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L’accordo

Perché Anthropic verserà 1,5 miliardi di dollari a 500 mila scrittori

Perché Anthropic verserà 1,5 miliardi di dollari a 500 mila scrittori

Anthropic ha raggiunto un accordo con autori ed editori in seguito a una causa. Non è stato però stabilito se usare libri per addestrare le IA è di per sé illegale, ma è stato sanzionato l’uso di libri prelevati illegalmente

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Il 20 luglio appena trascorso la giudice federale Araceli Martínez-Olguín ha approvato definitivamente l’accordo da 1,5 miliardi di dollari (1,31 miliardi di euro) con cui Anthropic chiuderà una controversia sul rapporto tra intelligenza artificiale (IA) e diritto d’autore.

L’azienda californiana che sviluppa il chatbot Claude era stata citata in giudizio da un gruppo di scrittori secondo i quali milioni di libri sarebbero stati prelevati illegalmente e utilizzati per costruire l’archivio da cui l’azienda ricavava i materiali necessari allo sviluppo dei propri modelli.

È l’accordo più corposo finora conosciuto in una causa statunitense sul copyright e non rappresenta una condanna generale dell’addestramento delle IA sfruttando opere protette.

La biblioteca di Anthropic

La causa, denominata Bartz contro Anthropic, era stata avviata nel 2024. Bartz, Charles Graeber e Kirk Wallace Johnson hanno accusato Anthropic di avere copiato le loro opere senza autorizzazione, insieme a milioni di altri libri. Secondo quanto ricostruito dal tribunale, Anthropic aveva scaricato più di sette milioni di copie da Library Genesis e da Pirate Library Mirror, due archivi online che distribuiscono libri e pubblicazioni senza necessariamente avere ottenuto il consenso degli autori o degli editori.

I file erano stati inseriti in una biblioteca digitale interna, descritta dai dipendenti dell’azienda come una risorsa permanente e utilizzabile per diversi scopi. Da questo archivio Anthropic selezionava i testi da trasformare in dati adatti all’addestramento dei modelli linguistici sui quali funziona Claude.

L’azienda aveva anche acquistato milioni di libri cartacei, ne aveva rimosso la rilegatura, digitalizzato le pagine e distrutto gli originali.

Un fatto rilevante perché, per il tribunale, acquistare un volume e convertirlo in un file per uso interno non equivale a prelevarne gratuitamente una copia non autorizzata.

Addestramento e pirateria non sono la stessa cosa

A giugno del 2025 il giudice William Alsup, che seguiva allora il procedimento, aveva separato i diversi comportamenti di Anthropic. L’impiego delle copie per addestrare determinati modelli linguistici era stato considerato fair use, espressione del diritto che indica l’uso di un’opera protetta consentito in alcune circostanze dalla legge statunitense senza il permesso del titolare dei diritti.

Il giudice Alsup aveva ritenuto l’addestramento sufficientemente trasformativo, considerando che i modelli IA non distribuiscono copie dei libri e gli autori non sono stati in grado di dimostrare che Claude riproducesse parti riconoscibili delle loro opere.

Il giudice aveva invece escluso che il fair use potesse giustificare la creazione di una biblioteca permanente attraverso copie provenienti da archivi pirata. L’intenzione di usare eventualmente un libro per addestrare un modello non autorizza a prelevare e conservare gratuitamente la medesima opera per altri impieghi futuri.

La sentenza non aveva però ancora attribuito definitivamente ad Anthropic la responsabilità per tutte le copie. Gli autori non avevano presentato una propria richiesta di giudizio sommario e il processo avrebbe dovuto stabilire la responsabilità, l’eventuale intenzionalità delle violazioni e l’entità dei danni. Un iter che l’accordo siglato da Anthropic ha scongiurato.

Quasi mezzo milione di opere

I sette milioni di file prelevati non corrispondono al numero delle opere risarcite. Dopo avere eliminato duplicati, libri privi dei requisiti richiesti e titoli non registrati nei tempi previsti presso l’Ufficio statunitense per il copyright, la lista definitiva comprende 482.460 opere.

L’accordo dovrebbe riconoscere circa 3.000 dollari per ogni titolo, importo che non spetta automaticamente al solo autore laddove i diritti fossero condivisi con un editore.

Un pagamento distribuito nel tempo

Anthropic non verserà l’intera somma in un’unica soluzione. L’accordo prevede quattro pagamenti: 300 milioni di dollari già versati nell’ottobre 2025, altri 300 milioni entro cinque giorni lavorativi dall’approvazione definitiva, 450 milioni entro il 25 settembre 2026 e gli ultimi 450 milioni entro il 27 settembre 2027. Sulle ultime due rate sono previsti anche gli interessi.

L’accordo obbliga inoltre Anthropic a distruggere i libri prelevati, fatti salvi i file che devono essere conservati per obblighi processuali o imposti da altri tribunali.

Un rischio che valeva decine di miliardi

Il Copyright Act, la legge federale statunitense sul diritto d’autore, permette di riconoscere normalmente da 750 a 30.000 dollari (circa da 657 euro a 26.300 euro) per ogni opera violata. Quando la violazione viene giudicata volontaria, il massimo può raggiungere 150.000 dollari per opera.

Applicato ai 482.460 titoli della lista definitiva, quest’ultimo valore avrebbe prodotto un’esposizione teorica superiore a 72 miliardi di dollari, a patto che gli autori avessero vinto il processo e dimostrato l’intenzionalità di Anthropic.

La giudice ha quindi respinto le obiezioni di chi considerava insufficiente l’accordo da 3.000 dollari per titolo. La cifra è quattro volte superiore al minimo legale di 750 dollari e garantisce un pagamento senza i rischi, le spese e i tempi di un processo dall’esito ancora incerto.

Cosa resta fuori dall’accordo

L’intesa riguarda soltanto le opere comprese nella lista e le condotte anteriori al 25 agosto 2025. Non autorizza Anthropic a prelevare, copiare o utilizzare in futuro altri libri e non copre le eventuali violazioni prodotte dalle risposte di Claude. Se un modello dovesse riprodurre parti riconoscibili di un’opera, autori ed editori potrebbero avviare una causa separata.

L’accordo, come spesso accade, non costituisce un’ammissione di responsabilità. Anthropic continua a negare di avere agito illegalmente, mentre i membri della causa collettiva non riconoscono come legittime le sue operazioni di prelievo dei tomi, della loro scansione e del loro impiego per l’addestramento dei modelli IA.

Alcuni autori ed editori hanno inoltre scelto di non partecipare all’accordo e stanno portando avanti procedimenti separati. L’approvazione definitiva può ancora essere impugnata e i pagamenti ai beneficiari dipenderanno dalla scadenza dei termini o dalla conclusione degli eventuali ricorsi.

Un segnale, non un precedente generale

L’accordo non stabilisce che l’addestramento delle intelligenze artificiali sulle opere protette sia sempre legale o sempre illecito. La decisione sul fair use riguarda i fatti specifici del caso ed è stata emessa da un tribunale di primo grado: può influenzare altri giudici, ma non li obbliga a seguirla.

Il messaggio più netto riguarda invece la provenienza dei dati. Un’azienda non può presumere che uno scopo tecnologicamente innovativo renda irrilevante il modo in cui ha ottenuto i contenuti. L’addestramento e l’acquisizione dei materiali sono due operazioni giuridicamente distinte. Anthropic ha ottenuto una decisione favorevole sulla prima, ma pagherà 1,5 miliardi di dollari per chiudere le contestazioni sulla seconda.