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Opa Webuild, passi in avanti: per Trevi il prezzo è congruo. E Salini rastrella azioni sul mercato

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Il colosso delle infrastrutture sale al 27,86% di Cesena. Sullo sfondo resta il doppio esposto alla Consob presentato dai due gruppi contendenti
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ROMA – Il prezzo è giusto. O perlomeno rientra nella forchetta di valore individuata dal cda del gruppo Trevi, anche se resta «nella parte inferiore», evidenziano in una nota i vertici della società contesa da un lato da Webuild e dall’altro da Icop. Si accorciano quindi le distanze tra l’azienda fondata a Cesena nel ’57, specializzata nell’ingegneria del sottosuolo, e Webuild, che di fatto ha rilanciato l’Opa sui romagnoli portando il prezzo da 4,5 a 5,165 euro cashper ogni azione acquistata. Una mossa, quella di Pietro Salini e soci, arrivata lunedì scorso, quando il colosso delle infrastrutture ha rilevato da Praude asset management – società di gestione del risparmio con base a Malta – il 13,91% del capitale di Trevi, pacchetto con il quale Praude è stato il secondo azionista di Cesena.

Webuild ha quindi continuato a rastrellare altri titoli, fino a salire al 27,86% di Trevi con le ultime operazioni sul mercato messe a segno ieri attraverso Intermonte. E a sorpassare Cdp Equity, s…

ROMA – Il prezzo è giusto. O perlomeno rientra nella forchetta di valore individuata dal cda del gruppo Trevi, anche se resta «nella parte inferiore», evidenziano in una nota i vertici della società contesa da un lato da Webuild e dall’altro da Icop. Si accorciano quindi le distanze tra l’azienda fondata a Cesena nel ’57, specializzata nell’ingegneria del sottosuolo, e Webuild, che di fatto ha rilanciato l’Opa sui romagnoli portando il prezzo da 4,5 a 5,165 euro cashper ogni azione acquistata. Una mossa, quella di Pietro Salini e soci, arrivata lunedì scorso, quando il colosso delle infrastrutture ha rilevato da Praude asset management – società di gestione del risparmio con base a Malta – il 13,91% del capitale di Trevi, pacchetto con il quale Praude è stato il secondo azionista di Cesena.

Webuild ha quindi continuato a rastrellare altri titoli, fino a salire al 27,86% di Trevi con le ultime operazioni sul mercato messe a segno ieri attraverso Intermonte. E a sorpassare Cdp Equity, storico azionista di riferimento dei romagnoli con il 21,3%. Che però è anche socio di Webuild con il 16,46% del capitale (il 21,6 dei voti), motivo per il quale Andrea Nuzzi, direttore Business di Cassa depositi e prestiti e componente del cda di Trevi, si è astenuto mentre tutti i consiglieri presenti hanno votato sì.

È il primo sì sul prezzo arrivato da Trevi. Perché in questa partita intricata, finora, il consiglio guidato da Paolo Marchioni aveva detto tre volte no. Quando ha rispedito al mittente le prime avance della concorrente Icop; quando ha respinto il rilancio degli stessi friulani che avevano alzato il prezzo della loro offerta pubblica di scambio (Ops) da 0,133 a 0,165 azioni di nuova emissione per ogni titolo dei romagnoli portato in adesione; e quando hanno risposto picche alla prima mossa di Salini.

Ora si registrano passi avanti, dunque. Non soltanto alla voce prezzo, ma anche sul fronte della nuova soglia indicata da Webuild per il successo della scalata a Trevi, passata dal 66,7% dei diritti di voto nell’assemblea della holding romagnola a quota 50% più un voto.

Sullo sfondo resta il doppio esposto alla Consob presentato da entrambi i contendenti. Webuild aveva evidenziato «possibili profili di irregolarità del rilancio annunciato da Icop». L’azienda friulana aveva invece segnalato all’autorità «il comunicato e la campagna pubblicitaria» di Webuild, «volta a screditare» la loro operazione. A Piazza Affari, intanto, il titolo Trevi è rimasto stabile (+0,1% a 5,18 euro), allineato al rilancio di Webuild (che ha chiuso con un -1,32%), Icop è scivolata a -3,25%.

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