Le nuove Poste. Una rete estesa con dati e cloud per coprire tutti i servizi
di Aldo FontanarosaROMA – Poste, se e quando avrà in pancia la maggioranza delle azioni di Tim come punta a fare con l’offerta pubblica in corso, conterà su una rete commerciale senza precedenti nel Paese.
E insieme le due aziende - Poste la predatrice e Tim, la preda - disporranno di una quantità importante di informazioni sulle scelte (economiche), le abitudini, i desideri delle italiane e degli italiani.
Dati che permetteranno una profilazione puntuale e aggiornata di milioni di persone cui sarà suggerito - in modo mirato - l’acquisto dei servizi più diversi: dalle spedizioni al risparmio, dai contratti della luce fino a quelli per Internet.
Le incognite
E se comprare un pacchetto di servizi da un unico fornitore come Poste-Tim può sembrare un vantaggio, lo scenario apre delle incognite. Non sarà così semplice abbandonare un servizio specifico di Poste-Tim, se ci viene venduto intrecciato a tanti altri.
Insieme saranno un po’ dovunque. Poste Italiane è tuttora forte dei suoi 12.659 uffici postali mentre Tim porterà in dote oltre 4.000 punti vendita (in strada e nei centri commerciali).
A questo proposito, nei giorni scorsi, il numero uno di Poste, l’ad Matteo del Fante, ha assicurato che il marchio Tim certo non sparirà: semmai negozi dell’operatore delle tlc saranno integrati nella rete postale.
La forza del territorio
Questa ramificazione imponente verrà rafforzata dai 49.000 esercizi convenzionati, tra bar, edicole, tabaccherie. Luoghi dove - a seconda delle abilitazioni e del circuito - si può pagare un bollettino, un avviso PagoPA, dove si ricarica il cellulare o si ritira un pacco. Siamo di fronte a una presenza sul territorio diffusa come poche.
Gli sportelli bancari, in Italia, sono 19.000; le farmacie 20.000. Rafforzano questa rete i locker gialli di Poste dove – anche lì – si possono ritirare i pacchi (peraltro in qualsiasi orario risulti comodo). I locker erano 1.800 a fine marzo e saranno molte migliaia dopo l’alleanza con Dhl.
Insieme, Poste e Tim non hanno solo un radicamento fisico sul territorio. Dispongono anche di un bene immateriale che è il carburante (invisibile) dell’economia contemporanea: i dati.
Poste sa come i suoi clienti spendono i loro soldi (con la Postepay); come investono i risparmi; quanto comprano; e se sono affidabili nei pagamenti. Tim invece monitora le peregrinazioni che facciamo in Rete, con lo smartphone o il pc.
Le linee fisse e mobili
Parliamo di numeri imponenti perché l’operatore delle tlc ha 13 milioni di utenti “umani” nella telefonia cellulare (cui si aggiungono i 4,5 di Poste Mobile); e 6,9 milioni nelle linee fisse anche di Internet (e, in più, le 496.000 di Poste). Poste può anche contare sui dati dei 4 milioni di persone che ogni giorno usano la sua app “P”.
L’enorme disponibilità di dati e informazioni è una miniera che Poste, una volta acquisita la maggioranza di Tim, vuole sfruttare meglio che in passato.
Il progetto industriale prevede la costruzione di una grande piattaforma unitaria, capace di utilizzare l’analisi dei dati e l’intelligenza artificiale per individuare il cliente giusto e proporgli il prodotto più adatto.
Lo scambio dei database
Se un punto vendita di Tim o un ufficio postale ci offrirà un servizio che sembra ritagliato su misura delle nostre esigenze, non sorprendiamoci: Poste-Tim sa chi siamo e che cosa vogliamo.
Davvero questa piattaforma unica avrà libero accesso a tutti i dati? L’appartenenza allo stesso gruppo non autorizza lo scambio indiscriminato dei database. Ogni trattamento dovrà avere una base giuridica, finalità determinate e rispettare il principio di minimizzazione.
Quando si usa il consenso, questo deve essere libero, specifico, informato e inequivocabile; per il marketing diretto resta in campo il diritto di opposizione.
Dal conto alla connessione
Ma quali servizi ci offrirà Poste-Tim? Tanti, fin quasi a sovrapporsi con l’intera filiera dei nostri bisogni e desideri. Il cittadino troverà il conto BancoPosta dove custodire i risparmi e ricevere lo stipendio, la carta Postepay per gli acquisti nei negozi o in Rete, le più diverse assicurazioni, la fornitura di energia e il gas; ma anche il telefono cellulare e la connessione fissa.
In questo specifico segmento, il pallino sarà nelle mani di Tim che - scrive Poste nel documento di offerta - diventerà «l’unica fabbrica prodotto» delle tlc.
Preparerà le offerte telefoniche che saranno poi distribuite attraverso l’intera rete commerciale del gruppo e le sue app. Per il consumatore, lo scenario può essere maledettamente comodo.
I piccoli centri
Un solo sportello o una sola applicazione permetteranno di controllare una parte crescente delle spese familiari. La rete degli uffici postali potrebbe inoltre portare servizi telefonici e digitali nei piccoli centri, dove i negozi specializzati sono pochi.
Anche un’azienda troverà tante risposte allo stesso sportello. Oggi una piccola impresa può avere un fornitore per Internet, uno per il cloud (un archivio virtuale di informazioni in server remoti), uno per i pagamenti, uno per le spedizioni, un altro per le assicurazioni e un ultimo per la sicurezza informatica.
Poste-Tim vuole riunire tutte queste prestazioni in un solo catalogo. L’impresa potrà rivolgersi allo stesso gruppo per ottenere la connessione telefonica, conservare i dati, proteggersi dagli attacchi informatici, incassare i pagamenti, spedire i prodotti, assicurare i dipendenti e organizzare programmi di welfare aziendale.
Dall’inizio alla fine
Poste parla di offerta “end-to-end”: il fornitore accompagna il cliente dall’inizio alla fine senza costringerlo a costruire il mosaico dei servizi. E ancora.
Il nuovo gruppo punta a mettere insieme le competenze tecnologiche di Tim — anche attraverso società come Noovle, Olivetti e Telsy — con la rete commerciale e la capacità finanziaria di Poste. Alcuni centri di Poste, oggi usati per smistare lettere e pacchi, potranno essere utilizzati anche con un’altra missione.
Al loro interno verranno installati computer e sistemi collegati alla rete di Tim. Serviranno a gestire e conservare i dati vicino alle aziende e agli enti pubblici che li usano. Essendo più vicini, i dati potranno essere elaborati più rapidamente e i servizi digitali funzioneranno in modo più veloce ed efficiente. Il vantaggio per le imprese sarà la semplificazione.
Ridurre la burocrazia
Avere un interlocutore unico può ridurre la burocrazia, accelerare l’assistenza e rendere accessibili tecnologie che oggi sono costose o complesse. Il rischio è dipendere troppo da un solo fornitore per telefono, dati, pagamenti, credito, assicurazioni e logistica: le aziende e, in parte, anche le famiglie.
I pacchetti integrati non cancellano il diritto di recesso, la portabilità del numero o la possibilità di cambiare fornitore. Il rischio più credibile, però, è perdere di colpo tutti gli sconti o i vantaggi collegati agli altri servizi.