Schillaci vede Giorgetti: “Per la sanità 5 miliardi o andiamo a sbattere”
di Michele Bocci , Giuseppe ColomboROMA - I numeri, certo. Ma soprattutto il messaggio. L’allarme. Quello che Orazio Schillaci consegna all’ora di pranzo a Giancarlo Giorgetti nel suo ufficio di via XX settembre. Perché – dice il ministro della Salute al collega dell’Economia – «se non manteniamo almeno stabile il rapporto tra il Fondo e il Pil andiamo a sbattere». Da qui la richiesta: cinque miliardi con la prossima manovra.
La questione è solo apparentemente tecnica. Il Fondo in questione è il Fondo sanitario nazionale, quello finanziato dallo Stato per il funzionamento del servizio sanitario pubblico. Il rapporto con il prodotto interno lordo fa riferimento a una percentuale che quest’anno si attesterà al 6,19%, appena sopra la soglia critica del 6%, tra le più basse d’Europa.
Il rischio paventato da Sch…
ROMA - I numeri, certo. Ma soprattutto il messaggio. L’allarme. Quello che Orazio Schillaci consegna all’ora di pranzo a Giancarlo Giorgetti nel suo ufficio di via XX settembre. Perché – dice il ministro della Salute al collega dell’Economia – «se non manteniamo almeno stabile il rapporto tra il Fondo e il Pil andiamo a sbattere». Da qui la richiesta: cinque miliardi con la prossima manovra.
La questione è solo apparentemente tecnica. Il Fondo in questione è il Fondo sanitario nazionale, quello finanziato dallo Stato per il funzionamento del servizio sanitario pubblico. Il rapporto con il prodotto interno lordo fa riferimento a una percentuale che quest’anno si attesterà al 6,19%, appena sopra la soglia critica del 6%, tra le più basse d’Europa.
Il rischio paventato da Schillaci è questo: una discesa ulteriore del rapporto in questione avrebbe effetti devastanti per la cura dei cittadini. Si scatenerebbe un effetto domino nefasto. Si allargherebbe, infatti, il gap tra il Fondo e la spesa sanitaria nazionale, quella alimentata anche dalle Regioni e dai ticket pagati dai cittadini. Il divario è in costante crescita (dai 5 miliardi del 2025 è atteso aumentare fino a 7,1 miliardi nel 2027) e potrebbe farsi ancora più evidente. Le due curve, quella del Fondo e quella della spesa, potrebbero allontanarsi ulteriormente l’una dall’altra. Tradotto: i bilanci delle Regioni finirebbero sotto stress.
Per non parlare delle liste d’attesa e del personale da assumere, così come delle apparecchiature e degli ospedali da rinnovare. Diventerebbero tutte spese insostenibili. Impossibili sulla carta. E i governatori si ritroverebbero di fronte a un bivio: aumentare le tasse o tagliare i servizi.
Per capire perché il pericolo messo sul tavolo dal titolare della Salute è imminente occorre riavvolgere il nastro allo scorso autunno. L’incremento del Fondo deciso con l’ultima manovra per il 2027 è stato esiguo. Appena un miliardo in più.
Con questi importi e con un rapporto tra il Fondo e il Pil previsto in picchiata, l’assistenza sanitaria pubblica verrebbe messa a dura prova. Una prospettiva assai indigesta per un governo accusato da più parti di definanziare la spesa sanitaria in rapporto al prodotto interno lordo (in termini assoluti, invece, l’andamento è in crescita). Le opposizioni tornerebbero sulle barricate, per di più a pochi mesi dal voto.
È uno scenario allarmante, dunque da evitare. Schillaci è ben consapevole dei numeri e sa che il passaggio è delicatissimo. Così ha portato a Giorgetti una proposta per un finanziamento extra che almeno consenta di non scendere sotto il 6,19%. Per mantenerla – ha detto – al miliardo già stanziato ne vanno aggiunti altri cinque. Per il prossimo biennio ne servirebbero dieci, cinque per anno.Per essere più convincente, Schillaci ha spiegato al ministro dell’Economia che i soldi in più servono tra l’altro per finanziare i progetti di cura dell’Alzheimer, quindi per gli anziani, e per rinforzare i servizi di assistenza di chi ha problemi di salute mentale, la cui incidenza è in forte aumento.
La palla passa a Giorgetti. Il titolare del Tesoro ha preso nota delle richieste di Schillaci. Da alcuni giorni sta facendo così con tutti i ministri convocati al Mef in vista della prossima manovra. Dopo la pausa estiva sarà il momento delle scelte. Ma intanto l’allarme per la sanità è già suonato.