MILANO – Energia, data center e transizione, passando per il settore civile, l’agricoltura e l’industria. «Non c’è ambito per cui l’acqua non sia una risorsa strategica». Dal Festival dell’acqua di Utilitalia, Luca Dal Fabbro, presidente dell’associazione nonché della multiutility Iren, guarda alla rete idrica italiana, zavorrata da perdite medie superiori al 40 per cento, e richiama tutti gli stakeholder a una presa di responsabilità: «Se non interveniamo con urgenza, quel bene che oggi diamo per scontato presto potrebbe scarseggiare».
Ingegnere Dal Fabbro, qual è lo stato del settore idrico italiano?
«Il nostro è un campo molto variegato, composto da operatori che hanno capacità di spesa e programmazione diversa. Eppure abbiamo bisogno di investimenti massicci per ammodernare e digitalizzare la nostra rete. Non possiamo farne a meno: per un Paese, gestire la risorsa idrica significa avere il polso sulle tre transizioni, climatica, digitale ed energetica».
L’intelligenza artificiale …
MILANO – Energia, data center e transizione, passando per il settore civile, l’agricoltura e l’industria. «Non c’è ambito per cui l’acqua non sia una risorsa strategica». Dal Festival dell’acqua di Utilitalia, Luca Dal Fabbro, presidente dell’associazione nonché della multiutility Iren, guarda alla rete idrica italiana, zavorrata da perdite medie superiori al 40 per cento, e richiama tutti gli stakeholder a una presa di responsabilità: «Se non interveniamo con urgenza, quel bene che oggi diamo per scontato presto potrebbe scarseggiare».
Ingegnere Dal Fabbro, qual è lo stato del settore idrico italiano?
«Il nostro è un campo molto variegato, composto da operatori che hanno capacità di spesa e programmazione diversa. Eppure abbiamo bisogno di investimenti massicci per ammodernare e digitalizzare la nostra rete. Non possiamo farne a meno: per un Paese, gestire la risorsa idrica significa avere il polso sulle tre transizioni, climatica, digitale ed energetica».
L’intelligenza artificiale in questo può essere d’aiuto, ma espone la rete anche a maggiori rischi.
«Essere digitali è una grande opportunità, ma ci rende anche più vulnerabili. In un contesto di forte deglobalizzaizone, tensioni internazionali e guerra ibrida, dobbiamo aumentare la difesa digitale della rete. E anche le multiutility, ad esempio, devono dotarsi di strumenti capaci a fronteggiare attacchi cibernetici».
Oltre alla digitalizzazione, quali sono altre priorità per il settore?
«Garantire la tutela della qualità dell’acqua e la riduzione dell’inquinamento, evitare che il cambiamento climatico incida sulla disponibilità della risorsa e assicurare lo sviluppo dell’industria, sia quella più tradizionale sia i data center. Le abbiamo racchiuse in un documento, il patto per la resilienza idrica, firmato da 64 associati».
Il Pnrr allocava sei miliardi al sistema idrico italiano, come continuerete a finanziare l’innovazione?
«Dalle tariffe otteniamo circa quattro miliardi l’anno, ma ne servono almeno altri due l’anno per realizzare, nel prossimo decennio, gli investimenti straordinari necessari per migliorare la resilienza della rete. Abbiamo lanciato lo strumento dei basket bond, che permette ai gestori più piccoli di affacciarsi insieme sul mercato obbligazionario. Altre soluzioni sono il partenariato pubblico-privato e le partnership tra associati su progetti comuni. Le competenze non mancano: il tasso di utilizzo dei fondi del Pnrr è stato del 95%, un record per l’Italia».
In questi mesi di forti rincari, tra carburanti e bollette, non sarà semplice giustificare nuovi investimenti, che per i cittadini si traducono in maggiori costi.
«Oggi il comparto idrico investe 106 euro per abitante, ancora sotto la media europea di oltre 115. E l’acqua, a differenza dell’energia, costa meno che in altri Paesi Ue. Inoltre, la media cela casi molti diversi tra loro, con gestori che investono anche solo 22 euro per abitante. I miliardi di cui ha bisogno il settore per crescere sono un fatto, dobbiamo lavorare, anche a livello europeo, per trovare soluzioni».
Nei prossimi 10 anni circa metà della popolazione italiana sarà coinvolta in rinnovi o nuove procedure di affidamento del servizio idrico. Crede che il mercato sia troppo frammentato?
«Sicuramente la struttura attuale non aiuta le economie di scala che, come insegnano i manuali, permettono una maggior efficienza ed efficacia degli interventi. L’aggregazione è una delle strade possibili, anche se non è l’unica. Molti operatori, piccoli medi e grandi si stanno guardando intorno. È un processo ineluttabile, che riguarda il privato come le partecipate».