Il ritorno di Christine a Parigi sarà politico, l’obiettivo è disinnescare Le Pen e Mélenchon
dalla nostra corrispondente Anais GinoriChristine Lagarde, presidente della Bce
PARIGI – Christine Lagarde torna a Parigi. Non per candidarsi all’Eliseo, almeno per ora, ma per pesare nella campagna presidenziale che si annuncia come una delle più decisive per il futuro della Francia e dell’Europa. La decisione di dimettersi da presidente della Banca centrale europea risponde a un doppio obiettivo politico. Intanto permettere a Emmanuel Macron di partecipare alla scelta del prossimo presidente della Bce, senza rischiare di lasciare questa nomina strategica a un eventuale presidente del Rassemblement National. Ma anche, come ha spiegato la stessa Lagarde, riprendersi la «libertà di parola» e uscire dal «dovere di neutralità». La presidente uscente della Bce non ha citato direttamente Le Pen o Jean-Luc Mélenchon, ma ha lasciato intendere di essere preoccupata per l’evoluzione del dibattito pubblico, in Francia come nel resto del mondo.
PARIGI – Christine Lagarde torna a Parigi. Non per candidarsi all’Eliseo, almeno per ora, ma per pesare nella campagna presidenziale che si annuncia come una delle più decisive per il futuro della Francia e dell’Europa. La decisione di dimettersi da presidente della Banca centrale europea risponde a un doppio obiettivo politico. Intanto permettere a Emmanuel Macron di partecipare alla scelta del prossimo presidente della Bce, senza rischiare di lasciare questa nomina strategica a un eventuale presidente del Rassemblement National. Ma anche, come ha spiegato la stessa Lagarde, riprendersi la «libertà di parola» e uscire dal «dovere di neutralità». La presidente uscente della Bce non ha citato direttamente Le Pen o Jean-Luc Mélenchon, ma ha lasciato intendere di essere preoccupata per l’evoluzione del dibattito pubblico, in Francia come nel resto del mondo.
La presidente uscente della Bce potrebbe mettere il proprio prestigio internazionale al servizio della difesa dell’integrazione europea. È stata ministra dell’Economia sotto Nicolas Sarkozy, prima di assumere la direzione del Fondo monetario internazionale nel 2011 e poi la presidenza della Bce nel 2019, diventando la prima donna a guidare entrambe le istituzioni. Ha conquistato una statura internazionale rara tra le personalità politiche francesi. La sua voce potrebbe diventare un punto di riferimento per un campo moderato nel quale si moltiplicano i candidati e che, a pochi mesi dal voto, fatica ancora a trovare una figura capace di contrastare l’avanzata dell’estrema destra.
Il suo ritorno sulla scena politica francese era già cominciato a settembre, quando Lagarde è stata l’ospite d’onore del tradizionale raduno del dirigente centrista Hervé Morin, presidente della Regione Normandia ed ex ministro della Difesa sotto Nicolas Sarkozy. Tra assaggi di ostriche e calvados, la presidente della Bce è stata accolta dagli applausi di militanti della destra moderata. Lagarde, cresciuta in Normandia, ha evitato di pronunciarsi sui candidati all’Eliseo, ma ha tenuto un discorso appassionato in difesa dell’integrazione europea. Ora potrebbe moltiplicare le apparizioni pubbliche probabilmente a sostegno della campagna dell’ex premier Édouard Philippe, uno dei principali pretendenti alla successione di Macron. Nessun appuntamento è stato finora confermato.
La presidente della Bce ha già avuto un primo scontro a distanza con Mélenchon, criticando la proposta di cancellare la quota del debito pubblico francese detenuta dalla Banque de France. Una soluzione che permetterebbe, nelle intenzioni del candidato, di liberare risorse per la spesa sociale. Lagarde l’ha definita «finanziariamente pericolosa». La crisi politica e le rivolte sociali hanno già aggravato la sfiducia dei mercati con lo spread tra i titoli di Stato francesi e quelli tedeschi a dieci anni è schizzato fino a sfiorare i 175 punti base, ai livelli più alti dalla crisi del debito sovrano europeo.