel segnalare i problemi.

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