Benessere e giocattoli nel carrello degli italiani
di Irene Maria ScaliseComprare sì, ma in modo diverso. Nel 2025 il mercato dei prodotti monitorati dall’Osservatorio Non Food di GS1 Italy, che analizza annualmente l’andamento dei consumi e della distribuzione nei principali comparti non alimentari, cresce appena dello 0,6% a valore (superando così i 112,3 miliardi di spesa). Non solo. Cambia pelle. Dietro un’apparente stabilità si nasconde una forte ricomposizione della domanda. Gli italiani continuano a spendere, ma lo fanno in modo più ragionato, privilegiando salute, benessere e cura di sé e contenendo invece i consumi più discrezionali e legati alla casa. Ma soprattutto fanno grande affidamento nell’IA per i consigli sugli acquisti.
Spiega Samanta Correale, business intelligence senior manager di GS1 Italy: «L’approccio del consumatore è duplice, alcuni sono disposti a spendere di più per acquistare prodotti di maggiore qualità che durino nel tempo, poi c’è chi invece vuole o deve risparmiare e allora sceglie il ricondizionato o l’usato - scelta che …
Comprare sì, ma in modo diverso. Nel 2025 il mercato dei prodotti monitorati dall’Osservatorio Non Food di GS1 Italy, che analizza annualmente l’andamento dei consumi e della distribuzione nei principali comparti non alimentari, cresce appena dello 0,6% a valore (superando così i 112,3 miliardi di spesa). Non solo. Cambia pelle. Dietro un’apparente stabilità si nasconde una forte ricomposizione della domanda. Gli italiani continuano a spendere, ma lo fanno in modo più ragionato, privilegiando salute, benessere e cura di sé e contenendo invece i consumi più discrezionali e legati alla casa. Ma soprattutto fanno grande affidamento nell’IA per i consigli sugli acquisti.
Spiega Samanta Correale, business intelligence senior manager di GS1 Italy: «L’approccio del consumatore è duplice, alcuni sono disposti a spendere di più per acquistare prodotti di maggiore qualità che durino nel tempo, poi c’è chi invece vuole o deve risparmiare e allora sceglie il ricondizionato o l’usato - scelta che una volta era di nicchia e oggi invece è esplosa - anche per ragioni di sostenibilità».
Per il sociologo dei consumi Vanni Codeluppi «il fattore economico diventa determinante, con la forte crisi e le minori risorse si prova a spendere in modo più razionale. Le persone cercano delle sicurezze e chi può permetterselo lo fa scegliendo oggetti di qualità e durevoli, gli altri puntano al ricondizionato e all’usato, perché tutto quello che viene dal passato è visto come un valore».
Il quadro dei singoli comparti è molto diverso: automedicazione (+5,6%) e profumeria (+3,8%) sono i mercati più dinamici, mentre crescono anche giocattoli (+5,3%) e ottica (+3,6%). Al contrario, mobili e arredamento (-0,5%) e soprattutto bricolage (-2,1%) risentono della maggiore prudenza delle famiglie e del ridimensionamento dei bonus edilizi. L’elettronica resta il primo comparto per fatturato, con 22,5 miliardi di euro, seguita da abbigliamento e calzature con 21,6 miliardi.
Il mantra del benessere
Su tutto vince un nuovo mantra che è quello del benessere: «Le persone preferiscono spendere per la loro salute in senso ampio, si va dalla automedicazione - spiega Correale - incluso il mondo sempre più diffuso degli integratori, al settore della profumeria, che è sempre più collegato allo stare bene, con il mondo della cosmesi, in particolare, che sta evolvendo abbracciando estetica e cura. In questo senso funziona anche il comparto dell’ottica che si pone a metà strada tra l’estetico e il curativo». Per Codeluppi «con i virus e il caldo estremo, si ha bisogno di poter contare su un corpo che stia in una condizione di benessere. L’attenzione verso il proprio corpo nasce da un misto di moda e di necessità».
Cosa cambia con l’IA
Chi ha delle incertezze nella fase del pre-acquisto può contare su un nuovo personal shopper che è l’IA. «Soprattutto nell’elettronica, l’intelligenza artificiale è molto consultata, anche perché si tratta spesso di acquisti più complessi e costosi- precisa Correale - Il web, anche grazie all’IA, consente di fare un primo filtro per individuare i prodotti di interesse. Poi però il consumatore si reca in negozio per vedere i prodotti dal vivo, toccare i materiali e sentirne il rumore. E anche per confrontarsi con un addetto, che può colmare le informazioni che il web non offre».
Aggiunge Codeluppi: «Le persone per completare l’acquisto hanno bisogno di confrontarsi con altri umani, di parlare con il venditore ed ecco che sembra riaccendersi una necessità di scambio e di fiducia nell’altro. Accade a volte anche il contrario: il consumatore cerca online il prodotto che ha visto in negozio. Il processo, quindi, è sempre più a due vie: il digitale e il punto vendita fisico devono essere in continuità, perché, essendo sempre connesso, per il consumatore non esistono più confini netti tra i due canali». Non solo: «Con l’evoluzione dell’IA agentica, che può comportarsi come un vero e proprio personal shopper, è fondamentale per le aziende che tutte le informazioni sui propri prodotti siano disponibili online e machine readable. L’IA può infatti proporre solo ciò che riesce a trovare e a “leggere” sul web: per questo è importante che i prodotti siano identificati in modo univoco e che le informazioni siano complete».
Dove si compra
Per chi ancora sceglie di comprare in un luogo fisico non tutti i negozi hanno però lo stesso fascino. Nel corso del 2025 il “commercio urbano centrale” è rimasta l’agglomerazione più significativa, con il 43,0% dei punti vendita totali, ma ha continuato a perdere negozi (-1,0% rispetto al 2024). Il trend è negativo anche per i centri commerciali la cui rete è calata di -1,3% e la cui quota è scesa al 40,1%. In diminuzione anche quota e numeri dei parchi commerciali che hanno perso lo 0,6% dei punti vendita.
Cosa funziona?
Sicuramente è in espansione il commercio nelle aree urbane periferiche, che nel 2025 ha segnato un aumento di +2,6% del numero dei punti vendita, arrivando a 6,3% di incidenza sul totale. Ma la vera superstar sono i factory outlet (+5,7%), saliti a 4,1% di quota. Conclude Coideluppi: «Piacciono perché sono un modo per vivere il quartiere, stare con la famiglia e spendere in modo responsabile».