Alleanza italo-cinese per le batterie in Europa: “Per la prima volta portano le competenze qui”
di Filippo SantelliROMA – Un’azienda italiana e una cinese alleate per produrre componenti per le batterie in Europa. Portando nel Vecchio Continente le formidabili competenze che negli ultimi anni l’industria cinese ha costruito sul settore. È un prima volta, piccola ma significativa, la joint venture annunciata martedì da Mevis, multinazionale vicentina della meccanica, che ne deterrà il 51%, e ZZ Tech, gruppo della provincia dello Zhejiang con un fatturato da 290 milioni di fatturato e una quotazione in Borsa in vista. Le due società produrranno insieme in Slovacchia cans e lids, cioè le scatole e i coperchi delle batterie per auto elettriche e accumuli elettrici, attività che dopo le autorizzazioni da lato europeo e cinese dovrebbe partire con le prime due linee produttive tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028. “Per la prima volta nel nostro settore avviene il contrario di quello che è accaduto negli ultimi anni, non trasferimento di knowhow (competenze, ndr) verso la Cina ma trasferimento in Eu…
ROMA – Un’azienda italiana e una cinese alleate per produrre componenti per le batterie in Europa. Portando nel Vecchio Continente le formidabili competenze che negli ultimi anni l’industria cinese ha costruito sul settore. È un prima volta, piccola ma significativa, la joint venture annunciata martedì da Mevis, multinazionale vicentina della meccanica, che ne deterrà il 51%, e ZZ Tech, gruppo della provincia dello Zhejiang con un fatturato da 290 milioni di fatturato e una quotazione in Borsa in vista. Le due società produrranno insieme in Slovacchia cans e lids, cioè le scatole e i coperchi delle batterie per auto elettriche e accumuli elettrici, attività che dopo le autorizzazioni da lato europeo e cinese dovrebbe partire con le prime due linee produttive tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028. “Per la prima volta nel nostro settore avviene il contrario di quello che è accaduto negli ultimi anni, non trasferimento di knowhow (competenze, ndr) verso la Cina ma trasferimento in Europa di knowhow che qui mancava”, dice Federico Visentin, Ceo di Mevis ed ex presidente di Federmeccanica.
Un settore in crisi
L’accordo vincolante arriva mentre l’industria europea dell’auto affronta una crisi strutturale provocata dalla formidabile concorrenza cinese sul settore dell’elettrico. Governi e istituzioni europee dibattono su possibili contromisure, da dazi più alti a vincoli da porre alle aziende cinesi per accedere al mercato, come l’obbligo di produrre in Europa in joint venture con società locali e di trasferire qui la tecnologia, cioè quello che per anni Pechino ha imposto alle aziende europee.
La joint venture produrrà scatole di varia forma per batterie, per auto ma soprattutto – spiega Visentin – per accumuli elettrici, che poi venderà alle Gigafactory che le “riempiranno” con la chimica necessaria e le assembleranno. La scelta della Slovacchia, dove Mevis ha già acquisito un secondo stabilimento a fianco del suo, è dettata dalla vicinanza con l’Ungheria, grande hub europeo delle batterie (in molti casi cinesi). Anche se la direzione tecnica e di ricerca della joint venture sarà a Rosà, nel vicentino, dove ha sede l’azienda italiana.
Vantaggi per entrambi
La storia insegna che gli accordi con aziende cinesi si rivelano spesso complessi nell’esecuzione per le aziende europee. Anche per questo è notevole che Mevis abbia ottenuto il 51% della joint venture, con la possibilità di nominarne il Ceo e le prime linee, oltre a regole di ingaggio molto definite: dal contributo liquido di entrambe le aziende al fatto che tutta la proprietà intellettuale necessaria sarà in pancia alla joint venture, all’impegno di produrre per il mercato europeo solo all’interno della società. “La governance è nostra e non abbiamo dovuto forzare, perché a mio avviso si tratta di un accordo davvero vincente per entrambi”, dice Visentin. I cinesi, spiega, ci guadagnano l’acceso ad un mercato europeo che altrimenti sarebbe stato molto complesso dal punto di vista politico e regolatorio, “non abbiamo dovuto convincerli di questo”. Un mercato che in questo momento per loro è prezioso, visto che il livello di saturazione del mercato interno ha raggiunto livelli di guardia: “In Cina la situazione è pesante per le imprese, c’è una battaglia dei prezzi e una sovrapproduzione che non riescono ad esportare, per questo si stanno buttando sull’Europa”.
Visto da qui, è il rischio del famoso shock cinese. Ma forse anche l’opportunità di replicare ed estendere operazioni come quella di Mevis, se supportate da interventi volti a incentivare investimenti e trasferimento di tecnologie cinesi, come aveva suggerito anche Draghi nel suo rapporto. “E’ chiaro che i dazi ci hanno dato agio, ma sono una soluzione tampone - spiega Visentin – se in parallelo l’Europa non si preoccupa di costruire le condizioni perché la sua industria competa, di colmare il gap tecnologico”.