Bending Spoons, trimestre positivo. Ma il titolo crolla a Wall Street su previsioni sotto le attese
di Flavio BiniMILANO – Dal ding della campanella allo sdeng del mercato: Wall Street boccia la prima trimestrale pubblicata da Bending Spoons dopo la quotazione di inizio luglio. L’azienda tech diffonde numeri solidi e oltre le previsioni degli analisti ma non sufficienti a convincere gli investitori. I ricavi salgono in un anno da 311,1 a 704,1 milioni di dollari (+126%), l’utile operativo da 100,6 a 240,2 (+139%) e l’utile netto da 65,2 a 176,9 (+171%). Molto negativa la reazione della Borsa Usa, con il titolo che perde in corso di seduta oltre 15 punti. Più che una stroncatura sui numeri del passato, una delusione sul futuro, visto che l’outlook sul 2026 è risultato sotto le aspettative, con ricavi attesi per l’intero 2026 tra 2,78 e 2,82 miliardi di dollari, a fronte di 2,9 miliardi attesi. Anche i dati a tripla cifra registrati nel trimestre sono da prendere comunque con cautela considerato che la crescita dell’azienda continua a essere alimentata da acquisizioni e il confronto con i numeri d…
MILANO – Dal ding della campanella allo sdeng del mercato: Wall Street boccia la prima trimestrale pubblicata da Bending Spoons dopo la quotazione di inizio luglio. L’azienda tech diffonde numeri solidi e oltre le previsioni degli analisti ma non sufficienti a convincere gli investitori. I ricavi salgono in un anno da 311,1 a 704,1 milioni di dollari (+126%), l’utile operativo da 100,6 a 240,2 (+139%) e l’utile netto da 65,2 a 176,9 (+171%). Molto negativa la reazione della Borsa Usa, con il titolo che perde in corso di seduta oltre 15 punti. Più che una stroncatura sui numeri del passato, una delusione sul futuro, visto che l’outlook sul 2026 è risultato sotto le aspettative, con ricavi attesi per l’intero 2026 tra 2,78 e 2,82 miliardi di dollari, a fronte di 2,9 miliardi attesi. Anche i dati a tripla cifra registrati nel trimestre sono da prendere comunque con cautela considerato che la crescita dell’azienda continua a essere alimentata da acquisizioni e il confronto con i numeri del passato rischia quindi di non dare una fotografia puntuale della situazione della società. Se si guarda alla sola crescita organica i numeri tornano “terrestri”: +3% dei ricavi con il contributo maggiore fornito da Tractive e WeTransfer e flessioni per quanto riguarda Remini e Splice. L’espansione e la cura a volte drastica applicata sui business acquisiti si accompagnano anche a consistenti “costi di riorganizzazione”, che nel solo secondo trimestre salgono a 50,8 milioni di dollari (+348% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno).
Osservato speciale resta il debito. A fine giugno l’indebitamento netto era cresciuto a 4,09 miliardi dollari, con una leva finanziaria, cioè un rapporto tra debito netto e Adjusted Ebitda degli ultimi dodici mesi, pari a 2,4 volte. Allo stesso tempo l’azienda registra disponibilità liquide pari a 793 milioni di dollari e una “capacità di finanziamento disponibile sulle nostre linee di credito revolving, al netto degli importi utilizzati” di 1,28 miliardi di dollari. Senza dimenticare che l’Ipo avviata a inizio luglio ha portato ad una raccolta netta di 1,1 miliardi di dollari destinati a rafforzare la posizione di liquidità della società.
I dubbi di Bank of America
Tante luci ma resta anche qualche ombra. Mercoledì Bank of America ha abbassato le raccomandazioni sul titolo da hold a sell, sui timori che la società possa in futuro fare più fatica a raccogliere i capitali necessari alla sua espansione, spingendo il titolo giù dell’8,5% in una seduta. Timore in piccola parte raccolto anche dallo stesso Ceo Luca Ferrari nelle sue considerazioni iniziali, che presentando i conti agli analisti ha citato i l’accesso al capitale “a condizioni ragionevoli” come uno dei possibili vincoli alla crescita della società.