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Occhiali con telecamera, stretta privacy: “Devono sfocare i volti se non c’è consenso a ripresa”

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Gli smart glasses diventano più diffusi ed economici: disponibili modelli anche a una cinquantina di euro. In Australia cresce l’allarme riservatezza: allo studio severe norme sulle registrazioni effettuate di nascosto. Primi divieti all’uso dei dispositivi nelle piscine
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ROMA – Gli occhiali intelligenti che scattano foto e fanno video dovrebbero oscurare automaticamente il volto delle persone che non hanno dato il consenso alla ripresa. E dovrebbero segnalare in modo inequivocabile quando la loro foto o telecamera è accesa.

L’Australia prova a mettere un freno agli smart glasses, mentre questi dispositivi diventano sempre più economici e quindi sempre più diffusi.

La richiesta arriva dalla eSafety Commissioner, l’autorità australiana per la sicurezza online. Nel documento rivolto all’industria, il regolatore suggerisce una serie di protezioni da inserire direttamente negli occhiali:

- una spia ben visibile durante qualsiasi tipo di ripresa, che non possa essere disattivata o coperta;

- il divieto di identificare automaticamente le persone incontrate per strada;

- soprattutto, la sfocatura automatica dei loro volti quando non hanno concesso il via libera alla ripresa con un vero e proprio “consenso informato”.

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ROMA – Gli occhiali intelligenti che scattano foto e fanno video dovrebbero oscurare automaticamente il volto delle persone che non hanno dato il consenso alla ripresa. E dovrebbero segnalare in modo inequivocabile quando la loro foto o telecamera è accesa.

L’Australia prova a mettere un freno agli smart glasses, mentre questi dispositivi diventano sempre più economici e quindi sempre più diffusi.

La richiesta arriva dalla eSafety Commissioner, l’autorità australiana per la sicurezza online. Nel documento rivolto all’industria, il regolatore suggerisce una serie di protezioni da inserire direttamente negli occhiali:

- una spia ben visibile durante qualsiasi tipo di ripresa, che non possa essere disattivata o coperta;

- il divieto di identificare automaticamente le persone incontrate per strada;

- soprattutto, la sfocatura automatica dei loro volti quando non hanno concesso il via libera alla ripresa con un vero e proprio “consenso informato”.

Mark Zuckerberg presenta i nuovi occhiali Meta Ray-Ban (reuters)

Tutto esaurito

Il problema non riguarda soltanto i Ray-Ban Meta, gli occhiali sviluppati dal gruppo di Mark Zuckerberg insieme a EssilorLuxottica, abbastanza garantisti per le persone filmate. In Australia tema è esploso anche grazie a dispositivi molto più economici.

La catena Kmart ha messo in vendita gli Anko Camera Glasses a 89 dollari australiani (55 euro), contro un prezzo di partenza di 337 dollari per i Ray-Ban Meta. Gli Anko – fabbricati in Cina – sono andati esauriti nei negozi e online. Possono scattare fotografie, registrare video in alta definizione, rispondere alle telefonate e utilizzare un assistente di intelligenza artificiale.

Ed è proprio questa democratizzazione della tecnologia a preoccupare le autorità. Se una persona ci punta uno smartphone, possiamo dedurre ci stia riprendendo. Una telecamera nascosta nella montatura di un paio di occhiali è molto più difficile da individuare.

Gli Anko Camera Glasses da 55 euro 

La perversione

Il regolatore australiano cita casi di donne riprese senza saperlo durante incontri o conversazioni, che poi si sono ritrovate sui social. Alcuni contenuti realizzati in questo modo possono alimentare commenti misogini. Tanto che una parte dei critici ha affibbiato a questi dispositivi il poco lusinghiero soprannome di “pervert glasses”.

Meta ha già introdotto alcune contromisure. I suoi occhiali hanno una piccola luce che segnala quando la telecamera registra e un aggiornamento ha reso inutilizzabile la registrazione se quella spia viene deliberatamente coperta.

Ma per l’autorità eSafety non basta affidarsi alla buona volontà di chi indossa il dispositivo. Chiedere ai consumatori di comportarsi responsabilmente, sostiene l’autorità, non realizza una politica di sicurezza sufficiente.

Una riforma complessiva

La questione è anche giuridica. La stessa commissaria australiana alla privacy, Carly Kind, ammette che la normativa sulla privacy è stata concepita prima dell'arrivo di dispositivi indossabili capaci di trasformare qualsiasi persona in una telecamera ambulante. Il suo ufficio sta valutando se e come intervenire.

Per ora, però, eSafety non ha il potere di imporre ai produttori la sfocatura automatica dei volti. E neppure l’autorità per la privacy dispone del potere di vietare questi apparecchi. Il governo australiano prepara una nuova fase della riforma delle norme sulla privacy, che dovrebbe affrontare anche il problema degli smart glasses.

“Un bando per 12 mesi”

Una parte della politica vuole andare oltre. I Verdi australiani, sostenuti da alcuni parlamentari indipendenti, propongono di bloccare gli occhiali con telecamera per 12 mesi, per dare al legislatore il tempo necessario di aggiornare le regole sulla privacy.

Intanto si muovono singolarmente scuole e luoghi pubblici. Alcuni istituti hanno già esteso agli apparecchi indossabili i divieti previsti per gli smartphone, mentre il Comune di Brisbane ha annunciato restrizioni sui dispositivi di registrazione nelle piscine pubbliche.

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