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Frequenze gratis se si investe sulla rete: l’aiuto dell’Agcom alle società di telecomunicazione

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Nelle motivazioni alla scelta di non fare l’asta, l’Autorità calcola un contributo annuo di 684 milioni per tutti gli operatori, che il Mimit potrà ridurre a forte sconto per chi investe sulla rete mobile
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MILANO – L’Agcom in un lungo parere di 88 pagine elenca le motivazioni che l’hanno indotta a non indire un’asta competitiva per l’assegnazione delle frequenze per la telefonia mobile che, altrimenti, sarebbero scadute il prossimo anno, e invece saranno riassegnate agli attuali operatori fino al 2037. E nelle motivazioni che hanno indotto l’autorità a cancellare la gara per venire incontro alle esigenze di investimento di un settore in crisi, l’Agcom fissa anche una cifra, stimata in 684 milioni di euro, che in teoria Tim, Fastweb, Wind Tre e Iliad sono tenute a pagare ogni anno al governo per l’utilizzo di un bene pubblico.

Sono partite le consultazioni, ma l’ultima parola spetta al Mimit

L’Autority prevede (e suggerisce) all’esecutivo di fissare dei cor…

MILANO – L’Agcom in un lungo parere di 88 pagine elenca le motivazioni che l’hanno indotta a non indire un’asta competitiva per l’assegnazione delle frequenze per la telefonia mobile che, altrimenti, sarebbero scadute il prossimo anno, e invece saranno riassegnate agli attuali operatori fino al 2037. E nelle motivazioni che hanno indotto l’autorità a cancellare la gara per venire incontro alle esigenze di investimento di un settore in crisi, l’Agcom fissa anche una cifra, stimata in 684 milioni di euro, che in teoria Tim, Fastweb, Wind Tre e Iliad sono tenute a pagare ogni anno al governo per l’utilizzo di un bene pubblico.

Sono partite le consultazioni, ma l’ultima parola spetta al Mimit

L’Autority prevede (e suggerisce) all’esecutivo di fissare dei correttivi a questo contributo di 684 milioni, per incentivare gli investimenti da parte degli operatori e arrivare a una copertura super veloce del 95% del territorio. Insomma, toccherà al Mimit fissare uno sconto da applicare al contributo dovuto, che in teoria per i più virtuosi potrebbe addirittura azzerare il canone di affitto delle frequenze. Secondo gli analisti, per Tim e Fastweb – che hanno la rete e le frequenze maggiori – si tratterebbe di un obolo di circa 220 milioni l’anno ciascuna.

Nel fissare gli obblighi di copertura, e quelli per garantire l’accesso a tutti gli operatori, l’autorità non fa distinguo tra strutture pubbliche (ospedali, scuole, parchi) e private (distretti industriali, aziende, città): l’obiettivo è arrivare a 150 Megabit ogni 0,015 secondi in download e 30 megabit in upload, in linea con il piano Italia 5G, che in parole povere significa estendere su tutto il territorio, compresi i comuni con meno di 5 mila abitanti, una rete super veloce come quella di Milano.

Gli investimenti fatti dagli operatori, e gli obiettivi di copertura da raggiungere al 2031, al 2033 e al 2035, verranno verificati da un soggetto esterno (che potrebbe essere la controllata del Mimit Infratel o la Fondazione Ugo Bordoni), e chi li avrà raggiunti in anticipo o superati beneficerà degli sconti che il ministero guidato da Urso dovrà stabilire.

Reti veloci per il 95% della Penisola, in vista dell’aumento del traffico dati

Si apre ora una fase di consultazione, che dovrebbe concludersi il 5 ottobre, poi l’Agcom emanerà un regolamento che il Mimit dovrà recepire (in tutto o con dei correttivi) tramite una direttiva ministeriale, e a quel punto sarà più chiaro il quadro di riferimento dei prossimi 10 anni, per arrivare a una copertura del territorio capillare, che tenga conto dell’aumento della quantità di dati consumata ogni anno dagli italiani: le stime per quest’anno sono di 28,2 milioni di terabyte di traffico dati, che al 2030 dovrebbero quasi raddoppiare a 50,9 milioni di terabyte.

La rete dovrà essere “densificata”, dovranno esserci nuove antenne, nuove small celle e nuovi apparati per renderla più potente e capillare. Interpellati gli operatori non hanno voluto commentare le motivazioni dell’Agcom, dato che è in corso la fase di consultazione. Ma fonti finanziare riferiscono che c’è soddisfazione tra gli operatori, che temevano contributi, oneri e obblighi molto più stringenti.

Fa eccezione Iliad, che essendo l’operatore con gli stessi obblighi di copertura e solo l’11% delle frequenze (escluso da una nuova gara e senza la redistribuzione) è più penalizzato. In proposito l’Agcom prevede l’obbligo che sia garantito a Iliad e altri operatori senza rete propria, l’accesso a condizioni “eque, ragionevoli e non discriminatorie” (ma senza precisare quali) che andrà negoziato tra le parti, e su cui l’autorità vigilerà.

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