Sei assistenti di volo si sentono male. E il Roma-Filadelfia deve atterrare a Dublino
di Aldo FontanarosaROMA – Dopo il decollo dell’aereo, può capitare che un assistente di volo si senta poco bene. Può capitare che, a sentirsi male, siano un paio di assistenti di volo, visto che gli equipaggi fanno vita in comune e possono “scambiarsi” un’influenza. Ma quando il malessere investe sei assistenti contemporaneamente, la situazione diventa seria.
L’incredibile malessere collettivo si è manifestato sul volo di American Airlines partito da Roma Fiumicino sabato 25 luglio, verso le 12 e 40, con destinazione Filadelfia negli Usa. Lo scrive – sul social X – l’esperto JonNYC, poi rilanciato dalla stampa specializzata.
In volo, i piloti della compagnia statunitense fanno due conti: vertigini e capogiri stanno interessando 6 assistenti sui nove presenti a bordo, la maggioranza. Dunque i piloti prendono la decisione più prudente, a tre ore dal decollo e a sei dall’arrivo a destinazione.
Quando hanno già raggiunto l’Oceano Atlantico e i 12.000 metri di quota, decidono di virare verso l’Irlanda per a…
ROMA – Dopo il decollo dell’aereo, può capitare che un assistente di volo si senta poco bene. Può capitare che, a sentirsi male, siano un paio di assistenti di volo, visto che gli equipaggi fanno vita in comune e possono “scambiarsi” un’influenza. Ma quando il malessere investe sei assistenti contemporaneamente, la situazione diventa seria.
L’incredibile malessere collettivo si è manifestato sul volo di American Airlines partito da Roma Fiumicino sabato 25 luglio, verso le 12 e 40, con destinazione Filadelfia negli Usa. Lo scrive – sul social X – l’esperto JonNYC, poi rilanciato dalla stampa specializzata.
In volo, i piloti della compagnia statunitense fanno due conti: vertigini e capogiri stanno interessando 6 assistenti sui nove presenti a bordo, la maggioranza. Dunque i piloti prendono la decisione più prudente, a tre ore dal decollo e a sei dall’arrivo a destinazione.
Quando hanno già raggiunto l’Oceano Atlantico e i 12.000 metri di quota, decidono di virare verso l’Irlanda per atterrare a Dublino, sulla pista 28L, a causa di una “emergenza medica”. Proprio qui, sulla pista dello scalo, i paramedici prendono in carico i sei assistenti e anche un passeggero che accusa gli stessi sintomi.
I paramedici a bordo pista
La situazione è meno grave di quanto si temesse. Nessuno degli acciaccati ha bisogno del ricovero in ospedale. Quel che resta dell’equipaggio – composto anche da tre piloti – fa sbarcare i 281 passeggeri (tra cui molti vacanzieri italiani).
American Airlines non è in grado di allestire un equipaggio di riserva. Quindi alloggia negli alberghi della zona i passeggeri, che verranno sistemati sui collegamenti del giorno successivo.
Il vettore peraltro deve accertare la causa del malessere delle 7 persone prima di riportare il velivolo nei cieli. In una dichiarazione alla stampa di settore, la compagnia parla genericamente di uno “sgradevole odore a bordo”.
American Airlines dovrà verificare se i capogiri siano imputabili a un prodotto usato per la pulizia dell’aereo. Qualcosa di simile avvenne, nell’ottobre del 2019, su un volo partito da Londra Heathrow e diretto sempre a Filadelfia.
I vapori nocivi
Il personale addetto alla pulizia aveva lasciato un potente detergente chimico in un bagno. Al decollo, la bottiglia si era rovesciata impregnando la moquette. I vapori nocivi, sprigionati dal pavimento, avevano fatto svenire due assistenti di volo, sia pure per pochi minuti. Quella volta, i piloti dovettero atterrare in emergenza, sempre a Dublino in Irlanda.
Un’inchiesta della tv pubblica inglese Bbc indicò come possibile origine una perdita d’olio dall’Apu, un piccolo motore collocato generalmente nella coda dell’aereo. Ipotesi respinta da American Airlines.
A proposito dell’emergenza del 25 luglio 2026, American Airlines dovrà valutare anche il corretto funzionamento dei sistemi di condizionamento dell'aria che immettono aria nella cabina.
Una avaria anche parziale può ridurre i livelli di ossigeno causando primi sintomi di ipossia, con vertigini, stordimento, difficoltà di movimento ed euforia (ma non c’è cattivo odore).
In movimento
Questo tipo di guasto impatta molto di più sugli assistenti di volo che sono in movimento, impegnati nel servizio pasti. Quindi i loro corpi necessitano di più ossigeno per funzionare normalmente.
L’aereo in questione è un Boeing 787-9 di sette anni, modello Dreamliner, numero di registrazione N840AN, consegnato ad American Airlines nel 2019.