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Produzione di cereali, ora si prevede un calo

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La minore disponibilità di fertilizzanti insidia la sicurezza alimentare a livello globale: sempre più persone devono ridurre quantità o qualità del cibo. Su anche i costi della logistica marina
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L’impatto delle guerre sulla sicurezza alimentare è sempre più devastante. Non riguarda soltanto i Paesi direttamente colpiti dagli eventi bellici, ma ha una dimensione globale. I conflitti in corso agiscono lungo una catena di trasmissione molto ampia. Incidono su un settore interconnesso su scala globale, come quello agroalimentare, indebolendo mercati, filiere produttive e agricole.

Non ne sono immuni i mercati energetici, così come la produzione e la disponibilità di fertilizzanti. Dall’energia, infatti, l’instabilità si scarica sui bilanci delle imprese agricole, provocando un aumento dei prezzi al consumo che colpisce il potere di acquisto delle famiglie. Questa interdipendenza fa sì che lo shock geopolitico provochi conseguenze negative anche a livello economico e s…

L’impatto delle guerre sulla sicurezza alimentare è sempre più devastante. Non riguarda soltanto i Paesi direttamente colpiti dagli eventi bellici, ma ha una dimensione globale. I conflitti in corso agiscono lungo una catena di trasmissione molto ampia. Incidono su un settore interconnesso su scala globale, come quello agroalimentare, indebolendo mercati, filiere produttive e agricole.

Non ne sono immuni i mercati energetici, così come la produzione e la disponibilità di fertilizzanti. Dall’energia, infatti, l’instabilità si scarica sui bilanci delle imprese agricole, provocando un aumento dei prezzi al consumo che colpisce il potere di acquisto delle famiglie. Questa interdipendenza fa sì che lo shock geopolitico provochi conseguenze negative anche a livello economico e sociale. Dal conflitto russo-ucraino all’escalation in Medio Oriente, con l’instabilità dovuta al blocco dello Stretto di Hormuz, l’attuale situazione internazionale sta mettendo a repentaglio la sicurezza alimentare.

La crescita rallenta

Il fenomeno è analizzato nello studio su Guerre e insicurezza alimentare realizzato dal Centro studi Divulga. Il gruppo di ricercatori coordinato dal professor Felice Adinolfi, docente di Economia agraria nell’Università di Bologna, evidenzia che, nonostante le stime di Ocse e Fao prevedano un potenziale incremento del 13% della produzione agricola nel prossimo decennio, la crescita resta esposta alla volatilità dei mercati.

L’aumento della produttività, infatti, dipenderà essenzialmente dall’accesso agli input di produzione come fertilizzanti, macchinari e tecnologie, oggi inseriti in catene di approvvigionamento interconnesse. Anche uno shock geograficamente circoscritto, quindi, è in grado di provocare effetti negativi in tutto il mondo. La ricerca evidenza come gli aumenti dei prezzi dell’energia e la conseguente minore disponibilità di fertilizzanti, che rappresentano il principale collegamento fra i mercati energetici, la produzione agricola e la sicurezza alimentare, stiano già impattando sul tutto il comparto agroalimentare. Se l’aumento medio dei prezzi dell’energia e degli input agricoli osservato nella prima metà del 2026 dovesse perdurare, la produzione globale di cereali potrebbe diminuire dello 0,9% sia quest’anno sia nel 2027, con picchi del 2% nei Paesi a basso reddito.

Il peso del Medio Oriente

Da questo punto di vista, il Medio Oriente rimane osservato speciale. Non tanto per il peso nella produzione agricola, molto limitato su scala internazionale, quanto per l’impatto indiretto sui sistemi agricoli mondiali per diversi motivi. Lo Stretto di Hormuz, infatti, rappresenta uno snodo importante per i mercati energetici, perché è il canale di transito del 25% del commercio mondiale di petrolio via mare. Fra gennaio e giugno di quest’anno, la guerra in Medio Oriente ha causato un rapido incremento sia delle quotazioni dei prodotti energetici (+19% fra gennaio e giugno) sia dei fertilizzanti, cresciuti del 15% nello stesso arco temporale, a fronte, però, di un aumento minimo del 2% dei prezzi internazionali dei beni agricoli.

Il traffico container

Lo studio di Divulga evidenzia che anche i costi della logistica marittima incidono notevolmente sugli approvvigionamenti e, indirettamente, sulla sicurezza alimentare. Da febbraio 2026 si registra un aumento del prezzo del traffico dei container dovuto alla guerra nel Golfo, con la crisi dello Stretto di Hormuz e il conseguente shock energetico. Da gennaio a giugno, i prezzi medi mensili per un container da 40 piedi sono cresciuti da 2.599 dollari a 3.775 dollari (+47,5%). Oltre che sul prezzo del gas naturale, che influenza direttamente la produzione di fertilizzanti, l’aumento del prezzo del greggio in Italia ha avuto effetti a cascata sui costi del diesel e del gasolio agricolo, incidendo su trasporti e logistica.

L’aumento dei prezzi

L’impatto sui bilanci delle imprese agricole è stato pesante. Da gennaio a giugno, l’indice Ismea dei mezzi tecnici di produzione è aumentato del 4,4%, con picchi del 6,8% per le coltivazioni, mentre gli allevamenti fanno registrare un +2,3%. Si tratta dei costi più alti degli ultimi anni. I maggiori incrementi hanno riguardato il comparto della frutta a guscio (+9%), il mais (+9,7%) e gli allevamenti suini (+11,6%). Gli aumenti, però, hanno interessato anche prodotti come frumento (+8%), semi oleosi (+7,5%), olio di oliva (+6,5%), ortaggi e frutta (+6,1%).

L’insicurezza alimentare

Anche per i cittadini il conto è salato. Quando i costi si trasferiscono sui prezzi, infatti, a ridursi non è soltanto il potere d’acquisto, ma anche la possibilità di scelta alimentare. Riprendendo dati Fao, il rapporto evidenzia che nel mondo una persona su tre non dispone delle risorse necessarie per sostenere il costo di una dieta sana e varia. Sebbene nei Paesi europei il fenomeno assuma forme meno estreme, una parte crescente delle famiglie è costretta a limitare la quantità o la qualità degli alimenti acquistati. Nell’Ue una persona su cinque, fra quelle con redditi bassi, si trova nell’impossibilità economica di consumare almeno un pasto energetico ogni due giorni. In Italia il problema riguarda una famiglia ogni 10. Gli italiani che vivono una situazione di moderata o grave insicurezza alimentare sono quasi il 2,2% (il 2,9% nel Mezzogiorno). Il 3,4% delle famiglie, inoltre, ha dichiarato nel 2025 di non essere riuscita a sostenere le proprie spese alimentari in alcuni periodi dell’anno. Un dato che conferma quanto evidenziato nell’ultimo rapporto della Fao sulle crisi alimentari: il 56% della grave insicurezza alimentare è da imputare in modo diretto o indiretto a guerre, conflitti interni e crisi geopolitiche e un ulteriore 11% a gravi crisi economiche, spesso conseguenze di crisi politiche e conflitti, a fronte di un 33% causato da eventi climatici estremi.

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