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Auto, la Cina spinge giù i conti di Audi: -87% di utile. L’ad Döllner: “Riduciamo i costi”

Gernot Döllner, amministratore delegato Audi 
La casa dei quattro anelli evita il rosso per un soffio, ma il margine si ferma a quota 95 milioni di euro dopo le imposte, contro i 718 milioni dello stesso periodo 2025. Pesano anche dazi e Medio Oriente. Il manager scommette su qualità e mercati emergenti
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ROMA – Se Volkswagen piange, Audi non ride. Solo poche ore fa la holding tedesca ha annunciato conti in rosso nel terzo trimestre, con una perdita operativa da 5,86 miliardi di euro a settembre; oggi invece la casa dei quattro anelli evita il segno meno per un soffio, ma presenta utili giù dell’87% rispetto al terzo trimestre dell’anno scorso. Siamo a quota 95 milioni di euro dopo le imposte, contro i 718 milioni dello stesso periodo del 2025.

Nei nove mesi l’utile si è fermato a 1,22 miliardi, il fatturato a 42 miliardi: due indicatori in forte calo. Che indicano come Audi, alla quale fanno capo altri marchi premium come Lamborghini, Bentley e Ducati, stia scivolando nel vortice di una crisi che ha origine sempre lì: in Cina. Perché da un lato, le auto di Ingolstadt scontano le con…

ROMA – Se Volkswagen piange, Audi non ride. Solo poche ore fa la holding tedesca ha annunciato conti in rosso nel terzo trimestre, con una perdita operativa da 5,86 miliardi di euro a settembre; oggi invece la casa dei quattro anelli evita il segno meno per un soffio, ma presenta utili giù dell’87% rispetto al terzo trimestre dell’anno scorso. Siamo a quota 95 milioni di euro dopo le imposte, contro i 718 milioni dello stesso periodo del 2025.

Nei nove mesi l’utile si è fermato a 1,22 miliardi, il fatturato a 42 miliardi: due indicatori in forte calo. Che indicano come Audi, alla quale fanno capo altri marchi premium come Lamborghini, Bentley e Ducati, stia scivolando nel vortice di una crisi che ha origine sempre lì: in Cina. Perché da un lato, le auto di Ingolstadt scontano le consegne crollate di un quarto (-24,5%) tra Pechino e dintorni, dall’altro devono fare i conti con l’invasione di vetture cinesi "low cost”. Secondo Audi, però, anche "i dazi doganali imposti dagli Stati Uniti e l'escalation in Medio Oriente" sono altri due epicentri del terremoto che sta scuotendo i conti.

Davanti a questi dati, l'azienda ha rivisto al ribasso le previsioni di fatturato per il 2026, portandole in un intervallo tra 55 e 59 miliardi, rispetto alla precedente stima di 58-63 miliardi. Il margine operativo lordo è ora previsto in un intervallo compreso fra il tre e il cinque per cento, mentre il flusso di cassa netto dovrebbe attestarsi tra i 2,5 e i 3,5 miliardi di euro.

L’amministratore delegato Gernot Döllner punta a “ridurre i costi e aumentare la qualità e la produttività". Quindi a investire “in nuovi prodotti e tecnologie” e a rafforzare “la presenza nei mercati in crescita”. È lo stesso manager finito nella bufera pochi giorni fa, quando durante la campagna elettorale del presidente Usa, Donald Trump, ha annunciato 4 miliardi di investimenti per uno stabilimento in Georgia. Proprio mentre il gruppo Volkswagen lavora a un piano di risanamento che taglia 120mila posti di lavoro entro il 2030, prevede di chiudere quattro fabbriche in Germania e congela gli stipendi.

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