Un commissario e più fondi per le rinnovabili
di Walter GalbiatiTra sconto sulle accise e soppressione del bollo sono stati impegnati cinque miliardi di euro, risorse che in termini di crescita non frutteranno niente se non qualche voto in più al partito di turno.
Sarebbe stato meglio investire quei 5 miliardi nella transizione energetica. Il nuovo iper-ammortamento che il governo ha messo in campo per gli anni 2026-2028 che unisce trasformazione green e digitale vale 9,8 miliardi di euro. Aggiungendo la spesa per accise e bollo, l’importo sarebbe cresciuto del 50%. O ancora si sarebbero potuti attribuire quei fondi all’Energy release, un meccanismo gestito dal Gse (Gestore dei Servizi Energetici) che fornisce energia elettrica a prezzo calmierato alle imprese energivore in cambio dell’impegno a costruire nuovi impianti a fonti rinnovabili.
Tra sconto sulle accise e soppressione del bollo sono stati impegnati cinque miliardi di euro, risorse che in termini di crescita non frutteranno niente se non qualche voto in più al partito di turno.
Sarebbe stato meglio investire quei 5 miliardi nella transizione energetica. Il nuovo iper-ammortamento che il governo ha messo in campo per gli anni 2026-2028 che unisce trasformazione green e digitale vale 9,8 miliardi di euro. Aggiungendo la spesa per accise e bollo, l’importo sarebbe cresciuto del 50%. O ancora si sarebbero potuti attribuire quei fondi all’Energy release, un meccanismo gestito dal Gse (Gestore dei Servizi Energetici) che fornisce energia elettrica a prezzo calmierato alle imprese energivore in cambio dell’impegno a costruire nuovi impianti a fonti rinnovabili.
I bisogni italiani
In Italia, del resto, c’è una estrema necessità di energia e possibilmente verde. La settimana scorsa Repubblica ha pubblicato gli ultimi dati di Terna relativi allo sviluppo delle fonti sostenibili, le uniche che potrebbero garantire una maggiore indipendenza del Paese dalle fonti fossili, i cui prezzi sono sensibili ai sussulti geopolitici, e una riduzione del costo dell’energia. Il quadro non è entusiasmante perché dopo il rallentamento del 2025, in cui la potenza verde installata era scesa da 7,5 a 7,1 gigawatt, la tendenza non sembra migliorare. Nei primi sei mesi di quest’anno l’installato è stato di 3,4 gigawatt che porterebbe il totale annuo a 6,8. Numeri che rendono impossibile raggiungere l’obiettivo del Piano nazionale per l’energia e il clima (Pniec) di 131 gigawatt di potenza verde installata entro il 2030. Oggi siamo fermi a 86,9 e per centrare il target, servirebbe crescere non di 7, ma di oltre 10 gigawatt l’anno. Un miraggio.
Il Paese degli azzeccagarbugli
Con più fondi, si potrebbe crescere di più. Ma non è una equazione scontata, perché se anche ci fossero i soldi, in Italia, il Paese degli azzeccagarbugli, non si riuscirebbe a installare un gigawatt in più.
Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha spesso ricordato che ci sono circa 4.000 impianti di energia rinnovabile bloccati e non messi a terra a causa della burocrazia e della mancata individuazione delle aree idonee, nonostante il Paese e tutti i partiti, Vannacci a parte, riconoscano la necessità delle rinnovabili. In molte Regioni, siano governate dalla destra o dalla sinistra, si frena lo sviluppo di pannelli solari e di pale eoliche, perché tutti li vorrebbero, ma nessuno a casa propria. È lo stesso problema che si avrebbe – ma in misura maggiore – con il nucleare.
Per aggirare l’impasse servirebbe un commissario alla transizione green che prendesse in mano tutti gli incartamenti per sbloccare quelli sbloccabili. Vorrebbe dire trasformare l’Italia in una Zona speciale dove destra e sinistra, amministrazione per amministrazione, trovassero una soluzione per una necessità che il Paese non può più rinviare. E dove non si trova, ecco il commissario.