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Eni, balzo della produzione nel secondo trimestre. Il fondo Ares investe 2 miliardi nell’upstream

È il gruppo americano già presente nel capitale di Plenitude, il satellite green. Migliora la remunerazione degli azionisti, con il buyback che sale a 3,4 miliardi
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MILANO – Un trimestre all’insegna del rialzo, trainato in primo luogo dalle attività storiche di esplorazione e produzione di idrocarburi. Eni mostra i muscoli, con una produzione che sale dell’7 per cento anno su anno, al netto dell’effetto prezzi, a 1,79 milioni di barili equivalenti al giorno, accompagnata da un balzo di oltre il 30% a sei gigawatt di capacità rinnovabile installata al 30 giugno.

Numeri che sul conto economico del gruppo si traducono in un utile netto rettificato per il secondo trimestre più che raddoppiato a 2,3 miliardi di euro, 3,6 miliardi da inizio anno. A Piazza Affari il titolo festeggia, chiudendo la seduta in spolvero a +7,09%.

“Mai stati così forti”

“Risultati eccellenti”, commenta l’ad Claudio Descalzi, “soprattutto se confronti co…

MILANO – Un trimestre all’insegna del rialzo, trainato in primo luogo dalle attività storiche di esplorazione e produzione di idrocarburi. Eni mostra i muscoli, con una produzione che sale dell’7 per cento anno su anno, al netto dell’effetto prezzi, a 1,79 milioni di barili equivalenti al giorno, accompagnata da un balzo di oltre il 30% a sei gigawatt di capacità rinnovabile installata al 30 giugno.

Numeri che sul conto economico del gruppo si traducono in un utile netto rettificato per il secondo trimestre più che raddoppiato a 2,3 miliardi di euro, 3,6 miliardi da inizio anno. A Piazza Affari il titolo festeggia, chiudendo la seduta in spolvero a +7,09%.

“Mai stati così forti”

“Risultati eccellenti”, commenta l’ad Claudio Descalzi, “soprattutto se confronti con il consensus degli analisti e l’andamento dei prezzi delle commodity”. Perché sebbene tra aprile e giugno le quotazioni del petrolio Brent siano salite di oltre il 50% rispetto al secondo trimestre 2025, spinte dal conflitto che ancora infiamma il Golfo Persico, l’utile operativo proforma rettificato di Eni è più che raddoppiato, “dimostrando una capacità gestionale dell’azienda migliore delle attese e dello scenario dei prezzi”. Il tutto, precisa l’ad, “mantenendo inalterati gli investimenti, riducendo il debito, con una leva che passa dal 17 al 10 per cento, e aumentando la redistribuzioni agli azionisti, grazie a un buyback che sale a 3,4 miliardi”. A ottobre il management valuterà se attivare il dividendo straordinario, in base alla politica di remunerazione che prevede maggiori ritorni per i soci quando i prezzi di petrolio e gas o i margini di raffinazione superano determinate soglie.

Intanto, in un momento di forte volatilità per il mercato, il gruppo ha saputo “mitigare efficacemente le pressioni esterne”, riprende Descalzi. A livello globale, “c'è una grande fame di energia, abbiamo capito che abbiamo bisogno di petrolio e gas”, ed Eni “con nuovi 54 progetti in 13-14 diversi Paesi, non è mai stata così forte”.

“Florida attività esplorativa”

Sul fronte operativo, è la divisione esplorazioni e produzione a fare la parte del leone. Diversificazione geografica e crescita organica sono i due capisaldi della strategia. Lo dimostra l’entrata a regime dei nuovi progetti in Africa Occidentale, nel Golfo d’America, in Norvegia e in Indonesia che, unita alla disciplina sui costi, ha contribuito a raddoppiare l’utile operativo proforma rettificato della divisione, portandolo a 4,8 miliardi nel trimestre.

La vivace attività esplorativa, invece, pone le basi per il futuro: “In sei mesi abbiamo trovato il doppio rispetto a quello che pensavamo di trovare in un anno, con un rateo di successo di oltre l’80%, contro una media di settore intorno al 30%”, ricorda Descalzi. Il gruppo ritocca le aspettative sulla crescita della produzione oil&gas per l’intero 2026, da 3-4 per cento a circa il 5%.

Ares investe nell’upstream di Eni

Il portafoglio upstream del Cane a sei zampe ha anche attirato l’attenzione del mercato: Ares Credit Management, attraverso AC Europe II SCSp e assistito da Rothschild, investirà due miliardi di dollari nel business, con un apporto di capitale che verrà incassato dalla major italiana nel terzo trimestre. Le risorse serviranno a Eni per accelerare alcuni progetti a maggior valore aggiunto e in cambio il fondo americano – lo stesso già presente nell’azionariato del satellite green Plenitude – verrà ricompensato sulla base della profittabilità di un insieme di progetti oil&gas presi come sottostante per determinare il rendimento dell’investimento.

Cipro amplia il portafoglio gas

Numeri in rialzo anche per il portafoglio gas (liquefatto e non) ed elettricità, che chiude il trimestre con un utile operativo proforma rettificato di 503 milioni. E che solo ieri ha visto l’accordo per estrarre metano a Cipro da immettere sul mercato già dal 2028, non prima di averlo liquefatto negli impianti esistenti in Egitto: il portafoglio di gas naturale liquefatto (Gnl) contrattualizzato sale così a 17 milioni di tonnellate annue, prossime all’obiettivo di oltre 20 milioni fissato al 2030.

Da Plenitude ed Enilive attesi 2,6 miliardi di margine

I due satelliti della transizione meritano un capitolo a parte. Balzano gli utili di Plenitude (rinnovabili) ed Enilive (mobilità verde), completamente avulsi dal prezzo del petrolio e per questo, dice Descalzi, importanti “stabilizzatori in un momento di grande variabilità”. A fine anno contribuiranno con 2,6 miliardi al margine del gruppo.

In rosso, invece, la chimica, nonostante il miglioramento dei margini di raffinazione e la riduzione della perdita di Versalis. Nel complesso, il gruppo archivia così un secondo trimestre con un utile operativo proforma rettificato di 5,38 miliardi, il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Per l’intero semestre la cifra supera 8,9 miliardi. Il flusso di cassa rettificato prima del capitale circolante si attesta a 4,47 miliardi, finanziando investimenti organici per 1,84 miliardi.

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