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Il dipendente di un deposito Amazon dove scansionano e distruggono libri: “Non sapevamo servisse per l’IA”

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Un’inchiesta di 404 Media ha seguito la spedizione di mille volumi da un libraio della California fino a uno stabilimento di Las Vegas, scoprendo che è legato all’azienda di Jeff Bezos
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“Inizialmente ci hanno detto che era necessario per i Kindle (l'e-reader di Amazon, ndr), ma non ci ho mai creduto” assicura il dipendente di un magazzino legato all’azienda di Jeff Bezos a Las Vegas, identificato come VGT3 e rappresentato, nel logo, da un tirannosauro rex che tiene un libro davanti alla bocca, spalancata.

A intervistare il lavoratore, garantendogli l’anonimato, è 404 Media, sito web d’informazione fondato nel 2023 da ex membri di Vice, impegnato da settimane in inchieste sul “destructive scanning”, la scansione distruttiva. Ovvero la pratica di alcune grandi aziende del settore tech che acquistano migliaia di libri in serie, li scansionano e utilizzano il materiale per far progredire i loro modelli di intelligenza artificiale. Alla fine del processo, però, dei libri non resta che un mucchio di pagine da buttare nel cestino visto che, prima di passarli in appositi scanner, viene tagliata via la rilegatura così da velocizzare di molto l’operazione.

Il racconto

“Ho scop…

“Inizialmente ci hanno detto che era necessario per i Kindle (l'e-reader di Amazon, ndr), ma non ci ho mai creduto” assicura il dipendente di un magazzino legato all’azienda di Jeff Bezos a Las Vegas, identificato come VGT3 e rappresentato, nel logo, da un tirannosauro rex che tiene un libro davanti alla bocca, spalancata.

A intervistare il lavoratore, garantendogli l’anonimato, è 404 Media, sito web d’informazione fondato nel 2023 da ex membri di Vice, impegnato da settimane in inchieste sul “destructive scanning”, la scansione distruttiva. Ovvero la pratica di alcune grandi aziende del settore tech che acquistano migliaia di libri in serie, li scansionano e utilizzano il materiale per far progredire i loro modelli di intelligenza artificiale. Alla fine del processo, però, dei libri non resta che un mucchio di pagine da buttare nel cestino visto che, prima di passarli in appositi scanner, viene tagliata via la rilegatura così da velocizzare di molto l’operazione.

Il racconto

“Ho scoperto gli scanner stanno sul retro del magazzino – prosegue la testimonianza –. Quando li ho visti ho chiesto a cosa servissero, ma mi hanno risposto che nemmeno loro erano sicuri di cosa stessero facendo”. Il dipendente che parla si occupa di un’altra fase del processo: lo stoccaggio in apposite pile dei libri che arrivano in magazzino. “In realtà penso che lo sapessero, ma che non volessero parlarne – aggiunge –. Non mi piace quello che stanno facendo, distruggere libri in questo modo”.

Racconta di aver maneggiato opere “in tedesco e in russo e interi pallet di libri giapponesi. Alcuni di questi libri sono nuovi di zecca, altri usati - prosegue -. E scansionano praticamente tutti i codici a barre per evitare possibili duplicati”. L’obiettivo, del resto, è avere tutti i libri del mondo il più in fretta possibile.

Il localizzatore nascosto in un libro

Dopo aver intercettato alcuni librai che raccontavano di strani ordini notturni via mail, sospettando che fossero legati proprio ad aziende del campo dell’IA, 404 Media ha convinto un libraio a inserire un Apple AirTag, un localizzatore, all’intero di un volume raro, così da seguirne il percorsi. Lo scatolone con dentro mille volumi, ordinato tramite il marketplace Biblio, è partito da un aeroporto della California dopo aver passato diversi centri logistici ed è arrivato nel giro di due settimane in un magazzino chiamato LAS8, a Las Vegas, scoprendo l’azienda dietro l’ordine: Amazon. In particolare, i libri sarebbero finiti in uno stabilimento contraddistinto dal codice VGT3 e dall’immagine di un dinosauro che sta per mangiare alcune pagine, intercettando un forum di dipendenti che ha confermato cosa stesse succedendo all’interno.

La scansione distruttiva

Il primo progetto di scansione distruttiva, il Progetto Panama, è stato scoperto durante la causa avanzata da un gruppo di autori contro Anthropic – la società che sviluppa il chatbot Claude – chiamata poi a versare 1,5 miliardi di dollari di risarcimento per aver utilizzato le loro opere dopo averle scaricate in maniera pirata. Nella sentenza i giudici hanno invece specificato che la digitalizzazione di un libro ai fini dell’addestramento dell’IA rientra nel “fair use” (uso lecito) e non costituisce alcuna violazione del copyright dal momento che si tratta di una trasformazione sostitutiva, da cartaceo a digitale, e non di un duplicato, dal momento che l’originale viene anche distrutto. Per le aziende è un modo efficace di reperire materiale da dare in pasto ai chatbot, più veloce ed economico della ricerca di un accordo sul piano legale in tema di copyright.

Avendo già assimilato i testi che si trovano online, i libri più vecchi sono ora preziosi per perfezionare l’addestramento dei modelli generativi di IA, e in particolare quelli pubblicati prima del 2022, contraddistinti per essere “fatiche” al 100% umane.

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