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Offerta Mps su Bpm, l’ultima idea di Lovaglio per sfuggire a Intesa

Luigi Lovaglio, amministratore delegato Mps 

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Per il Financial Times fallita la fusione alla pari, Siena potrebbe tentare l’acquisizione. Ma serve un accordo con i francesi di Crédit Agricole
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MILANO – Luigi Lovagliopotrebbe non darsi per vinto. Archiviata venerdì la trattativa per una fusione alla pari tra Monte dei Paschi e Banco Bpm, l’amministratore delegato della banca senese starebbe già studiando la mossa successiva: non più aspettare il Banco, ma provare a conquistarlo. Secondo il Financial Times, tra le opzioni allo studio di Lovaglio c’è infatti un’offerta di Mps s Banco Bpm. Un capovolgimento che avrebbe soprattutto un obiettivo: costruire un’alternativa all’offerta da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps.

Lo schema sarebbe quello di un accordo in azioni, negoziato innanzitutto con Crédit Agricole, che possiede il 29,3% di Banco Bpm. La partecipazione francese verrebbe trasferita nel nuovo gruppo e Parigi ne diventerebb…

MILANO – Luigi Lovagliopotrebbe non darsi per vinto. Archiviata venerdì la trattativa per una fusione alla pari tra Monte dei Paschi e Banco Bpm, l’amministratore delegato della banca senese starebbe già studiando la mossa successiva: non più aspettare il Banco, ma provare a conquistarlo. Secondo il Financial Times, tra le opzioni allo studio di Lovaglio c’è infatti un’offerta di Mps s Banco Bpm. Un capovolgimento che avrebbe soprattutto un obiettivo: costruire un’alternativa all’offerta da 30,6 miliardi lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps.

Lo schema sarebbe quello di un accordo in azioni, negoziato innanzitutto con Crédit Agricole, che possiede il 29,3% di Banco Bpm. La partecipazione francese verrebbe trasferita nel nuovo gruppo e Parigi ne diventerebbe uno degli azionisti decisivi. L’operazione sarebbe relativamente parsimoniosa in termini di cassa, ma assai dispendiosa sul piano politico e negoziale: bisognerebbe accordarsi sui concambi, sulla governance, sui posti in consiglio e sulle partnership commerciali.

Ed è qui che il progetto rischia di inciampare. Prima ancora di dover convincere il mercato, Lovaglio deve persuadere i francesi. Venerdì il numero uno di Crédit Agricole, Olivier Gavalda, ha detto che è «molto difficile» immaginare come l’unione possa creare valore per i soci del Banco. Il suo vice Jérôme Grivet è stato ancora più netto: «Nulla può accadere contro di noi o senza di noi».

Naturalmente ogni azionista ha un prezzo e ogni dichiarazione può essere anche una posizione negoziale. Ma Crédit Agricole non è un socio finanziario in cerca di una rapida plusvalenza. Ha costruito attorno al Banco una rete di accordi industriali, nomina quattro consiglieri e sul mercato si scommette che in prospettiva l’obiettivo dei francesi sia quello di un’integrazione tra Banco Bpm e le proprie attività italiane. Perché dovrebbe consegnare quel presidio a Mps, assumendosi il rischio dell’integrazione con Mediobanca, rischiando di alzare barricate per un suo aumentato peso nelle Generali, e accettando una governance ancora tutta da inventare?

Lovaglio può mettere sul tavolo l’eccesso di capitale di Siena e una combinazione che, almeno sulla carta, conserva più concorrenza sul mercato rispetto alla conquista di Mps da parte del maggiore gruppo italiano. Ma Intesa offre anche un euro in contanti per ogni azione Mps, oltre a 1,6 titoli propri, e ha predisposto la cessione a Unipol di circa 635 sportelli. Soprattutto, ha dimensioni e capacità di esecuzione difficili da eguagliare. C’è poi la regola della passività: mentre è sotto offerta, Mps non può avventurarsi liberamente in una contro-operazione senza passare dagli azionisti.

Dove l’idea troverebbe invece qualche consenso è nella politica. Non tutta, naturalmente. Il governo ha dichiarato di voler restare neutrale e Salvini, al momento dell’offerta di Intesa, ha sostenuto che non esisteva una posizione ufficiale né della Lega né dell’esecutivo.

Ma il Carroccio ha a lungo sostenuto il matrimonio tra Mps e Banco Bpm: un grande polo con baricentro settentrionale. Se Lovaglio riuscisse a fermare Intesa, la Lega potrebbe brindare. Ma il brindisi italiano non si potrà mai fare senza il sì dei francesi.

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