✕

Poste chiude la scalata a Tim, per il delisting serve un’altra mossa

Ascolta l'audio

Il gruppo di Del Fante sale all’85% del capitale della società telefonica: nel dossier l’opzione fusione o una nuova offerta
2 minuti di lettura

MILANO – Poste Italiane sale all’85,82% del capitale di Telecom Italia grazie al successo della maxi-offerta di acquisto e scambio: appena un 4,18% sotto la soglia necessaria per il delisting, che però è solo rinviato, dato che resta un obiettivo strategico del gruppo guidato da Matteo Del Fante. «Al termine dell’Opas – aveva detto Del Fante – faremo subito partire le attività di integrazione tra le aziende. Nascerà un colosso italiano capace di partecipare anche al consolidamento che potrebbe partire a livello europeo».

Il delisting resta un obiettivo, ma è rimandato

Se i lavori inizieranno subito, per ritirare il titolo della Borsa ci vorrà più tempo e bisognerà capire quale strada intraprendere: una fusione con Poste oppure salire al 90% e proporr…

MILANO – Poste Italiane sale all’85,82% del capitale di Telecom Italia grazie al successo della maxi-offerta di acquisto e scambio: appena un 4,18% sotto la soglia necessaria per il delisting, che però è solo rinviato, dato che resta un obiettivo strategico del gruppo guidato da Matteo Del Fante. «Al termine dell’Opas – aveva detto Del Fante – faremo subito partire le attività di integrazione tra le aziende. Nascerà un colosso italiano capace di partecipare anche al consolidamento che potrebbe partire a livello europeo».

Il delisting resta un obiettivo, ma è rimandato

Se i lavori inizieranno subito, per ritirare il titolo della Borsa ci vorrà più tempo e bisognerà capire quale strada intraprendere: una fusione con Poste oppure salire al 90% e proporre un’offerta per il delisting (pare che alcuni fondi non siano riusciti ad aderire per motivi tecnici). Di certo c’è che il nuovo piano industriale sarà presentato in primavera. Poste aveva previsto la creazione a regime di 700 milioni di efficienze (di cui 500 dai costi, senza toccare l’organico), stima giudicata prudente dagli analisti, che sui ricavi prevedono più di 200 milioni di sinergie grazie a nuovi servizi tra Poste e Tim Enterprise. Con più margini e un debito contenuto a 1,5 volte il margine operativo lordo, il nuovo gruppo sarà in grado di realizzare maggiori flussi di cassa e quindi più utili, con cui pagare i dividendi (da cui i soci Tim sono esclusi).

Cedola di almeno 0,4 euro a novembre per chi ha aderito

Gli azionisti del gruppo guidato da Pietro Labriola, che ieri hanno aderito all’Opas, diventando soci Poste il 25 novembre incasseranno l’acconto sulla cedola 2026 (con stacco il 23), cedola che sarà di almeno 0,4 euro (ma gli analisti scommettono su qualcosa di più). L’ultimo dividendo pagato da Telecom Italia alle ordinarie è del giugno 2021, quando la società, indebitata da anni, pagò una cedola simbolica di un centesimo.

Dall’unione tra Poste e Tim nascerà un colosso da 40 miliardi di capitalizzazione, con 150mila dipendenti e una rete capillare sul territorio (13mila uffici postali e circa 4mila negozi Tim), dove saranno venduti diversi prodotti e servizi: dalle assicurazioni alla telefonia. E non solo gli azionisti Tim che hanno aderito all’Opas hanno fatto un buon affare, anche gli stakeholders e i dipendenti del nuovo gruppo avranno più garanzie. «È un’operazione storica per il Paese – aveva detto il dg Giuseppe Lasco – Il suo successo aiuterà a guidarne la transizione digitale con la nascita di un grande gruppo capace di creare occupazione. Si creerà futuro per tutti i colleghi di Tim e di Poste».

Il mercato, che aveva subodorato la possibilità di un rinvio del delisting, ieri ha punito le azioni Tim (-2,69% a 7,24 euro) che si sono così staccate dal concambio dell’Opas di Poste, i cui titoli invece hanno già iniziato a festeggiare (+0,43% a 25,82 euro) i benefici che deriveranno ai soci dall’integrazione delle due aziende.

Leggi i commenti