MILANO – Tre indizi fanno una fase da “toro” per il Bitcoin, che ieri ha rivisto quota 80mila dollari: mancava dallo scorso maggio. Prosegue così il balzo del 23% della scorsa settimana, il maggiore da tre anni. I tentativi (vani) del Tesoro Usa di contenere l’impennata dei rendimenti dei Treasury sulle lunghe scadenze accelerando i buyback hanno indebolito il dollaro e favorito quegli asset, quali Bitcoin e oro, che vengono visti come una scommessa vincente in tempi di indebolimento del biglietto verde. Questo, infatti, sta soccombendo alla spinta inflazionistica e al deficit di bilancio Usa galoppante: non si vede soluzione nel breve. Ed è in questi casi che scatta il “debasement trade”: via dal dollaro in favore di altre attività. Letto in quest’ottica, il balzo del Bitcoin non è certo un segnale di fiducia per il Tesoro.
MILANO – Tre indizi fanno una fase da “toro” per il Bitcoin, che ieri ha rivisto quota 80mila dollari: mancava dallo scorso maggio. Prosegue così il balzo del 23% della scorsa settimana, il maggiore da tre anni. I tentativi (vani) del Tesoro Usa di contenere l’impennata dei rendimenti dei Treasury sulle lunghe scadenze accelerando i buyback hanno indebolito il dollaro e favorito quegli asset, quali Bitcoin e oro, che vengono visti come una scommessa vincente in tempi di indebolimento del biglietto verde. Questo, infatti, sta soccombendo alla spinta inflazionistica e al deficit di bilancio Usa galoppante: non si vede soluzione nel breve. Ed è in questi casi che scatta il “debasement trade”: via dal dollaro in favore di altre attività. Letto in quest’ottica, il balzo del Bitcoin non è certo un segnale di fiducia per il Tesoro.
Ai rialzi aveva contribuito nei giorni scorsi anche l’incontro fra Trump e i boss delle società cripto, dai quali il presidente era uscito invocando una rapida approvazione del Clarity Act, la norma di regolamentazione del settore impantanata al Congresso. Gli aspetti tecnici hanno fatto il resto: la risalita dei prezzi ha portato alla chiusura frettolosa di molte posizioni corte, scommesse al ribasso sulla regina delle cripto. Si è generato il cosiddetto “short squeeze”, una catena di riposizionamenti (sono stati chiusi short sull’universo cripto per oltre 7 miliardi, la scorsa settimana, dati Coinglass) che ha ulteriormente spinto in su la quotazione.
Anche gli afflussi nei fondi che hanno Bitcoin come sottostante sono girati in positivo, sintomo che gli investitori istituzionali sono tornati a dare il voto di fiducia alla criptovaluta. Ma secondo gli analisti è presto per cantare vittoria. Sono ancora lontani i picchi a 126mila dollari dello scorso ottobre e per molti sono stati proprio questi ultimi fattori tecnici a spingere il Bitcoin. Rondini che non fanno primavera.