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Bce, è corsa a due: Berlino non gioca la partita e punta sull’olandese Knot per il dopo Lagarde

L'Eurotower, sede della Bce a Francoforte 

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Macron invece preferisce lo sfidante spagnolo De Cos. La partita si intreccia con il risiko più ampio delle nomine Ue
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BERLINO – Christine Lagardelascerà a febbraio. La decisione arriva in un momento complicato per l’Europa. Ieri l’ex direttrice del Fmi ha precisato che le dimissioni anticipate «nascono dal mio desiderio di avere la possibilità di intervenire su questioni che esulano dalla politica monetaria. In sostanza, l’ex ministra delle Finanze di Nicolas Sarkozy non pensa di poter più garantire la sua “neutralità” nei mesi della campagna elettorale per le presidenziali francesi.

Ieri l’irritazione nelle cancellerie europee era palpabile: la tempesta perfetta della crisi di fiducia verso il debito francese e i contagi in tutto il continente si stanno intrecciando velenosamente con gli effetti dell’inflazione alta. Ci vorrebbe, insomma, un t…

BERLINO – Christine Lagardelascerà a febbraio. La decisione arriva in un momento complicato per l’Europa. Ieri l’ex direttrice del Fmi ha precisato che le dimissioni anticipate «nascono dal mio desiderio di avere la possibilità di intervenire su questioni che esulano dalla politica monetaria. In sostanza, l’ex ministra delle Finanze di Nicolas Sarkozy non pensa di poter più garantire la sua “neutralità” nei mesi della campagna elettorale per le presidenziali francesi.

Ieri l’irritazione nelle cancellerie europee era palpabile: la tempesta perfetta della crisi di fiducia verso il debito francese e i contagi in tutto il continente si stanno intrecciando velenosamente con gli effetti dell’inflazione alta. Ci vorrebbe, insomma, un timoniere solido a capo della Bce. E da oltre un anno si trascinavano invece le indiscrezioni sulla volontà di Lagarde di abbandonare la Bce. D’altra parte le sue dimissioni prima della scadenza naturale sono certamente collegate alla campagna elettorale francese. L’anno scorso erano circolate indiscrezioni su un possibile impegno politico dell’ex ministra delle Finanze in Francia, ma di recente ha preso piede l’ipotesi che vada a sostituire il fondatore Klaus Schwab come presidente del Forum economico mondiale di Davos.

Sul possibile successore di Lagarde si sono cristallizzati due nomi: gli ex governatori delle banche centrali olandese e spagnola, Klaas Knot e Pablo Hernandez de Cos. Entrambi hanno incontrato già il cancelliere Friedrich Merz, che ha rinunciato da tempo a quella poltrona. Per la Germania si pone da sempre il problema che pur essendo “l’azionista di maggioranza” della Bce, non ha mai espresso un presidente. Ma stavolta quell’incarico è precluso a Berlino - al di là delle tradizionali riserve dei Paesi mediterranei - perché a capo della Commissione Ue c’è Ursula von der Leyen: una tedesca. In primavera, peraltro, le attuali cariche Ue in scadenza - la presidenza del Parlamento e quella del Consiglio - dovrebbero essere riaffidate a Roberta Metsola e Antonio Costa. Ma in Bce, Berlino sta puntando a conquistare la poltrona del capoeconomista o quella di consigliere con la delega sui mercati.

A breve lasceranno l’attuale capoeconomista Philip Lane e la tedesca Isabel Schnabel, che ha la delega sulle operazioni di mercato. E dalla Germania trapela una rosa di nomi che spazia dall’ex ministro delle Finanze, Joerg Kukies, all’economista di Princeton Markus Brunnermeier, fino alla sua collega di Stanford Ulrike Malmendier. Ma circola anche l’ipotesi che possa arrivare l’attuale capoeconomista del Fmi, Tobias Andrian. O qualcuno dalla Bundesbank come Sabine Mauderer. Peraltro con l’uscita di scena di Lagarde e Schnabel è chiaro che torna anche a galla il nodo del “muro di cravatte”, l’esigenza di scongiurare un board di soli uomini.

La Francia si presenta ai nastri di partenza con due nomi autorevoli per il board: la favorita è l’ex vice governatrice della Banque de France Agnès Bénassy-Quére, ma circola anche il nome di Laurence Boone, ex capoeconomista dell’Ocse. Da Parigi rimbalza inoltre una preferenza di Macron per una presidenza affidata allo spagnolo De Cos piuttosto che all’ex falco tramutato di recente in “pragmatico” Knot. Ma i nordici, Germania in testa, stanno puntando la loro fiche migliore sull’olandese.

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