Aerei, 350 miliardi per il carburante: voli più cari nella seconda metà del 2026
di Aldo FontanarosaROMA – Stavolta succederà per davvero: volare costerà di più. L'aumento potrà comparire nel prezzo del biglietto ma arrivare anche in modo meno visibile: attraverso il supplemento per il bagaglio, la scelta del posto e gli altri servizi che le compagnie vendono separatamente.
Gli effetti dovrebbero diventare più evidenti nella seconda metà del 2026 e proseguire nel 2027, se il prezzo del petrolio resterà elevato.
A delineare questo scenario è la Iata, l'Associazione internazionale del trasporto aereo, nelle sue ultime previsioni finanziarie mondiali. Il Rapporto non stabilisce una data precisa per l'avvio dei rincari. Spiega però che molte compagnie – protette da contratti – hanno prefissato in anticipo il prezzo di una parte del carburante. Questa barriera perderà efficacia con il passare dei mesi.
ROMA – Stavolta succederà per davvero: volare costerà di più. L'aumento potrà comparire nel prezzo del biglietto ma arrivare anche in modo meno visibile: attraverso il supplemento per il bagaglio, la scelta del posto e gli altri servizi che le compagnie vendono separatamente.
Gli effetti dovrebbero diventare più evidenti nella seconda metà del 2026 e proseguire nel 2027, se il prezzo del petrolio resterà elevato.
A delineare questo scenario è la Iata, l'Associazione internazionale del trasporto aereo, nelle sue ultime previsioni finanziarie mondiali. Il Rapporto non stabilisce una data precisa per l'avvio dei rincari. Spiega però che molte compagnie – protette da contratti – hanno prefissato in anticipo il prezzo di una parte del carburante. Questa barriera perderà efficacia con il passare dei mesi.
“Un terzo dei costi”
Il problema nasce dal carburante, dunque. Nel 2026 le compagnie aeree spenderanno 350 miliardi di dollari soltanto per tenere gli aerei in volo: nel 2025 la spesa si era fermata a 252 miliardi. L'aumento sarà quindi del 39,3%, nonostante la quantità di carburante consumata resti sostanzialmente invariata.
“Il jet-fuel è sempre stato una delle voci di spese più ingenti per il settore aereo. Tuttavia, la guerra in Medio Oriente, che ha fatto lievitare i prezzi e aumentato la volatilità dei mercati, fa sì che assorba ormai quasi un terzo dei costi operativi”, osserva Stuart Fox, direttore voli e operazioni della Iata.
L'Europa è particolarmente esposta, sul fronte carburanti. Negli ultimi vent'anni la sua capacità di raffinazione è diminuita del 20%. Oggi il continente importa circa il 60% del cherosene per aerei e oltre un terzo di queste forniture arriva dal Medio Oriente.
Utili in picchiata
Alcune compagnie europee hanno bloccato in anticipo il prezzo fino al 70% del carburante necessario del 2026, ma è una proiezione temporanea. In questo scenario complesso, gli utili netti dei vettori europei dovrebbero scendere dai 13 miliardi del 2025 (stima) ai 9,6 miliardi del 2026.
A livello mondiale saranno quasi dimezzati dai 45 del 2025 ai 23 miliardi dell’anno dopo. Il guadagno netto per ogni passeggero calerà da 9,1 a 4,5 dollari (in media). Le compagnie resteranno dunque in attivo, ma con margini molto sottili per il passeggero.
Inevitabilmente i vettori cercheranno di trasferire una parte di questo conto sui clienti, ma non necessariamente con un unico aumento della tariffa. Secondo la Iata, distribuiranno i rincari tra il prezzo base e i servizi accessori. Bagaglio, scelta del posto e altre opzioni potranno quindi diventare ancora più importanti al momento dell'acquisto.
Il trasporto merci
Nel 2026 i ricavi prodotti dalla vendita dei biglietti dovrebbero raggiungere 839 miliardi di dollari, il 9,2% in più rispetto al 2025. Il traffico passeggeri, invece, crescerà solo del 2,1%. Il ricavo medio ottenuto dalle compagnie per ogni passeggero a chilometro volato aumenterà del 7%. Questo non significa che ogni biglietto rincarerà automaticamente di questa percentuale: è una media mondiale che comprende tanti mercati e rotte molto diverse.
Ancora più velocemente crescerà la voce che comprende i servizi accessori e gli altri ricavi: 165 miliardi di dollari, il 12,6% in più. Per la prima volta dal 2019 questa somma supererà i ricavi del trasporto merci previsti in 162 miliardi. Il dato non riguarda soltanto bagagli e posti, ma la Iata cita proprio questi due servizi tra quelli sui quali le compagnie faranno far maggiore affidamento.
Il rincaro potrebbe non essere l'unica conseguenza. Per risparmiare carburante e proteggere i margini, i vettori potranno ridurre le frequenze o eliminare i collegamenti meno redditizi. Il Rapporto non indica rotte italiane del rischio; avverte però che la crisi potrebbe mettere in difficoltà alcuni servizi, soprattutto quando le tariffe degli aerei non riescono a coprire i costi.
Il deficit di aerei
A complicare la situazione, la carenza di velivoli. La Iata stima che all'industria manchino in termini effettivi circa 3.170 aerei. Gli ordini arretrati hanno raggiunto quota 18.100, quasi il 60% della fotta mondiale in attività.
Le compagnie utilizzano più intensamente gli apparecchi disponibili e rinviano il pensionamento di quelli più vecchi. L'età media degli aerei ha ormai superato i 15 anni con maggiori spese per carburante e manutenzione.