Il mondo in bancarotta idrica. Servono 11mila miliardi di investimenti, ne mancano 6.500
di Raffaele RicciardiMILANO – Il mondo è in bancarotta idrica, l’hanno certificato le Nazioni unite ormai da tempo: ne consumiamo più di quanta la natura ne fornisca. Da risorsa data per “scontata”, è divenuto un bene “caro”: la crescente scarsità d’acqua causa ogni anno oltre 300 miliardi di dollari di perdite economiche. La caccia all’acqua che va a impattare su sicurezza alimentare, produzione, competizione geopolitica, instabilità regionale.
Un fattore che irrompe su uno scenario già tremendamente complesso e che vede il Mediterraneo come uno dei teatri di frontiera, con temperature in aumento più rapido della media e 180 milioni di persone che già affrontano la scarsità d’acqua. Per quest’anno, si stima che le siccità abbiano provocato danni all’Europa tra i 50 e i 180 miliardi, secondo lo European Institute on Economics and the Environment. L’acqua, o meglio la sua assenza, è uno dei principali motori di migrazione: entro il 2050 – dice la Banca Mondiale – il Nord Africa potrebbe avere fino a 19 mil…
MILANO – Il mondo è in bancarotta idrica, l’hanno certificato le Nazioni unite ormai da tempo: ne consumiamo più di quanta la natura ne fornisca. Da risorsa data per “scontata”, è divenuto un bene “caro”: la crescente scarsità d’acqua causa ogni anno oltre 300 miliardi di dollari di perdite economiche. La caccia all’acqua che va a impattare su sicurezza alimentare, produzione, competizione geopolitica, instabilità regionale.
Un fattore che irrompe su uno scenario già tremendamente complesso e che vede il Mediterraneo come uno dei teatri di frontiera, con temperature in aumento più rapido della media e 180 milioni di persone che già affrontano la scarsità d’acqua. Per quest’anno, si stima che le siccità abbiano provocato danni all’Europa tra i 50 e i 180 miliardi, secondo lo European Institute on Economics and the Environment. L’acqua, o meglio la sua assenza, è uno dei principali motori di migrazione: entro il 2050 – dice la Banca Mondiale – il Nord Africa potrebbe avere fino a 19 milioni di migranti interni per il clima e fino a 86 milioni potrebbero esser quelli dell'Africa subsahariana.
Temi affrontati nei giorni scorsi alla sesta edizione dell’EuroMediterranean Water Forum, organizzato dal Comitato Italiano One Water, dall’Istituto Mediterraneo dell’Acqua (IME) e dall’Unione per il Mediterraneo (UfM), con il supporto del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI). Anche la Cdp era presente come knowledge partner: “Gli investimenti nel settore dell’acqua sono in crescita e nel 2024 hanno raggiunto quasi 50 miliardi di dollari, ma il fabbisogno resta enorme ed è destinato ad aumentare nei prossimi anni – ha detto il presidente Giovanni Gorno Tempini – Per trasformare queste esigenze in investimenti concreti è necessario mobilitare nuovi capitali, rafforzare i partenariati e rendere finanziabili un numero crescente di progetti”.
La Direzione Strategie Settoriali e Impatto guidata da Andrea Montanino ha individuato alcune delle priorità: rinnovare le reti invecchiate, migliorare l'accumulo dell'acqua ed espandere il riutilizzo dell'acqua. Anche con gli strumenti digitali, che possono aiutare i fornitori di servizi locali a monitorare le reti e gestire l'uso dell'acqua in modo più efficiente, anche grazie all'uso degli strumenti più recenti come droni e satelliti.
Resta una sfida enorme. A livello globale, si stima siano necessari 11mila miliardi di euro di investimenti al 2040 e ai livelli attuali di spesa ciò apre un “buco” da 6.500 miliardi.
Visto che nessuno può affrontare questa sfida da solo, serve mobilitare capitale – e in questo senso il capitale votato alla sostenibilità è cresciuto, ma necessita di un quadro normativo prevedibile e chiaro. Esempi di partnership ce ne sono. Il Piano Mattei può ad esempio esser un quadro, c’è Tanit che unisce Italia e Tunisia nelle soluzioni su scarsità d'acqua e sicurezza alimentare. Le banche di sviluppo hanno un ruolo centrale. Perché i capitali diventino cantieri, servono infine progetti e quindi sostegno politico. La G7 Water Coalition fa bene sperare, ma la sfida è enorme e lo slancio va tradotto in pratica.