DUBLINO – Sugli extraprofitti o interviene l’Unione europea o «certamente interverremo noi». Se non è un ultimatum quasi ci manca. Ma sicuramente nelle parole del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, la scelta su una imposizione fiscale straordinaria sullo società energetiche è già stata compiuta: «Interveniamo noi, è possibile farlo ed in passato è stato fatto». Una determinazione giustificata da due fattori: la necessità di creare in campagna elettorale una connessione con i cittadini e un orientamento che sta effettivamente crescendo tra i 27. Il punto è trovare risorse per arginare il “caro-vita” sulla benzina e il gas. Sostanzialmente ridurre il peso delle bollette e il costo del carburante.
Nei giorni scorsi era stata inviata con…
DUBLINO – Sugli extraprofitti o interviene l’Unione europea o «certamente interverremo noi». Se non è un ultimatum quasi ci manca. Ma sicuramente nelle parole del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, la scelta su una imposizione fiscale straordinaria sullo società energetiche è già stata compiuta: «Interveniamo noi, è possibile farlo ed in passato è stato fatto». Una determinazione giustificata da due fattori: la necessità di creare in campagna elettorale una connessione con i cittadini e un orientamento che sta effettivamente crescendo tra i 27. Il punto è trovare risorse per arginare il “caro-vita” sulla benzina e il gas. Sostanzialmente ridurre il peso delle bollette e il costo del carburante.
Nei giorni scorsi era stata inviata con questa finalità alla Commissione europea una lettera firmata da sei governi, tra cui Italia, Germania e Spagna, ma la platea dell’attenzione rispetto al tema si sta ampliando. Più il nodo energetico si aggroviglia intorno alla guerra nel Golfo, più le risorse dei cittadini europei sono messe alla prova.
Tassa sugli extraprofitti, i due fronti in Europa
«Una valutazione di chi realizza profitti in una situazione così eccezionale – è allora la linea di partenza dell’esecutivo italiano – deve essere fatta». E infatti durante la riunione dell’Eurogruppo buona parte della discussione – anche con toni accesi rispetto al muro della Commissione – è stata proprio centrata sull’idea di imporre una tassa agli extraprofitti delle società energetiche. Il fronte dei favorevoli è per ora fermo a sei membri, anche se tra i più “grandi”: Italia, Germania, Spagna, Portogallo, Polonia e Austria. Va tenuto presente che a Roma, Madrid e Varsavia si andrà al voto il prossimo anno. E in questa compagnia potrebbe entrare anche la Grecia.
Ma esiste anche un fronte contrario, a partire dalla Francia e dall’Olanda che ha molte aziende impegnate in questo settore, nella quotazione del gas e nella raffinazione. È altrettanto chiaro che i governi nazionali preferirebbero una norma europea per “giustificarsi” con le aziende che saranno tassate e che esercitano un ruolo importante in tutte le economie nazionali. Le capitali di fatto puntano a deresponsabilizzarsi. E infatti insistono su una proposta della Commissione. «Se questo orientamento diventerà maggioritario – ha ripetuto il ministro dell’Economia – anche la Commissione dovrà agire». O, appunto, «agiamo da soli» cercando di capire «dove si formano questi extraprofitti. C’è chi raffina in Europa ed esporta fuori dall’Europa a prezzi incredibili. Questi non sono profitti da un mercato normale».
La posizione della Commissione Ue
Il confronto all’Eurogruppo è partito con l’annuncio della presidenza irlandese di un invito all’esecutivo comunitario di «tornare sulla questione». Anche se al momento Palazzo Berlaymont non ne vuol sentire parlare. «In questa fase – ha sottolineato il commissario agli affari economici, Valdis Dombrovskis - non stiamo presentando una proposta a livello europeo». E anzi ha rimbalzato agli Stati membri l’onere della scelta: «È nelle loro mani. Possono procedere e adottare decisioni sulla tassazione degli extraprofitti». Una risposta che di certo non ha soddisfatto la Germania. «La mia aspettativa molto chiara nei confronti della Commissione – ha scandito il titolare tedesco delle finanze, Lars Klingbeil – è che presenti ora opzioni concrete per una tassa sugli extraprofitti. Deve darsi una mossa. Se vogliamo far avanzare l’Europa, dobbiamo reagire alla realtà quotidiana delle persone». Sulla stessa linea lo spagnolo Carlos Cuerpo che ha spinto per una «soluzione europea con una giusta condivisione degli oneri».
La Francia, invece, si è collocata sulla linea opposta. Lo shock energetico, secondo il ministro di Parigi Roland Lescure, ha un «impatto diverso» sui Paesi e «diciamo no a soluzioni uguali per tutti». La partita dunque è ancora aperta, il secondo tempo si giocherà ad ottobre, alla riunione dell’Ecofin in Lussemburgo.