L’allarme di A2A sulle concessioni idroelettriche, “Troppo tardi aspettare le scadenze nel 2029”
di Emma BonottiVALDIDENTRO (SONDRIO) – Presto, non c’è tempo da perdere. Occorre investire sugli impianti idroelettrici italiani e farlo in fretta, se si vuole potenziare l’unica fonte rinnovabile programmabile, quella generata dalla forza dell’acqua, e rendere così l’Italia un po’ meno dipendente dall’estero.
“Aspettare la scadenza delle concessioni nel 2029 è troppo tardi”, sentenzia l’amministratore delegato di A2A, Renato Mazzoncini. “Le aziende del settore sarebbe in grado di investire 15 miliardi di euro”, ma ovviamente, è il sottotesto, lo faranno solo quando avranno la certezza di gestire gli impianti. Certezza che oggi ancora vacilla.
Concessioni in scadenza
Il nodo sono le concessioni per le dighe e gli invasi, tutte in scadenza…
VALDIDENTRO (SONDRIO) – Presto, non c’è tempo da perdere. Occorre investire sugli impianti idroelettrici italiani e farlo in fretta, se si vuole potenziare l’unica fonte rinnovabile programmabile, quella generata dalla forza dell’acqua, e rendere così l’Italia un po’ meno dipendente dall’estero.
“Aspettare la scadenza delle concessioni nel 2029 è troppo tardi”, sentenzia l’amministratore delegato di A2A, Renato Mazzoncini. “Le aziende del settore sarebbe in grado di investire 15 miliardi di euro”, ma ovviamente, è il sottotesto, lo faranno solo quando avranno la certezza di gestire gli impianti. Certezza che oggi ancora vacilla.
Concessioni in scadenza
Il nodo sono le concessioni per le dighe e gli invasi, tutte in scadenza entro il 2029. E quella clausola, inserita all’interno del Pnrr, per cui l’Italia si è impegnata a mettere a gare gli impianti. Una procedura più competitiva è auspicata da Bruxelles, ma fortemente criticata dai grandi operatori del settore, che temono l’ingresso in Italia di investitori stranieri.
Le alternative alle gare pubbliche sono il partenariato pubblico-privato, già sperimentato in alcune regioni, l’affidamento delle concessioni a società in house, oppure la cosiddetta quarta via, che consente agli operatori uscenti di mantenere la concessione, con l’impegno di un piano pluriennale di investimenti, soggetto alla valutazione dell’Arera, l’autorità dell’energia.
“Uno schema da perfezionare a livello nazionale e da negoziare con l’Europa, ma che potrebbe funzionare – riprende Mazzoncini – e che è coerente con le finalità del piano di ripresa e resilienza: accelerare gli investimenti”.
“Sfruttare al massimo le fonti autoctone e green”
Nel frattempo, i prezzi dell’energia restano alle stelle. La guerra nel Golfo mostra con chiarezza la scarsa autonomia energetica dell’Italia, “appena al 26%”, secondo Mazzoncini. “Dovremmo sfruttare al massimo le fonti autoctone, come vento, sole, rifiuti e acqua”.
A2A gestisce circa 2 GW, un decimo della capacità idroelettrica totale del Paese, e con la quarta via stima di poter investire oltre un miliardo. “Di fronte agli effetti del cambiamento climatico, innovare significa ripensare la gestione delle nostre infrastrutture: la morfologia delle montagne è cambiata e gli impianti, costruiti lo scorso secolo, erano progettati su una configurazione dei ghiacciai che non esiste più”, racconta il manager.
Teti, un robot per ripulire gli invasi
Per facilitare la manutenzione degli invasi, la multiutility ha messo a punto, assieme alla startup francese Watertracks, un robot subacqueo in grado di rimuovere i sedimenti dal fondale del bacino senza svuotarlo. Il metodo tradizionale, detta fluitazione, ha tempi lunghi e comporta una grande perdita d’acqua: l’energia non prodotta è pari a quella generata da 10 mila impianti solari a tetto da 3 kW in un anno.
Il progetto Teti – dal nome alla figura mitologica greca che preserva il ciclo dell’acqua – è un cingolato compatto di nove tonnellate, 100% elettrico e in grado di operare anche in piena autonomia. Verrà testato fino a ottobre nella diga di Cancano, nel comune di Valdidentro, in Valtellina, dove ad oggi ha raccolto 10 mila metri cubi di sedimenti che ostruivano scarichi e bocche di presa, che convogliano l’acqua verso le centrali, per poi spostarli in una zona designata del lago. In Valtellina, la multiutility ha già investito 15 milioni di euro – come emerge dal bilancio di sostenibilità territoriale del 2025 – generando un valore per il territorio di circa 78 milioni.
L’ambizione del gruppo è duplice: da un lato, mettere Teti a disposizione di tutti i bacini gestiti da A2A e potenzialmente in tutta Italia, dall’altro, estrarre i sedimenti per poterli riutilizzare e dar vita a una filiera di trattamento di questi rifiuti. Un esempio perfetto di economia circolare.