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Caro carburanti, il governo chiude a nuovi aiuti. Meloni spinge per il sì di Q8

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Nonostante il pressing della Lega, l’imperativo del Mef è limitare le spese fino a dicembre per garantire che il deficit 2026 resti sotto il 3%
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ROMA - L’attesa fa il paio con la prudenza. Ora che anche Q8 potrebbe unirsi a Eni e Ip nell’applicazione del tetto ai prezzi dei carburanti, palazzo Chigi aspetta di capire se «il meccanismo gira», per stare al ragionamento che ieri circolava in ambienti di governo. L’attenzione è concentrata sull’effetto dello “sconto” praticato dalle compagnie. Per questo si guarda ai dati che l’Osservatorio sui prezzi del ministero delle Imprese comunicherà stamattina: se a partire da oggi – è la tesi – il costo medio di benzina e diesel subirà un calo nell’ordine di qualche centesimo, superiore ai 7-8 millesimi di ieri, allora la strada imboccata sarà quella giusta.

La partecipazione del gruppo kuwaitiano che controlla Q8 in Italia avvicinerebbe il risultato au…

ROMA - L’attesa fa il paio con la prudenza. Ora che anche Q8 potrebbe unirsi a Eni e Ip nell’applicazione del tetto ai prezzi dei carburanti, palazzo Chigi aspetta di capire se «il meccanismo gira», per stare al ragionamento che ieri circolava in ambienti di governo. L’attenzione è concentrata sull’effetto dello “sconto” praticato dalle compagnie. Per questo si guarda ai dati che l’Osservatorio sui prezzi del ministero delle Imprese comunicherà stamattina: se a partire da oggi – è la tesi – il costo medio di benzina e diesel subirà un calo nell’ordine di qualche centesimo, superiore ai 7-8 millesimi di ieri, allora la strada imboccata sarà quella giusta.

La partecipazione del gruppo kuwaitiano che controlla Q8 in Italia avvicinerebbe il risultato auspicato dato che la percentuale dei distributori a prezzi calmierati salirebbe al 52% del totale. Non a caso fonti di palazzo Chigi sottolineano che «l’eventuale adesione permetterebbe di dare un ulteriore segnale di attenzione nei confronti delle famiglie italiane». La fiducia è forte, al punto che le stesse fonti parlano di «segnali positivi» in arrivo dal Kuwait. Ma la media nazionale è fatta anche dai “piccoli”, tra l’altro in subbuglio per il timore di essere tagliati fuori dalla politica dei grandi gestori.

La strategia resta comunque tarata sull’effetto domino del tetto ai prezzi. E qui rispunta la prudenza. In agenda non ci sono nuovi aiuti. Neppure selettivi, come ha auspicato nelle ultime ore il titolare del Mimit Adolfo Urso. La direzione disegnata da palazzo Chigi e ministero dell’Economia è un’altra. Guarda a un “numeretto” da inserire nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), atteso venerdì sul tavolo del Consiglio dei ministri. È quello del deficit di quest’anno, che si punta a confermare sotto la soglia critica del 3%. Tradotto: da qui a dicembre bisognerà stringere la cinghia, per evitare di compromettere il risultato.

E solo così, soprattutto, il governo potrà arrivare all’esame europeo della prossima primavera con i conti a posto. A quel punto potrà chiedere l’uscita dalla procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo e tentare di ottenere uno scomputo a posteriori dell’extradeficit se nel frattempo decidesse di attivare la clausola di salvaguardia nazionale per la flessibilità sulle spese di energia e difesa.

Ecco perché al momento l’unica ipotesi presa in considerazione per rafforzare il segnale dal benzinaio è l’attivazione dell’accisa mobile. Dal 6 ottobre, quando il taglio delle accise sul diesel di 6,1 centesimi sarà scaduto. E sempre che settembre restituisca un extragettito Iva dai carburanti. Nella migliore delle ipotesi, tuttavia, le risorse basteranno ad allungare gli sconti per qualche giorno.

La linea della prudenza non mette però tutti d’accordo nel governo. Matteo Salvini vuole sostegni immediati per autotrasportatori e tassisti. Soprattutto per quest’ultimi. L’obiettivo è scongiurare uno sciopero nazionale. Ma il leader della Lega punta anche a non perdere voti in vista delle prossime elezioni. Dalle intenzioni al pressing. Nei prossimi giorni riunirà il gruppo economico del partito. Al tavolo ci sarà anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. È a lui che sarà chiesto di forzare la mano. Subito, per gli aiuti alle categorie. Ma anche nelle prossime settimane, quando l’esecutivo approverà la manovra. Osare, anche a costo di mettere a rischio il “numeretto”.

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